L’ultima ricerca di Miro Gianola abbraccia l’espressione più intima del pittore; Miro iniziò a dipingere all’età di 12 anni, compiendo quindi una lunga serie di progetti e sperimentazioni durante la quasi ottantennale vita, ancora oggi intensamente dedicata all’arte (“Ho bisogno della pittura […] La pittura è per me motivo di vita”).
Le ultime opere sono state recentemente presentate nella mostra “Battaglie”, a cura di Giuseppe Bertero, ospitata a Palazzo Botton di Castellamonte, edificio di cui, in seguito alla 57° Mostra della ceramica, il piano inferiore è destinato alle mostre temporanee, mentre il piano nobile è riservato al Museo permanente.
Il catalogo dell’esposizione, con testi di Salvatore La Vecchia e presentazione del Sindaco Pasquale Mazza e del Consigliere comunale Claudio Bethaz, è stato realizzato da Gabriele Amore. Il giovane Miro osserva il padre scultore ed in seguito, sin dagli anni Sessanta, esegue opere con la ceramica, guidato dal maestro Adolfo Merlone ed ispirato dalle creazioni di Arturo Martini e di Marino Marini, pur non dimentico della tradizione di Angelo Barengo.

Battaglia sui monti – olio su tela 2016

Grazie all’originalità delle forme modellate gli viene assegnato, a Londra, il premio “Henry Moore”. I “cavalli” realizzati in quel periodo vengono oggi rievocati da quelli esposti a Palazzo Botton: i corpi si distorcono, si allungano verso terra oppure si elevano contro il cielo e sembrano gridare la sofferenza per la condanna a vivere proni. L’indifferenza agli eventi del mondo viene rigettata da Miro, per natura incline alla difesa della dignità umana e del diritto alla libertà, mentre la “reazione” agli ostacoli della vita s’incarna nella pittura.
Durante il percorso artistico, Gianola è allievo di Chichi Macciotta e di Menzio ma attraversa altresì il naturalismo, sconfina nel surrealismo, richiama l’espressionismo e tuttavia mantiene lo sguardo sui classici, quali Mantegna oppure Caravaggio.
Nei dipinti compaiono per molto tempo i tenui colori dei paesaggi canavesani, ma d’improvviso la coscienza necessita di superarsi e, mentre si palesa l’idea di dipingere le battaglie, si evolvono cromie intense, stese per mezzo di pennellate impetuose.
Dallo sguardo mite e dai modi affabili, Miro possiede il cuore del combattente: ripropone quindi spesso in chiave moderna i drammi che costellano la storia, rievocati quotidianamente dai media. Fortemente radicato alla sua terra, l’autore disegna “en plein air” per illustrare il territorio canavesano, comunicando successivamente nelle tele le emozioni percepite.

Difesa della Torre Cives – olio su tela 2016

Dalle battaglie interiori emergono invece le manifestazioni cromatiche più vivaci, generatrici di fenditure luminose nei cieli, di colature, di sbuffi ruggenti e nuvole irruente. Le opere seguono un’impostazione figurativa, pur tradotta in chiave prettamente coloristica, ed i concetti si concretizzano in realtà storiche locali, quali il “Turchinaggio”, indagate attraverso un’indagine storica approfondita. Il tema delle “battaglie” costituisce un approdo conseguente alla libertà di scelta ed alla capacità tecnica raggiunte con l’esperienza; ai soggetti rappresentati è conferita altresì un’interpretazione passionale.
La rappresentazione dei territori del Canavese ove si svolsero sanguinosi accadimenti del passato s’intreccia infine con il ricordo di luoghi non più esistenti, quali il primo castello di Arondello. Gianola, artista disallineato rispetto a qualsiasi pensiero di massa, distante da ogni fanatismo, dà vita alle proprie opere mentre valuta le conoscenze con spirito autonomo ed onestà intellettuale, ancorato ai propri valori morali ed all’umiltà raccomandata dalle parole, sempre presenti alla memoria, dell’indimenticabile “nonna Nina”.

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