Alla fin fine, visto da vicino, “Spelacchio” non era poi così brutto come l’avevano raccontato. Anzi, di sera un certo decoro riusciva pure a trovarlo. D’accordo, proprio degno d’una capitale e una città come Roma il buon “Spelacchio” non poteva essere, ma insomma…
Orrendo però che una conifera di quella fatta possa essere costata così. E lo dico a ragione veduta, sapendo che il nostro albero di Natale, quello che ha fatto bella mostra di sé in Piazza Boschiassi, non solo è stato immensamente più bello e rigoglioso del collega romano ma, parola di sindaco, non è costato nemmeno un euro alle casse comunali casellesi. Già, una nostra concittadina l’ha donato alla città. Piazza Boschiassi non era sicuramente  fascinosa come il Rockefeller Center di New York ma molto di più dello spazio antistante l’Altare della Patria romano, col povero “Spelacchio” a far da parafulmine e far dimenticare per qualche giorno buche (ma quante sono?), monnezza e degrado vario capitolino.

A proposito di degrado, se da un lato dobbiamo rimpiangere che per più d’un motivo non c’è stata l’annunciata pista di pattinaggio al Palatenda, un Palatenda mai così desolato e disadorno, dall’altro dobbiamo essere felici perché con ogni probabilità una parola definitiva dovrebbe essere stata scritta a proposito del futuro della vecchia stazione. Come potrete leggere qui accanto e poi all’interno del nostro giornale, finalmente la situazione s’è sbloccata: finalmente la Regione s’è fatta carico del problema e a breve – incrociamo le dita – la nostra Amministrazione potrebbe e dovrebbe avere tutte le carte in regola per poter mettere mano all’annoso problema e porre fine a una autentica vergogna.

Speriamo anche trovi una pacificazione cittadina la questione legata a “ la cosa” che sta per nascere sulle famose Aree ATA.
Perché “la cosa” e non più propriamente COM, Caselle Open Mall? Semplicemente perché per un ampio, esteso difetto di informazione – del quale “Cose Nostre” non si sente parte, visto con quale dovizia da tempo sta cercando di informare i lettori… – molta della nostra cittadinanza continua ad avere poche idee e confuse su quello che succederà oltre la Montrucca e vicino all’aeroporto.

Molti non hanno ancora capito né la portata, né le caratteristiche di ciò che si andrà a realizzare.
Qualcuno si ostina a chiamarlo “centro commerciale”, altri lo definiscono in modo ibrido, altri pensano sia ancora possibile un referendum per avversarlo.
La realtà è diversa, più composita e ben più complessa, e il problema non è come in Valsusa “Tav sì o Tav no”; oppure, se “Cose Nostre” remi a favore o contro: col deposito delle fideiussioni, con l’accordo con National Geographic la macchina è ben più che lanciata.

Noi abbiamo il dovere di essere testimoni e non protagonisti di ciò che accade e accadrà.  Continueremo a raccontare non come “lo scrutatore non votante” della canzone di Samuele Bersani, quindi asetticamente presenti, ma neppure con piglio giacobino.
Abbiamo il compito di colmare una profonda lacuna d’informazione, per chiarire ai Casellesi come, a meno di rivoluzioni epocali, “la cosa” prenderà vita e che dichiararsi solo o favorevoli o contrari è un po’ come guardare il dito e non la luna.
Se continueremo a perdere tempo e a non ipotizzare e progettare un futuro per la nostra vecchia Caselle, allora sì che saranno cavoli amari.

E, personalmente – ma credo sia così per la più parte di noi –  per una cosa mi schiero in modo aperto: sono assolutamente contrario alla morte delle nostre “quattro case”.

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