Il santuario micaelico del monte Pirchiriano, ancora ricco di frammenti d’arte ma spiritualmente lontano dall’originario monastero sovranazionale e aristocratico degli anni terminali del X secolo..

Luca Patria


 

Così, l’attento studioso dell’arte in Val di Susa annota a proposito dell’abbazia della Sacra di San Michele, oggi simbolo del Piemonte.
Nella pubblicazione La route de l’Italie dalla quale abbiamo tratta la citazione, compare l’incisione su rame (1803), firmata la Louis Brion, Abbaye St. Michel: l’ampia valle fiancheggiata dai monti sui quali si disegnano quasi inaccessibili strade, un paio di villaggi dominati ciascuno dal campanile e, a sè, la rupe possente sulla quale sorge il complesso abbaziale che ancor oggi attira pittori e incisori.
Nella medesima pubblicazione è interessante vedere come il pontefice Pio VI (30 aprile 1799) raggiunga in portantina il Moncenisio percorrendo una ripida mulattiera con uomini, cavalli faticosamente impegnati nel lungo viaggio (Pietro Bonato, Passaggio del pontefice Pio VI per le vie alpestri del Moncenis, incisione su rame, 1804).

E’ in una delle sezioni della mostra su Giacomo Grosso, curata da Angelo Mistrangelo (2017-2018) che vediamo – del maestro di Cambiano – l’olio Scorcio della Sacra di San Michele: una tavola di appena 45 cm. raffigurante un borgo (lo storico albergo Giacosa?) e quindi l’imporsi della montagna dominata dall’abbazia.

Anche Giuseppe Falchetti nel 1885 dipinge la Sacra di San Michele, opera di recente pubblicata da Ferdinando Viglieno Cossalino: contro un cielo luminoso si staglia la mole scura dell’abbazia che evidenza il torrione della Bell’Alda, il tutto coronato da un maestoso albero.

Nel 2017 è stata organizzata presso il Museo della Montagna di Torino la 1ª retrospettiva dedicata a Federico Collino (1869-1942), pittore del quale sono state rinvenute oltre 150 opere dedicate alla piana d’Usseglio e ai monti che la delimitano; anche il Collino – unitamente a una veduta di Susa – dipinge La Sacra di San Michele (inedito) nell’ora in cui il sole illumina tutte le facciate isolandole contro un cielo azzurro.

Nella “Casa degli affreschi” di Novalesa – in una mostra postuma – è esposta invece l’opera datata 1997 La Sacra di notte di Germana Albertone; sotto un cielo stellato, un fascio di luce investe il monumento, il sentiero d’accesso, abbandonando alla notte l’altra parte del monte Pirchiriano, per cui lo spettatore ha l’impressione che all’improvviso la luce si spenga e il paesaggio intero incupisca prima dell’alba.

D. GAVETTI, San Michele, 2016

Società Promotrice delle Belle Arti 2017: Davide Gavetti vi espone l’opera San Michele.
Si tratta di un olio su tela interessante poiché, alla realtà del monte innevato dominato dall’abbazia, fa riscontro un fitto bosco ancora autunnale e un felice susseguirsi di scorci medievali circondati da mura.
Torri e campanili, absidi di chiese, la porta d’ingresso a una calviniana città, loggiati, arcatelle e finestre ogivali, popolano l’intera composizione urbana che si conclude nella scalinata – percorsa forse da monaci – che conduce verso il bosco.
In primo piano, gli alberi sono ormai fantasiosamente fioriti e altri monaci s’avviano verso l’ingresso aperto fra le mura. Nel cielo nero, il sole si disegna come per incanto.

Nei primi mesi del 2018 verrà edita una pubblicazione dedicata a mons. Italo Ruffino, canonico del Duomo di Torino: l’insigne studioso avrebbe volentieri visto queste immagini dedicate a un monumento che per lunghi anni Egli ha amato e protetto.

 

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