logo-CVTO-768x768okPrologo: alla nostra richiesta di appuntamento per incontrare la quarta squadra della Croce Verde Torino – sezione di Borgaro-Caselle, il suo responsabile – Lucio – allegramente ci dice: “Non venire solo domani perché abbiamo da effettuare un’assistenza ad una gara sportiva e siamo un po’ decimati. Ci tengo che la squadra, per quanto possibile, sia al completo.”

Benissimo, affare fatto. Ci vedremo tra qualche giorno, anzi tra nove, tanto sono distanziati i turni di servizio fra le squadre, con la speranza di trovarvi tutti. Questa affermazione già la dice lunga circa i molteplici impegni di questa squadra. Il gran giorno: Lucio, da buon responsabile è il primo ad arrivare e ci accoglie sulla porta della Cascina Nuova di Borgaro, sede della locale Sezione, dove è sempre bello entrare per quell’aria che si respira vedendo, in quell’interno, un mondo sociale che fuori trovi con maggiore difficoltà… Sono da poco passate le venti e la squadra è già formata, anzi sono ancora presenti Andrea e Maria, due giovani dipendenti dell’ente che avevano preso servizio dodici ore prima e, stanchi, salutavano gli amici militi volontari che si erano presentati puntuali alle 20, per offrire loro la possibilità di un meritato riposo.

A Lucio, prima che i fasci solari lascino più spazio alla luna che già disegna la sua gobba nel cielo terso di un bel giorno settembrino, proponiamo una fotografia della squadra al completo, anzi con l’aggiunta di altri due militi non della quarta, che si erano resi disponibili a collaborare con la squadra titolare. Li ritraiamo sorridenti vicino alle tre ambulanze, tutte pronte per essere usate. Dunque, Lucio è il nostro responsabile di squadra, 67 anni portati da giovanotto, e si capisce il perché. Lucio è un ex bersagliere: a lui la bicicletta e il cappello piumato li hanno dati in dotazione a venti anni e ancora oggi… pedala! Abbiamo poi Cinzia, 54 anni e consulente di viaggio, una di quelle attività in proprio che rendono efficace il servizio che si svolge e di grande soddisfazione personale.

Anita invece è di professione commessa, ha 50 anni e ci parla del suo lavoro da entusiasta e – per la quarta squadra – è da considerarsi una new-entry.

Francesca, 31 anni, medico specialista in neuropsicologia, è da poco mamma di un infante di otto mesi. E’ con noi in abiti borghesi. La sua presenza, quale mamma, è ben più importante in famiglia che non in servizio, tuttavia non voleva mancare al nostro appuntamento.

Arianna, la più giovane del nido, ha 24 anni, studentessa in scienze infermieristiche presso l’Istituto Cottolengo di Torino. Quasi pronta a discutere la tesi e subito dopo a svolgere la professione.

Avtar, invece ci scrive di suo pugno il proprio nome e cognome e la professione: già, lui è indiano e le caratteristiche somatiche lo inquadrano perfettamente in quella parte del pianeta. Da diciassette anni è in Italia, lavora come carto-tecnico in una azienda di Borgaro ed è felicissimo di essere qui con noi, anche se tiene a precisare che lui si sente indiano e non ha mai pensato di richiedere la nazionalità italiana, pur avendone pieno diritto.

Questo è proprio il caso più eclatante di cosa sia la Croce Verde: un insieme di uomini e donne di, età, ceto sociale, nazionalità e professione più disparate fra loro, ma accomunati dalla stessa missione, quella di mettersi a disposizione della società civile. Eccoli qui i nostri militi: la quarta squadra. Un perfetto agglomerato ed un meraviglioso esempio di integrazione. Sui loro volti solo il sorriso, una meraviglia.

Il tempo trascorre veloce, lo spazio delle nostre domande e risposte è variegato al massimo, insomma questa squadra non ci stanca di stupire, anche se lo fa con la umiltà propria di chi offre in silenzio.

Tanto in silenzio che, quasi non venivamo a conoscenza che proprio Avtar, il nostro amico indiano, è stato protagonista, suo malgrado, della notte tragica di Piazza San Carlo. Lui, con poche parole, ci racconta che era fra il pubblico quando si creò l’inferno su quella piazza e senza perdere la calma – prima qualità di un milite – visto che era già partito l’allarme verso le forze titolate a gestire l’emergenza – fra cui pesantemente interessata proprio la Croce Verde -, ha reso la sua opera contribuendo a praticare fasciature su ferite da taglio, e poiché mancavano bende e cerotti, pensò bene di ricavare le stesse proprio utilizzando le strisce bianco-nere della bandiera della sua squadra del cuore che portava al collo.

I suoi racconti proseguono su tutto quello che ha visto quella sera, e noi, ancora una volta, possiamo affermare orgogliosamente: incontriamoci mai… ci siamo sempre.

Quando riprende la parola Lucio è già passato parecchio tempo, e per fortuna non siamo stati interrotti da una richiesta di servizio, così riesce ancora a ricordarci che sarebbe bene parlare in seguito di “cosa fa la Sezione di Borgaro nel suo insieme” e ben volentieri lo accontenteremo al termine di questo nostro viaggio fra le squadre.

Ma potevamo chiudere questo articolo senza ricordare un milite fondatore della sezione e appartenente proprio alla quarta?
Già il “Casellese dell’anno 2016”, Carlo Barba.

Indiscusso leader della squadra e della Sezione, assente per un periodo di riposo, ma attesissimo e sempre richiesto in squadra.

Il coro unanime degli amici gli fa pervenire l’eco del rimpianto e della stima che tutti nutrono per lui: Carlo Barba, con la sua dose di simpatia, manca a tutti. Dobbiamo chiudere, anche se avremmo ancora tanti altri fatterelli da raccontare, magari li metteremo insieme quando riepilogheremo tutta la Sezione.

Per ora, amici lettori gustatevi questi passaggi di uomini e donne che ci sono sempre vicini, anche se noi, troppo spesso ce lo dimentichiamo. “Ci farebbe piacere avere qualche nuovo iscritto…”. Già, proprio questo Lucio ci aveva confidato all’inizio. E allora, forza ragazzi, provate ad andare a chiedere informazioni in sezione a Cascina Nuova: già sappiamo che dopo difficilmente saprete dire di no.

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