L’uomo al centro dell’economia e quindi delle imprese. Papa Francesco lo ha scritto chiaro ai grandi della terra riuniti a Davos per il World Economic Forum. Quanto affermato dal Santo Padre è importante e va profondamente meditato.

In particolare, colpisce un passaggio della sua lettera: “L’intelligenza artificiale, la robotica e altre innovazioni tecnologiche devono essere impiegate per contribuire al servizio dell’umanità e per proteggere la nostra casa comune piuttosto che il contrario”.

Sante parole! Che tuttavia fanno a pugni con quanto siamo costretti a vedere ogni giorno. Ma che, nel contempo, trovano realizzazione sempre giornaliera in tante piccole e medie imprese.

Perché diciamocela tutta: è nelle PMI che la consapevolezza dell’importanza dell’uomo si fa più forte, sentita, presente e applicata. Noi piccoli imprenditori guardiamo ai nostri dipendenti come al primo patrimonio aziendale. Lavoriamo insieme a loro e loro con noi. Chi – piccolo e medio imprenditore -, pensasse ai propri collaboratori come numeri e null’altro, farebbe meglio a cambiare subito mestiere. Non è quello l’atteggiamento giusto per fare impresa correttamente.

Papa Francesco lo ha ricordato a tutti, grandi e piccoli della Terra.

Questo non vuol dire  dimenticare i vincoli di bilancio, le necessità tecniche, il progresso e le nuove tecnologie. Guardare al significato dell’uomo nella produzione, nell’economia e nelle nostre imprese non significa non guadare con grande attenzione anche ai nostri bilanci. Ma richiede, però, un’attenzione in più. Non ci sono scuse. I bilanci si devono chiudere bene. Ma altrettanto positivi devono essere i rapporti di collaborazione fra tutti quelli che lavorano.

Anche qui occorre essere cauti. Gli imprenditori non sono dei “buonisti”. Ci deve essere un confronto serio e leale, franco e costruttivo con i lavoratori e con le loro organizzazioni di rappresentanza. Onestà e rettitudine prima di tutto. Per tutti quelli che vivono e agiscono nelle imprese. Ma – come ho detto sopra -, grande attenzione al fatto che le imprese vere vivono e prosperano non per i robot che possono avere ma per gli uomini che li fanno funzionare.

Sempre parlando del ruolo che deve avere l’uomo all’interno dell’economia e delle imprese, occorre poi guardare con apprezzamento quanto contenuto ormai in maniera consolidata all’interno delle relazioni industriali: il welfare aziendale. E’ fondamentale la conoscenza delle nuove possibilità fornite dai contratti di lavoro. Non si tratta di fare l’elemosina a base di qualche contentino fatto di voucher oppure sconti per le palestre! Il principio che deve guidare questi interventi è ben altro e di fatto è lo stesso che sorregge la valorizzazione dell’uomo all’interno della produzione.

Insomma, l’azienda e l’impresa esistono per creare benessere e prosperità: per gli imprenditori e per tutti quelli che con loro lavorano. Dovrebbero anche saperlo i tanti politicanti che proprio in queste settimane si stanno preparando per presentarsi alle urne il prossimo 4 marzo. Imprese non come mucche da mungere, ma come centri di creazione di ricchezza per tutti.

Infine, vi faccio una confidenza.

Ho il timore di non essere 4.0.

Sento che tutti lo sono, e quando dico di non sapere se sono 4.0 mi sento guardato con compassione. Eppure, quando ho iniziato l’attività avevo solo un telaio rotto (che per me era 4.0), oggi ho 600 telai automatici, elettronici, computerizzati che fanno di tutto e ai quali manca solo la capacità di imprecare. Volete vedere che sono anch’io 4.0? E se non lo sono va bene ugualmente.

 

Filiberto Martinetto

Presidente CONFAPI Piemonte

 

 

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