“Se nonostante tutto io sono ottimista, è perché Cristo è risorto”. Ci vuole del fegato per fare propria questa convinzione, soprattutto con i tempi che corrono ad ogni livello: economico, sociale, morale. Eppure per il credente dovrebbe essere il vero motivo per celebrare e vivere la Pasqua, per fare gli auguri di Pasqua.

Non l’“ottimismo” di chi affronta in modo superficiale la vita e non vede i problemi che l’esperienza quotidiana ci mette davanti. Ma l’ottimismo che ha già radici nella nostra umanità (davanti ad una rosa il pessimista dice: “Peccato che questa rosa abbia le spine”; e l’ottimista: “Ringraziamo Dio che queste spine hanno una rosa”), e poi è supportato dalla fede nella Risurrezione di Gesù, nella sua presenza efficace nella nostra vita di tutti i giorni. Spesso la realtà non cambia: cambia il modo di vederla e di affrontarla. Lo spirito pasquale deve proprio sostenerci nel vincere il pessimismo che respiriamo ogni giorno e a cui, in diverse occasioni, contribuiamo anche noi. Un pessimismo che per certi aspetti può anche essere giustificabile, ma forse non condivisibile e che deve vederci tutti impegnati nell’ eliminarlo.

Rimbocchiamoci le maniche, ognuno secondo le proprie possibilità e capacità, secondo il ruolo che è chiamato ad occupare nella comunità: a livello sociale e politico, nella famiglia, nella Chiesa.

Stare a guardare e demandare non aiuta a risolvere i problemi, non ci aiuta a migliorare l’ambiente nel quale siamo chiamati a spendere la nostra vita. Nessuno deve sentirsi tagliato fuori da questo impegno.

E il credente sa che non è da solo ad affrontare questo impegno, non deve tirare da solo o con altri la carretta: sa che a fianco c’è Qualcuno che gli permette di superare anche i momenti più bui.

La luce di Cristo Risorto entri nei nostri cuori e nelle nostre coscienze, consigli le famiglie nelle loro scelte spesso sempre più difficili, illumini coloro che sono chiamati a guidare la nostra comunità, sostenga tutte le persone di buona volontà disposte ad impegnarsi per il bene comune.

Facciamo nostro l’appello che S. Giovanni Paolo II aveva lanciato nel 1980 dalla scalinata della Gran Madre a Torino: “Non abbiate paura: aprite, spalancate le porte a Cristo!”.

Con gli auguri di una Santa Pasqua.

Don Claudio

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