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lunedì, Giugno 17, 2024

    Intervista a Vincenzo Sciortino, presidente ANPAS

    Non esiste una vera emergenza

    Alcuni lettori del nostro giornale hanno avanzato perplessità e ci hanno formulato richieste di precisazione, non senza un pizzico di timore, riferite ad una notizia diffusa dalla stampa nazionale, che titolava “Noi medici in fuga dalle ambulanze torinesi: da 120 siamo rimasti 48”.
    Abbiamo pensato che la persona che avrebbe potuto fornirci ragguagli circa il quadro piuttosto grigio disegnato dagli anonimi interlocutori della giornalista del Corriere della Sera potesse essere Vincenzo Sciortino, presidente del comitato regionale ANPAS Piemonte e vice presidente della Croce Verde Torino.

    Prima di procedere con le domande nel merito, e per meglio far comprendere l’importante servizio di soccorso urgente che viene svolto sul territorio metropolitano torinese, occorre spiegare ai lettori che Azienda Zero è l’azienda che gestisce per conto della Regione il servizio 118 di emergenza-urgenza pre-ospedaliera.
    La gestione dunque delle emergenze è affidata all’ANPAS-Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze, alla Croce Rossa Italiana, alla Confederazione Nazionale delle Misericordie e ad altri enti minori, ognuno dislocato nel proprio territorio di vocazione.

    – Presidente Sciortino, anche lei avrà letto sul “Corriere della Sera”: “Più che dimezzato il numero dei mezzi medicalizzati in strada – Azienda Zero -governa con il budget di Città Salute”.
    Noi sappiamo che lei ha la governance di una cospicua parte del Terzo Settore, sia come Anpas sia come Croce Verde Torino.
    Quanti sono i volontari presenti fra Croce Verde Torino e Anpas sul territorio e quanti sono impegnati nei servizi di soccorso? –
    “L’Anpas (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) Comitato Regionale Piemonte ODV rappresenta oggi 81 associazioni di volontariato con 15 sezioni distaccate, 10.677 volontari (di cui 4.263 donne), 5.502 soci, 701 dipendenti, di cui 82 amministrativi che, con 462 autoambulanze, 249 automezzi per il trasporto disabili, 267 automezzi per il trasporto persone e di protezione civile e 2 imbarcazioni, svolgono annualmente 587.874 servizi con una percorrenza complessiva di 19.714.238 chilometri. Complessivamente il volontariato ANPAS incontra ogni anno il 10% dei cittadini piemontesi, offrendo loro primo soccorso e assistenza nei trasporti inter ospedalieri, nelle dimissioni e negli accompagnamenti per le visite specialistiche. Poco meno di un terzo dei trasporti sono effettuati in regime di emergenza, ossia per il sistema 118. Se sommiamo i nostri numeri a quelli delle altre reti, risulta evidente come le organizzazioni di volontariato costituiscano l’asse portante per l’erogazione dei servizi essenziali citati.”
    – Il Corriere, sottolinea anche la crescente carenza di personale volontario. Lei che si definisce “volontario fra i volontari”, può confermare questa valutazione? –
    “Il volontariato vive una crisi strutturale, in tutte le sue declinazioni. I dati ISTAT evidenziano come dal 2015 ad oggi ci siano in Italia circa un milione di volontari in meno. Anche il volontariato sanitario vive questo fenomeno le cui cause sono da attribuire anche al generalizzato invecchiamento della popolazione e non solo ad una crisi di natura vocazionale. Questo è particolarmente evidente per le comunità montane e nelle aree disagiate.
    Esistono tuttavia timidi ma significativi segnali di ripresa. Nel 2023 il volontariato sanitario ANPAS Piemonte è cresciuto di 377 unità passando dai 10310 ai 10687 volontari.
    È doveroso tuttavia fare una importante precisazione. Le carenze del volontariato, così come descritte nell’articolo da voi citato, non hanno mai procurato un disservizio a carico della comunità. L’operatività dei mezzi di soccorso, siano essi di base o di soccorso avanzato, è stata sempre garantita e non sussistono oggi elementi che facciano presupporre un futuro disimpegno in tal senso. Quanto appena sottolineato è sostenuto anche dal recente rinnovo dell’accordo quadro, che regola i rapporti convenzionali tra Azienda Zero e le organizzazioni di volontariato. Esso introduce elementi economici innovativi e di supporto per le associazioni operanti in territori in cui il volontariato è in situazione di carenza.”
    – Cosa può mettere in campo Anpas per cercare di rimediare a queste carenze? –
    “Il nuovo volontario tende ad una de-strutturazione dell’impegno e guarda a nuove modalità, come per esempio il coinvolgimento in reti di cittadini non formalizzate, ma comunque effettive sul piano delle attività verso il territorio e rilevanti sul piano della soddisfazione soggettiva.
    Una prova di quanto espresso è rappresentata dai tanti giovani che lo scorso anno si sono attivati spontaneamente intervenendo nelle zone alluvionate dell’Emilia-Romagna. Quanto accaduto racconta di un fenomeno dovuto alla ricerca di esperienze di senso e di appartenenza di cui i giovani avvertono quotidianamente la mancanza. Se vera, è proprio su questa leva su cui occorre lavorare per comunicare alle nuove generazioni i valori e lo spirito del volontariato organizzato.
    È necessario offrire loro spazi e cornici in cui approfondire le loro esperienze, costruire la propria formazione testando nuove modalità di reclutamento e partecipazione alla vita associativa.
    Serve ripensare e aggiornare gli strumenti attraverso cui comunichiamo i valori del volontariato, occorre ripartire dalla scuola, in quanto luogo privilegiato all’interno della quale sperimentare le
    prime esperienze di cittadinanza attiva.
    Gran parte della comunicazione quotidiana, soprattutto giovanile, passa ormai attraverso l’uso dei diversi strumenti che il web 2.0 ore: post pubblici, foto, commenti, emoticon, chat private e
    condivise. È inevitabile quindi che i messaggi a cui ci riferiamo quando parliamo di volontariato debbano essere oggi riconsiderati in funzione del nuovo contesto.
    Un’altra risposta alla crisi del volontariato potrebbe essere quella di incoraggiare le iniziative di volontariato d’impresa. Si tratta di attività senza scopo di lucro svolte per il bene comune a scopo civico, solidale o di utilità sociale da parte delle imprese per favorire, sostenere, organizzare e finanziare la partecipazione attiva e specifica dei lavoratori alla vita della comunità locale, sostenendo progetti sociali delle organizzazioni non profit. Il volontariato d’impresa è un’attività di crescente interesse per le imprese italiane ed è sempre più accolta e incentivata in termini di partecipazione attiva e concreta alla creazione di valore sociale comune. Le aziende che hanno attivamente implementato questa pratica evidenziano innegabili effetti positivi all’interno della propria organizzazione, misurabili sull’armonia dei valori tra l’azienda e i suoi dipendenti, il senso di appartenenza e la cresciuta soddisfazione personale dei dipendenti.”
    – In definitiva, Presidente Sciortino, lei può tranquillizzare l’opinione pubblica rispetto al grido di allarme lanciato?-
    -”L’allarme è riferito alla carenza del personale sanitario che opera sulle ambulanze e poi in subordine alle difficoltà del volontariato, che condizionerebbe l’operatività dei mezzi di soccorso.   L’Ing. Adriano Leli, direttore generale di Azienda Zero, ha avuto modo di replicare in un articolo successivo a quello che lei cita, argomentando come la carenza strutturale dei medici abbia condizionato solo marginalmente la presenza effettiva sui mezzi di soccorso e per nulla lo standard qualitativo offerto. Il sistema medesimo è in fase di riorganizzazione al fine di garantire livelli di intervento e assistenziali sempre migliori.
    Per quanto mi compete, aggiungo che il volontariato continuerà a fare la sua parte, promuovendo attraverso il suo operato i valori che lo caratterizzano.”

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    Mauro Giordano
    Mauro Giordano
    Sono nato a Torino il 23 settembre 1947, dove ho studiato e lavorato in tre aziende del settore servizi fino a tutto il 2005, quando, raggiunta l’età pensionabile ho potuto lasciare tutti i miei incarichi. Risiedo a Caselle dal 1970, anno in cui mi sposai trasferendomi da Torino nella nostra città. Fin dal 1970 ebbi l’onore di conoscere ed apprezzare il fondatore del mensile Cose Nostre, il dottor Silvio Passera, il quale fin dal primo numero mi propose di scrivere notizie relative alla Croce Verde, ente di cui facevo parte come milite a Torino e poi come milite della Sezione di Borgaro, poi divenuta Sezione di Borgaro-Caselle essendo stato il fondatore del sodalizio nel 1975. Una più corposa collaborazione con il giornale è avvenuta negli ultimi tempi e sotto la direzione di Elis Calegari, anche per effetto del maggiore tempo disponibile. Attualmente collaboro - con piacere e simpatia -anche alla stesura di notizie generali, ma sempre con matrice sociale. I miei hobby sono sempre stati permeati da una grande curiosità di tutto ciò che mi circonda: persone, fatti, lavoro, natura, buon umore e solidarietà. Ho avuto modo di conoscere tutta l’Italia, ed è questo il motivo che ora desidero dedicare tempo a “Cose Nostre”.

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