L’elegante residenza sabauda della Reggia di Venaria ospita, nelle Sale delle Arti, la mostra dedicata all’eroe per eccellenza: “Ercole e il suo mito” che sarà visitabile sino al prossimo 10 marzo.

E’ un’esposizione che vuole celebrare Eracle (per i Greci), Ercole (per i Latini) attraverso una articolata e raffinata selezione di opere, tra reperti archeologici, dipinti e sculture, gioielli, opere d’arte applicata, manifesti e filmati, partendo dal VI secolo a.c. al Novecento.

La mostra, organizzata da Swiss Lab for Culture Project e dal Consorzio Residenze Reali Sabaude, propone un immaginario percorso “temporale”, dalle origini del mito (dal greco favola, leggenda, racconto) ai giorni nostri, illustrando come esso si passato dalla mitologia greca a quella romana, dal Medioevo, al Rinascimento, ai film cosiddetti del peplum prodotti a Cinecittà negli anni Cinquanta e Sessanta, sino alla più  recente filmografia hollywoodiana.

Quello di Eracle è uno dei più popolari miti dell’antichità classica che affonda le sue radici nel periodo miceneo. Figura complessa e affascinante, dotato di una forza e virtù sovrumane legate alla sua origine divina: era infatti figlio di Zeus (Giove), padre di tutti gli dei e della bella mortale Alcmena (moglie del re di Tebe Anfitrione). Dunque eroe semidivino che solo dopo la terribile morte, provocata dalla seconda moglie Deianira, viene accolto nell’olimpo e reso immortale. Nei tempi antichi molti santuari furono dedicati a Eracle; i più importanti scultori greci (Scopas, Lisippo, Mirone) crearono famose statue e raccontarono le dodici fatiche dell’eroe attraverso le decorazioni di innumerevoli templi. La venerazione di Eracle in Italia fu tale che, sotto l’influsso greco, gli furono intitolate città come Ercolano (Napoli) ed Eraclea in Lucania.

Ercole, che utilizzò coraggio e forza fisica al servizio della virtù, fu sempre vittorioso sulle difficili prove impostegli dal re Euristeo: scese negli inferi e sconfisse Cerbero, il terribile cane infernale; strangolò l’invincibile leone di Nemea e da allora neindossò la pelle; catturò la cerva di Cerinea, dopo un inseguimento durato un anno, tanto per citare alcuni esempi.

Ma l’Ercole semiuomo, presentava anche tratti oscuri come l’indole litigiosa, la propensione all’ubriachezza, la dissolutezza, in particolare con le donne e molte umane tentazioni. Comunque, tutte le variegate sfaccettature della figura dell’eroe furono sempre fonte d’ispirazione artistica.

L’esposizione ben ripropone le differenti espressioni artistiche (tutte di altissimo livello) ad iniziare dall’origine del mito in epoca pagana, con una serie di ritrovamenti archeologici di particolare raffinatezza, quali vasi, anfore realizzate nella regione greca dell’Attica tra il 560 e il 480 a.c.

Il percorso espositivo prosegue con la diffusione della leggenda erculea in ambito romano conalcune statue di sorprendente, armoniosa plasticità; conla riproduzione di un’opera di Lisippo (320/310 a.c.) raffigurante una testa colossale di Ercole in riposo; o ancora con il calco in gesso del gruppo marmoreo Ercole con la cerva di Cerinea di Lisippo; oltre a due coppe in argento cesellato realizzate da Gianmaria Buccelati. In un’altra sala sono esposti capolavori di arte decorativa come ventagli, coppe e un prezioso boccale ricavato da un monoblocco di avorio.

La celebrazione di Ercole prosegue attraverso i periodi Rinascimentalee Barocco, dove le sue gesta eroiche diventarono strumento di propaganda dinastica, assumendo così un ruolo predominante –e quasi obbligatorio- nella decorazione pittorica e scultorea delle dimore patrizie di tutta Europa al fine di esaltare le gesta e le origini delle varie Casate. Di particolare interesse sono le cinque grandi tele raffiguranti le famose fatiche e il momento dell’ascesa all’Olimpo, realizzate dal pittore genovese Gregorio De Ferrari (1647-1726; di scuola barocca, è considerato il precursore dello stile Rococò in Italia).

L’architettura e l’urbanistica furono influenzate dal mito erculeo: un esempio fra tutti fu l’Addizione Erculea, ossia l’ampliamento di Ferrara pianificato tra il 1484 e il 1510 per iniziativa di Ercole I d’Este, su progetto dell’architetto Biagio Rossetti. L’opera ampliava la città e rinforzava le difese delle mura, esaltando il prestigio della corte estense. Una sezione

della mostra è dedicata alla città tedesca di Kassel che ha fatto di una gigantesca statua dell’eroe uno dei suoi simboli identificativi.

Interessanti sono gli approfondimenti fotografici sulla statuaria erculea che caratterizza parchi e giardini di residenze private e nobiliari come Le Tuileries a Parigi, palazzo Pitti a Firenze e la stessa Venaria.

La mostraè anche occasione percelebrare il restauro e la rifunzionalizzazione della Fontana di Ercole nei giardini della Reggia. Dopo quasi tre secoli la statua di Ercole Colosso, alta ben 3 metri e 37 centimetri, realizzata da Bernardo Falconi (c. 1630-1697) tra il 1669 e il 1672 in marmo bianco di Frabosa, su progetto dell’architetto Amedeo di Castellamonte, tornerà nella fontana, scenografico palcoscenico a doppia scalinata, nel marzo 2019.

Giannamaria Nanà Villata

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