Conoscere uno scrittore che si interessa agli alberi ci è sembrato un bel modo per cominciare un anno accademico in una Torino che sta soffocando tra polveri sottili e siccità, con i diesel frustati a sangue perché qualcuno deve pur pagare!

Tiziano Fratus aveva colpito la mia attenzione un anno fa quando mi era capitato di leggere questa frase:”Non ditemi quali monumenti ci sono vicino a casa vostra, ma quali alberi.” Davvero un approccio singolare! Qualche tempo dopo Tiziano Fratus era stato accompagnato nei Boschi Grandi di Casalborgone in pieno inverno, quasi in pellegrinaggio, alla Rò verda, esemplare di rovere che non perde le foglie d’inverno e rimane appunto …verde, conosciuto da tutti gli abitanti del paese come un qualcosa di strano e magico, un albero a me caro, toccato e ammirato tante volte nelle mie scarpinate nei boschi in cerca di funghi.

Dovevo assolutamente conoscere Fratus. E non era neppure troppo lontano.“Vivo nella campagna torinese, laddove si esaurisce la costanza della pianura e si snodano le radici delle montagne.” dice Tiziano Fratus che vi orchestra piccoli atti di dendrosofia, detti La procreazione del bosco, accompagnando gruppi di persone a conoscere gli alberi, la natura e a sperimentare la meditazione: l’estate scorsa aveva lanciato l’invito tramite le pagine f.b. “Venite sulla riva del lago di Avigliana e cammineremo tra gli alberi, meditando…Appuntamento alle ore 7”.

Troppo lontano da casa mia per arrivare a quell’ora, così ho meditato sotto il mio tiglio in fiore e Tiziano Fratus ha approvato la mia scelta, perché abbiamo pochi passi da fare per entrare in contatto con alberi che sono stati spesso testimoni della nostra storia e della storia dei nonni, del nostro territorio. Pensate ad alberi come gli olivastri di Luras (3000 anni), gli ulivi di S’Ortu Mannu in Sardegnav(fino a 900 anni), i ficus di Palermo, il larice di Pietraporzio (Piemonte) (650 anni) o al mio caro platano della Tesoriera, il nonno platano come lo chiamavano i miei figli, messo a dimora probabilmente a fine Settecento.

Di questi e moltissimi altri esemplari di ogni parte del mondo, dove viene invitato a osservare e mappare il patrimonio arboreo, Tiziano parla nei suoi libri. Credo valga la pena di ricordare che ne ha pubblicati oltre 40 a partire dal 2002 spaziando nell’ambito del teatro, della poesia, ( poesie tradotte in nove lingue) della prosa e della saggistica. Dal 2012 si occupa anche della rubrica “Il cercatore di alberi” sulle pagine del quotidiano «La Stampa».

Attualmente conduce una trasmissione su Radio Francigena: “Nova Silva Philosophica – La grandiosità della natura”, in ogni puntata introduce pagine di letteratura che armonizzano con il momento stagionale; ora ad esempio gli alberi, l’inverno, la neve con i libri nordici di Iperborea e “Il paese delle nevi” di Yasunari.

Possiamo ascoltare Radio Francigena dal sito www.radiofrancigena.com Quest’autunno aveva appena fatto il suo intervento a Torino spiritualità, quando l’ho invitato. E’ arrivato da noi all’Unitrè solenne e pacifico come uno di quei giganti silenziosi di cui ha scritto.

Cercatore d’alberi si definisce e il suo vero nome è diventato Homo radix: nuova identità in movimento che parte dal contatto con la natura. Ci ha presentato  Manuale del perfetto cercatore d’alberi (Feltrinelli), e I giganti silenziosi (Bompiani), dedicato agli alberi d’Italia classificati come monumento naturale per l’età, l’altezza, l’ampiezza della chioma, la circonferenza del tronco, ma mentre scrivo so che è in uscita “Il bosco è un mondo” dove ancora più pressante si fa l’invito a salvare quel patrimonio boschivo che a causa dell’incuria umana è in grave pericolo. E’ pacata la parola di Tiziano Fratus, arriva da quel luogo strano in cui abita: sotto la corteccia, dove corre la linfa che sospinge verso l’alto, con i ritmi giusti, quelli che anche noi possiamo recuperare.

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