Cose Piemontesi“Fu la lotta continua, attiva, efficace; lotta dell’operosità e della costanza, contro innumerevoli difficoltà, che coi successivi reiterati trionfi segnava sull’orizzonte industriale una nuova vittoria. Dapprima lo Stabilimento ha modeste origini; a grado a grado i rapidi progressi, le conquiste ottenute nel campo dell’arte tessile, lo portano ad una sfera elevatissima, ed oggi la fama della ditta, la rinomanza dei prodotti, ovunque noti e segnatamente apprezzati, costituiscono oggi pel cav. Basilio Bona il più bell’elogio e la migliore delle ricompense pei lunghi anni d’indefesso lavoro.

La fondazione del Lanificio rimonta ai primordi del nostro secolo. Il comm. Giov. Paolo Laclaire ne fu l’iniziatore, e sotto di lui lo sviluppo fu grandissimo, poiché, concentrandovi tutte le sue cure ed i suoi studi alla migliore riuscita, ebbe a sorella dei suoi sforzi la fortuna.

Ad ottenere però più completo risultato intervennero l’intraprendenza e la sagacia del cav. Basilio Bona che già era nel 1872 direttore tecnico della fabbrica Maurizio Sella di Biella, e nel 1875 divenne comproprietario della casa Ambrosetti e Bona di  Sordevolo, fu chiamato nel 1879 dal comm. Laclaire ad assumere per conto proprio il Lanificio di Caselle, ove riesci ad infondervi una pratica organizzazione, sicché la produzione raggiunse in breve notevoli progressi, sia per qualità, come per importanza.

Lo attestano le medaglie d’oro conseguite a Milano nel 1881 e a Torino 1889. Inoltre, al concorso bandito dal ministero di agricoltura nel 1884 per gli stabilimenti industriali che avessero realizzato seri progressi nella loro industria, tanto sotto il punto di vista tecnico, quanto in rapporto agli effettuati ingrandimenti, la ditta Basilio Bona ottenne un’altra medaglia d’oro di I. classe.

Il 20 marzo 1889 uno spaventevole incendio ridusse in cenere le principali officine della filatura, tessitura, apparechio e deposito delle lane. In quella dolorosa circostanza intervennero, sollievo degli operai senza lavoro, la solidarietà pubblica ed il governo con un’oblazione di lire 4000, ciò che testimonia l’interesse pubblico per il distrutto stabilimento.

Compiutasi la liquidazione dei danni, il cavalier Bona raddoppiando l’energia, l’attività e la  generosa iniziativa, riedificò lo stabilimento su basi moderne e perfezionate, con quell’esperienza propria informata alle esigenze dell’industria.

Lanificio Bona 1904

Oggi la superficie occupata dai fabbricati e dipendenze é di circa 40.000 mq. Una forza motrice idraulica di 150 cavalli al massimo e di 80 al minimo é sussidiata, occorrendo, da un motore di 100 cavalli vapore, sistema Sulzer. Lo stabilimento possiede 150 telai e la produzione annua si può valutare a 250.000 metri di stoffa, in ragione di un quarto in panni militari per l’esercito e tre quarti in stoffe novità cardate e pettinate, per uomo e per signora, d’un valore approssimativo di due milioni di lire. Allo stabilimento è annessa una officina a gas per l’illuminazione dei locali. Gli operai impiegati nel lanificio sono 450: la più parte è rimunerata a cottimo: i capi operai sono pure interessati negli utili.

Il cav. Bona, inoltre, ha istituito per i suoi operai: le pensioni mensili a quelli divenuti inabili al lavoro per vecchiaia; l’assicurazione collettiva contro gl’infortuni del lavoro; il riparto, fra i pensionati, delle multe inflitte agli operai. Ma se tutto questo è sufficiente per tributare un encomio nel campo operaio-sociale al Bona, in quello industriale intellettuale vi ha di più.

Il cav. Basilio Bona venne premiato per aver introdotto per il primo nell’industria laniera italiana il sistema tema chilogrammetrico per la numerazione e titolazione dei filati; per aver studiato e adottato, in momenti difficili, prezzi di retribuzione a cottimo, razionali ed informati a criteri, tecnici in sostituzione a quelli generalmente praticati empiricamente; per la scoperta da lui fatta nel 1873, della legge sulle riduzioni e pesi dei tessuti, quesito dei più importanti della tessitura, fino allora insoluto, del quale si occuparono infruttuosamente parecchi cultori dell’arte tessile, quali Alcan, Cuno, Stommel, Karmasch, ecc.

Tale legge, fondata sulla similitudine dei tessuti, servì di base alla formazione di una tavola numerica e posteriormente ad una tavola grafica delle riduzioni e pesi del tessuti, ideata dallo stesso Bona nel 1876, la quale risolve qualsiasi quesito in merito colla massima facilità.

Oltre alle accennate onorificenze, il cav, Basilio Bona venne premiato con medaglia d’oro a Palermo nel 1892, Milano 1894 e ad Amsterdam nel 1895, ove fece parte dell’esposizione collettiva dell’industria laniera, organizzata dal museo commerciale di Torino e vi ottenne il diploma con croce d’onore.

All’esposizione nazionale di Torino l’istallazione del cavalier Bona, fu non solo una delle più splendide, costituenti le vera sintesi della estesa produzione laniera, ma ebbe largo tributo d’ammirazione dai visitatori e dai conoscitori del ramo, sia per la ricca collezione delle stoffe, come per la perfezione, freschezza ed armonia dei colori, per la bellezza ed eleganza dei disegni.

Lanificio Bona 1889 – foto Alinari

La disposizione dei tessuti, con gusto ripartita, dall’umile panno da operaio alla preziosa stoffa per signore, dal cheviot e pettinati, alle molteplici stoffe unite e di svariata fantasia per borghesi, in lana cardata, su su gradatamente sino alle coperte da campo, ad uso dell’esercito e della regia marina, nulla si é dimenticato onde riprodurre degnamente il gran frutto della continua opera del Lanificio.

Le stoffe per uniformi da ufficiali furono specialmente notate e l’Unione militare e che le faceva venire dall’estero, ha preso in considerazione i tipi di questo bravo industriale, a cui pure si dovrà probabilmente se anche in questo ramo ci emanciperemo dall’estero.

È il progresso, é la vittoria decisa dell’industria tessile che ha superato coraggiosamente tutte le difficoltà, grazie all’attività grande dei benemeriti suoi cultori.

La giuria poi assegnava al cav. Basilio Bona la medaglia d’oro, la massima onorificenza, e un’altra eguale otteneva al concorso ministeriale indetto fra gli espositori che avessero acquistato titoli di segnalate benemerenze nell’agricoltura, industria e commercio.

Dinanzi a codeste evidenti prove di progresso, che onorano il paese e con esso la produzione nazionale, l’additare i benemeriti cultori é doveroso non solo, ma necessario, per l’ammaestramento comune. E noi saremo lieti se in qualche modo vi avremo contribuito; e ci auguriamo per il benessere dell’Italia nostra e del commercio, una miracolosa moltiplicazione di tali industriali.”

Tratto da: Oreste Mosca, L’industria italiana alla Esposizione di Torino 1898, Milano 1898, pp. 246-249.

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