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Il caffè espresso, ormai già da qualche decennio, è una tradizione pressoché tutta made in Italy ormai diffusa e radicata in moltissimi Paesi nel mondo.

La parola “caffè” deriva da “Kaffa”, nome di una regione a sud-ovest dell’Etiopia, dove la Coffea, la pianta del caffè appartenente alla famiglia botanica delle Rubiacee, cresceva in abbondanza a circa 1000m già nel 500 d.C.All’interno del genere Coffea si possono trovare oltre 100 specie differenti, anche se le più diffuse sono soltanto due ovvero l’arabica e la robusta.

Si tratta di una bevanda ottenuta dal processo di torrefazione e macinazione dei semi di caffè, prodotta attraverso la percolazione di acqua calda sotto pressione che passa attraverso uno strato di caffè macinato e pressato: è questa la definizione ufficiale di espresso, termine che identifica un metodo di estrazione del caffè ottenuto con l’ausilio di una macchina che eroga acqua a circa 9 bar di pressione.

Fin dai primi anni del Novecento, con l’urbanizzazione e l’industrializzazione in pieno svolgimento, un maggior numero di abitanti delle campagne si sono riversati nelle grandi città, che a loro volta si ingrandivano a vista d’occhio. Il caffè espresso cominciò a diffondersi in tutti gli strati sociali, soprattutto quelli operai e della piccola-media borghesia. Nacquero i primi Bar e andò via via dilagandosi il rito dell’espresso come momento di socializzazione, rilassamento, piacere e convivialità.

Proprio nel fine ‘800 e primi anni del ‘900 vengono prodotte le prime macchine per il caffè e, con esse, la produzione si diffonde sempre più. L’invenzione e il brevetto della prima macchina da caffè è attribuita all’industriale e imprenditore torinese Angelo Moriondo, in occasione dell’Expo di Torino nel 1884.

 

In Europa e nel mondo?
Va sottolineato che in Europa e nel resto del mondo la bevanda non si diffonde prima della seconda metà del Novecento: la macchina è stata progettata in un secolo che ha vissuto due guerre, quando le persone non avevano tempo, modo e spesso le forze per dedicarsi ai piaceri del caffè. Bisogna attendere il secondo dopoguerra affinché l’espresso superi i confini nazionali. Ma una volta andato oltre il territorio italiano, la crescita diventa inarrestabile.

A oggi, secondo i dati dell’ International Coffee Organization (ICO), i maggiori produttori mondiali sono Brasile, Vietnam, Colombia e Indonesia, esportato e lavorato in moltissimi Paesi del Mondo.

Tipologie di vendita: ce n’è per tutti i gusti!
Di colore nero, dal sapore forte e amaro, alla moka (caffettiera) o tramite cialde e capsule, tramite macchina professionale da Bar o alla macchinetta dell’ufficio, il caffè espresso è una tradizione ormai ben diffusa ed è parte integrante della cultura culinaria Italiana.Ha visto nascere, negli anni, numerose varianti per accontentare tutti i gusti ed esigenze.

Partendo dal caffè espresso, cosiddetto “normale”, si passa al ristretto, al lungo, al decaffeinato, al macchiato freddo o caldo, all’americano (espresso allungato con acqua), al corretto e allo shakerato.

Con la nascita delle macchinette a cialde o capsule, ormai diffusissime ma non sempre ben accette da chi, per tradizione, ha consumato quello preparato con la Moka, si sono diffuse tipologie di caffè espressi aromatizzati ad esempio a cioccolata o vaniglia, oppure con diversi livelli di intensità.

La Moka, piccolo elettrodomestico ormai diffuso pressoché in ogni abitazione, è stata una invenzione di A. Bialetti intorno al 1930. Esiste di dimensioni diverse in base alla quantità erogabile e, talvolta, può diventare oggetto di design e arredamento. Soltanto più tardi, dunque più recentemente, intorno al 1985-1990, compaiono sul mercato le prime macchinette a capsule o cialde, ad opera di 2 multinazionali oggi ampiamente affermate e leader in questo settore.

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Domande al mio Nutrizionista – Dott. Silvio Fiorio

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