A Torino ed a Moncalieri verranno rispettivamente presentati un volume intitolato “I Presepi di Natalia” -Daniela Piazza Editore- ed una mostra dedicata ai “Presepi dal mondo” (terza edizione).

Il tema del Presepio dominato dalla presenza degli angeli nel cielo affonda le proprie radici in tempi lontani. Nel mondo dell’arte si susseguono gli autori che, in pittura ed in scultura, s’ispirarono ai quattro momenti fondamentali dell’Annunciazione, del viaggio verso Betlemme, della Natività e dell’arrivo dei Re guidati da una stella. In occasione delle Feste natalizie proponiamo ai lettori almeno un’immagine per ciascun evento.

L’Annunciazione che maggiormente ci colpisce è quella di Simone Martini (1284–1344), senese la cui presenza ad Avignone contribuì alla nascita del Gotico internazionale. La scena, pervasa dalla magniloquente, dorata luminosità dello sfondo, si svolge nell’attimo in cui l’arcangelo Gabriele si presenta improvvisamente a Maria. Le ali dell’angelo rimangono spiegate e le vesti ancora si muovono nell’aria, mentre dal volto della Vergine, ritratta nella dimensione interiore umana, traspaiono lo sconcerto dinanzi all’inaspettato avvenimento e la ritrosia, espressa sia dalla torsione del busto sia dal gesto di non svelarsi. La solidità della figura femminile contrasta con l’immagine eterea del messaggero celeste; la doppia natura -ultraterrena ed umana- della Madre di Dio è testimoniata invece dai colori rosso della veste e blu del mantello; la presenza del libro sacro tenuto socchiuso nella mano sinistra testimonia altresì l’apertura della donna nei confronti del volere divino.

I simboli dell’ulivo, dei gigli e della colomba circondata da cherubini arricchiscono il dipinto di significati, mentre parole in forma scritta fuoriescono dalla bocca dell’angelo.

Il “Viaggio a Betlemme” ritroviamo a Castelseprio -paese della provincia di Varese-, nella chiesa di Santa Maria foris portas (V-IX sec.), uno dei pochi esempi conservati di architettura longobarda; nell’abside orientale, il ciclo di affreschi a due ordini (VI-X sec.), ispirato ai Vangeli apocrifi, rappresenta scene tratte dall’infanzia di Gesù, in base ad una concezione prettamente cattolica anziché ariana. Peculiari risultano la presenza di elementi architettonici organizzati secondo uno schema prospettico, seppur intuitivo, -tipo di rappresentazione perduta nell’arte delle epoche successive fino all’età di Giotto- ed un naturalismo che si rivela tanto nei personaggi umani quanto negli animali oppure negli elementi vegetali.

La Natività che consideriamo più intima è invece quella dipinta dal pittore e scultore Gaudenzio Ferrari (1475 ca.-1546), uno dei primi artefici del Sacro Monte di Varallo, nella chiesa di Santa Maria delle Grazie; l’artista, leonardesco ma pure interprete delle influenze rinascimentali e fiamminghe, citato altresì dal Vasari, conferisce ai protagonisti una pacata teatralità espressa per mezzo di delicate cromie.

I Magi, tutti dal colore bianco della pelle fino al Medioevo, sono raffigurati –adoranti- nella celebre opera di Leonardo da Vinci (1452–1519). L’opera, incompiuta, presenta numerose analogie con l’Adorazione dei pastori firmata da Hugo van der Goes (1440 ca.–1482), pittore “primitivo fiammingo di seconda generazione”. Nell’opera dell’artista sono evidenti, oltre ad una raffinata tecnica pittorica, un forte realismo, la vivace emotività dei personaggi e la ricerca del particolare. In entrambi i dipinti si nota una comune organizzazione spaziale, incernierata sulle solenni figure di Maria e del Bambino, una scena affollata, l’utilizzo della prospettiva architettonica nonché la vista del paesaggio circostante in lontananza, teatro di eventi significativi. Van der Goes, secondo la tradizione della pittura nordica, rende altresì l’osservatore partecipe dell’evento storico che porterà a cantare “Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bonae voluntatis”.

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