Completiamo la descrizione di Caselle fatta dal Bertolotti nel 1878, con questa seconda parte che tratta la storia del paese dal 1400 all’inizio del 1700.

Il Bertolotti si dilunga in particolare su due eventi: il primo sulle cartiere e il tipografo Fabbri, e il secondo sulla guerra franco-spagnola che ha visto a Caselle le vicende militari di Montluc.

Passeggiate nel Canavese, tomo VIII, Caselle – parte seconda

Nei conti del castellano Guglielmo Marchisio per gli anni 1401 al 1403 vedesi una licenza di costruire una fabbrica di carta a due ruote sui fini di Caselle detto Montenea.

Altra esisteva alla Fraschea, tenuta da Domenico Peroneico, altra da Pietro Rosso, altra da Guglielmo Perrotono e Bartolomeo Lauranici, altra da Maestro Gippo, altra da Antonio Paglieto. altra da Eugemaio ed altra da Antonio Pettito.

E sempre nei conti seguenti si vedono accennate le fabbriche di carta come in quelle del Castellano Antonieto di Bartolomei (1404-1428), dell’Ugonetto di Bartolomeo (1431-1432), del Gio. Vassallo (1432-1433), del Teobaldo di Avanchy (1433-1436) e del Gaspardo Draghi (1436-1445).   Ed un Giacomo Berra di Caselle nel 1441 stabiliva una cartiera a pie’ del Colle di Torino.

La popolazione però a cagione della peste risulta nel 1415 scemata alquanto contandosi soltanto 168 fuochi eguali a 840 famiglie; però Ciriè, che nel 1377 contava 2,165 anime, era sceso a 1005.

foto 1 – tipografia medievale

Erasi ravvivata una lite tra Caselle e Leynì per una roggia nel territorio di Caselle, derivata da due fonti dette del Prato dell’Olmo e nel 1447 venivasi a transazione.  L’atto era redatto nell’albergo della Croce Bianca di Giovanni Rossi.

I rappresentanti o sindaci di Caselle erano Biagio Marchisio, Pietro Rossi, Paganino Caccia, Antonio de Homine, Antoniello Dulegnato, Martino Foglia, Gio. Bolandi, Martino Gribaudo, Gioanni Cher, Giacomo Boati, Henzirate Gio., Guglielmo Lati, Michele Ganel, Pietro Majoleto, Bartolomeo Ceria.   Erano tutti credenzieri, ed i seguenti soltanto capi casa: Garrone, Pasta, Gauel, Costeri, Bassi, Mazolati, D. Aimonero, Cafas, Lanabot, Gribaudo; Castellano era ancora il Draconi.

In detto anno il governo sabaudo avendo domandato clienti alle terre per combattere i tuchini nell’Alto Canavese, Caselle ne fornì 37 e per undici giorni, mentre Chivasso ne forniva soltanto 2l.

Il comune otteneva a dì 14 marzo 1450 due fiere ed un mercato.

Antonio de Marchesi di Romagnano cancelliere di Savoia nel 1459 era nominato vice castellano di Caselle.

Per quanto riguarda alle chiese troviamo nel 1400 la chiesa di S. Giovanni retta da D. Biatra, che a sua volta lasciava poi nel 1410 il posto a D. Mazolati di Caselle.

Nel 1425 comparisce D. Cortella biellese, che morto nel 1453, ne pretese il titolo con le rendite parrocchiali un D. Guglielmo famigliare del Papa.   Pare che l’avesse poi D. Giovanni Marchisio nel 1465 la teneva ed avrebbe avuto a successore un D. Nicolao.   Nel 1498 l’avea un D. Giacomo Provana di Leynì, e risulta dalla presentazione che la famiglia sua era entrata partecipe nel patronato.

Dei rettori di Santa Maria trovo i seguenti: fra Arduino Becuto monaco di San Salutore successore nel 1408 a fra Giovanni Pamparato, canonico di Oulx; D. Frolle morto nel 1421, cui segue D. Cavagliato canonico di Torino, nel 1428 D. Arduino di Novara, nel 1439 D. Tomeno dei Marchesi di Romagnano; nel 1444 D. Mazucchi canonico di Torino; e poco dopo D. Rubeo canonico di Rivoli, nel 1456 D. Franceschino di Biella; nel 1470 D. Comitibus rassegnante e D. Marco di Scalenghe professore di canoni; nel 1499 D. Giovanni Amedeo.

In questo secolo dobbiamo registrare un importante fatto industriale.   Sappiamo come siasi inventata la stampa.   In Caselle, ove eranvi tante fabbriche di carta, naturalmente la comodità di esse chiamò dei tipografi.   Fin dal 1471 un Jacopo di Caselle pare che trasportasse la sua officina a Torino.   Sappiamo di certo Giovanni Fabri di Langres, che stampava in Caselle col dottore Pantaleone di Confienza l’opera Divi Hieronimi Vitae Sanctorum Patrum e nel 1477 Catonis distica de Moribus.

Il Fabri portavasi quindi in Torino ed in Saluzzo, lasciando traccie di sè con sue edizioni, ora rarissime.

L’Amati segna che anche il Jacopi Magni Sophologium sarebbe stato stampato in Caselle, e che il Fabri era unico stampatore in Caselle.

Seguiamo ora Caselle nel secolo XVI.

Il nobile Aresmino d’Arcour otteneva nel 1520 una conferma per un triennio nella carica di Castellano di Caselle, ma nel 1521 troviamo già nominato Cristofaro Caroccio e nell’anno dopo Pietro di Alingres signor di Condè.   Nel 1527 Pietro Balbis segretario ducale, confermato nel 1530; poi nel 1536 Pietro Racca.

Quantunque Caselle avesse avuto la concessione di non aver un feudatario ma dipendere direttamente dal duca Sabaudo, pure questi nel 1532 vendeva Caselle a Giovanni Freilino del Carretto dei Marchesi di Savona, che veniva messo in possesso addì 28 dicembre, nonostante le proteste del comune.

Le maggiori vicende del castello furono certamente in questo secolo.   Le fortificazioni di Caselle erano state disegnate da Francesco degli Orologi Vicentino.   Era il luogo stato occupato dai Francesi, che indarno nel 1537 tentò il Guasto di cacciare, avendo il castello resistito a tre assalti.

Nell’anno appresso il maresciallo di Anebault ordinò ripari alle mura di Caselle, le quali nel 1542 resistettero ad un nuovo assalto, comandato da Cesare de Majo.

Secondo De Boyvin, testimonio oculare, nel 1550 comandava in Caselle de Gye, luogotenente del signor De Maugiron, governatore del luogo, con 400 francesi.   Fece impiccare un milanese merciaiuolo dimorante in Caselle, sospetto di essere un agente degli spagnuoli.   Questi ne1 1552 dimostrarono di voler assaltare veramente sul serio Caselle con ingenti sforzi, per lo che i Francesi, disperando di poter salvare il castello dalla presa, vi lasciarono dentro i disertori delle stesse schiere nemiche, che erano tutti italiani.   Questi, non sperando quartiere, non avrebbero mancato di far prodigi di valore, facendosi tutti trucidare piuttosto che cedere.   L’indugiare degli spagnuoli diede campo ad un valoroso personaggio di mettersi cavallerescamente a capo dei suddetti: questi fu il celebre Montluc, che del proprio operato fa lungo cenno ne’ suoi Commentarii.

Comincia a notare che Caselle era una terra piccola cinta di muraglia di ciottoli senza alcuna pietra quadrata.   La circondava un fosso nel quale mettendovi l’acqua, in nessun luogo poteva arrivare a mezza coscia.   Nessuna trincea nè dentro nè fuori.   Le quattro cantonate non erano punto ripiene; così che, battuta una cortina per canto, poteva il presidio esser battuto per fianco.

Da Caselle si ricavava la maggior parte della legna e frutta per Torino.

Il De Brissach non aveva trovato alcuno che volesse difendere Caselle, quando Montluc si offrì spontaneo, non ostante il consiglio generale di non esporvisi.   Impavido venne a Caselle con 500 guastatori di montagna e molti strumenti per lavorare in difesa e buone munizioni di guerra.   Aveva sotto di sè cinque compagnie, alla cui testa stavano valorosi capitani e n’ebbe ancora altra d’italiani, comandata dal veneziano Gritto.   Il De Gye ebbe ordine dal De Brissach di ritirarsi a Moncaheri con la sua compagnia; egli però non volle moversi, pronto a morire, se necessario, ove era stato lungamente di presidio.

foto 2 – il conte de Brissac

Il De Brissach amando assai questo giovane ufficiale, venne egli stesso a Caselle; ma non potè persuaderlo a partire.   Montluc dispose in modo che i lavori di difesa procedessero alacremente e che militari e borghesi tutti prestassero servizio continuo.   L’antico presidio, secondo l’ordine del De Brissach si portò a Moncalieri, ma ivi, visto che due comandanti principali si apprestavano per ritornar a Caselle, si ammutinò e tornò al volo, quasi disarmato e senza cavalli, a Caselle per proteggere l’amato De Gye, con cui volevano morire.   Il maresciallo dové tollerare tale slancio di amore e di coraggio.

Montluc aveva ottenuto dal maresciallo il colonnello Giuramondo con due suoi ingegneri, di cui uno era il cav. Relogio, che andò poi in Francia e l’a1tro non nominato cadde all’assedio di Volpiano.   Fu ordinato di riempiere le quattro cantonate, distribuendo la difesa a quattro capitani.

Sempre nel borgo, prima del sorgere del sole, si era al lavoro, a cui prendevano parte anche le donne, sotto pena della vita; e per incutere timore Montluc aveva fatto alzare un paio di forche.   Si portava terra da mane a sera, ed una sega idraulica, esistente nel luogo, preparava grosse tavole continuamente.   Tanto era l’accordo che Montluc propone ne’ suoi Commentarii la difesa di Caselle ad esempio pei futuri: “Imparai quivi, egli scrisse, quel che sia di fare una impresa quando tutti generalmente si risolvono di venire a capo e che importi una massa di gente desiderosa di riuscire ad onore in quello che a far prende… Se voi saprete acquistare il soldato farete più con una parola che col bastone.”

Gli Spagnuoli, saputo tanto apparecchio e considerato che nella presa di Caselle avrebbero potuto perdere capitani più utili di quel castello e di più, essendovi solamente Cesare de Majo volenteroso di tale intrapresa, non vollero saper di tentarla.   Montluc, desideroso d’essere attaccato, mandò un tamburino a Volpiano per invitare il nemico, ma questo stimò meglio agire prudentemente.   In tal modo Montluc salvò il castello e n’ebbe grandi encomi dai Francesi.   Egli conchiude con dire che “ a quei tempi il Piemonte era la più bella scuola di guerra” ma pur troppo per i nostri buoni vecchi, che ne ebbero i danni!

I Francesi seguitarono a tenere in Caselle presidio di cavalleria, poiché ivi i cavalli stavano a meraviglia sotto il comando di Maugiron.   E nel 1558 ne ripararono le mura.

Fu Caselle nel 1564 funestata da peste, venuta da Lione, secondo registrò un cronachista.

Nell’ordinamento delle milizie paesane, fatto nel 1594, Caselle doveva dare 31 soldati, Leyni 16, Torino 261, ecc.

Veniamo ora alle parrocchie.   Morto. D. Amedeo Provana rettore di S. Giovanni i Marchesi presentavano D. Confalonieri alias de Ulio di Carignano, nel gennaio 1519.

Risulta però in agosto che Girolamo Corsino chierico veronese e cameriere del cardinale Cibo, godevasi i benefizi delle due parrocchie di Ciriè, per nulla tenendo conto del Confalonieri, accettato dall’arcivescovo di Torino.

Dopo fu eletto Agostino Provana, che morto nel 1528, Gaspare Marchisio per la terza parte di patronato e Matteo Provana per le altre due, fecero valere i loro diritti a Roma ed ottennero di far riuscire D. Alessandro De Griselli.

Otteneva il comune nel 1541 dall’arcivescovado con dono di ducati 50 per canone spettante agli anni 1537-38, tenuto conto dei gravi danni cagionategli dalle guerre e fallanze agricole.

Il D. Griselli. rassegnava nel 1561, 1asciando il posto a D. Baldassare Argenterio.

Vi succedeva fra Cristoforo Peracciolo prior della Casa.di S. Maria del Popolo, fuori delle mura di Caselle, il quale morto nel 1567, vi subentrava fra Girolamo Brunerii.

Pare che nel 1564 la parrocchiale di S. Giovanni fosse ceduta alla religione dei servi di Maria, da una approvazione data nel 1597 dall’arcivescovo Broglia.

Infatti nella visita del 1594 risulta la parrocchia collocata nel convento della B.M.V. ed aver due celebranti e due frati.   Morto D. Marco di Scalenghe rettore della parrocchia di S. Maria nel 1506 ne veniva chiamato D. Peracchio, cui dovè succedere D. Claudio Gindro rassegnante nel 1509 a D. G. Antonio Gindro torinese.   Tenuta nel 1519 dal suddetto D. Corsino cameriere del cardinale Cibo, nel 1521 è poi accennato D. Pietro Piccardo, che nel 1546 avrebbe ceduto questa parrocchia ed altre, che aveva in Lombardia, al nipote Giovannino Piccardo di Castellamonte.   Questi rinunziava nel 1551 a D. Givoletto di Castellamonte, a sua volta nel 1565 rassegnante a D. Maccone di Bayro.   Questi dello stesso anno lasciò il posto a D. Baudino di Bayro.

Non ho più trovato altre notizie, salvo un D. Baldo rettore nel 1594.

Una patente ottenuta dal comune di Caselle, addì 20 dicembre 1605, passa in rassegna le molteplici concessioni avute da Casa Savoia dal secolo XIV in poi e quanto aveva pagato pelle conferme e poi segnasi: “ Ed acciò detto luogo or mai distrutto e d’agricoltori e di negozianti si possa augmentare “ si promette di non più infeudare Caselle a nessuno e le privative e franchigie “ golderanno solamente li borghesi naturali e gli accettati per tali dalla detta comunità.”

Pella nomina del castellano il comune ne presenterebbe tre a scegliersi dal Duca.   Otteneva la proibizione della coltura del riso a cagione dei gravi danni avuti sotto pena di scudi 200.

Il comune pagava per tale concessione 800 ducatoni; ma doveva subire poi, secondo il solito, novi feudatari.

Nella guerra civile pella reggenza Caselle veniva occupato (1640) da D. Carlo della Gatta con 2500 cavalli, essendo a servizio del Principe Tommaso.

Quelle guerre e più la peste del 1630 ridusse i 400 capi casa a 7 capi casa ed ancora. nel 1653 non ne aveva più di 10, come risulta da un memoriale stesso del comune in data 21 settembre 1653 presentato al governo Sabaudo, che comincia così:

“ La miserabile comunità di Caselle altre volte popolatissima ora ridotta a 10 capi di casa per le rovine e danni patiti nella presente guerra giogne a segno che tutti li suddetti pochi abitanti sono costretti di andar ad abitare altrove non potendo loro sostenere il peso che dovrebbero sostenere 400 capi di case e pure sarebbe servito di V.A.R. di sostenerla, non essendo più lontana dalla presente città di quattro miglia, è astretta non tanto per il proprio servitio che per quello di S.A.R. “

Con esso supplicavasi per dover solamente concorrere in tutti i carichi per cinque anni, a principiar dal 1654. in ragione di scudi 200 d’oro e di esser graziati degli arretrati a tutto il 1653.   Veniva il tutto concesso; e per ciò Caselle poté in breve con la sua industria risorgere.

Il bisogno dello stato spinse il governo a vender il diritto di eleggere il sindaco nel 1704.   Il compratore con tale diritto acquistava nobiltà.   Paolo Gonella fu colui che, sborsando L. 1,250 d’argento, ebbe nel 1705 il rettorato di Caselle, come chiamavasi il diritto d’elezione dei sindaci, che fu poi riscattato.

Il Principe Eugenio di Savoia da Milano addì 24 maggio 1707 accoglieva Caselle sotto la sua protezione, concedendo al comune salvaguardia.

Trovai una memoria del 30 gennaio 1710 intitolata: “ Infame ed esecrabile memoria di Antonio Locar detto Salussola del luogo di Caselle e di soi figlioli per aver cospirato contro la persona del Nostro clementissimo signore.”

Si trattava di negromanzia.

Infatti Giovanni Antonio Bocaloro di Caselle a dì 30 gennaio 1710 fu attanagliato poi strangolato e squartato per sentenza senatoria; e gli fu eretta una colonna infame, la cui iscrizione notava che egli aveva fatto una statua di cera e battezzatala col nome del Re di Sardegna – altri dicono con quello del Papa – la trafisse con un ago nell’intenzione di produrre per mezzo del sortilegio la morte di chi aveva voluto rappresentare!

Superstizione punita ben severamente!

Il comune nel 1717 stampava i suoi bandi.

foto 3 – bandi campestri di Caselle

Con questo pongo fine ai cenni storici dell’importante borgo di Caselle.

Antonino BERTOLOTTI

Nacque a Lombardore il 16 marzo 1834, di famiglia benestante; figlio di un farmacista, s’iscrisse alla facoltà di chimica dell’università di Torino e conseguì nel 1856 la patente di farmacista, della quale, tuttavia, non si servì mai, giacché passò a Torino in qualità di applicato nel ministero dei Lavori Pubblici.

foto 4 – copertina Passeggiate nel Canavese

 Trasferito a Roma alla fine del 1870, venne addetto l’anno seguente all’appena costituito Archivio di Stato, dove rimase per circa dieci anni e dove ebbe occasione di consultare una grande quantità di materiale, fino allora inesplorato.

Bertolotti rimase comunque legato al suo Canavese, di cui scrisse diversi libri, tra cui il più noto e corposo (8 volumi) “Passeggiate nel Canavese”, scritto tra il 1867 e il 1878 dopo aver girato in lungo e in largo il canavesano, annotando con cura posti, storia, tradizioni, leggende e realtà.

In generale la sua produzione letteraria fu notevole: pare, tra studi e saggi, ben 112 opere.

Nel 1880 il Bertolotti venne nominato direttore dell’Arch. di Stato di Mantova, dove proseguì le sue ricerche e raccolte di documenti e morì il 22 maggio 1893.

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