Manlio Collino e Lodovico Berardi, pazientemente e poco per volta, hanno riunito i dipinti dei loro nonni. Rispettivamente Federico Collino (1869-1942) e Alessandro Poma (1874-1960), artisti ai quali è stata dedicata un’importante monografia ciascuno al fine ri-raccogliere l’intero corpus di dipinti e di opere grafiche.

Uno dei temi che collega i due autori è quello della “stendua”, cioè la biancheria esposta ad asciugare. Di Collino ricordiamo tre opere, talvolta precedute da precise premesse grafiche; cade nel 1930 l’olio “Panni stesi”, teli accolti fra il verdeggiante prato e la rustica abitazione ussegliese. Quindi “Usseglio, panni sulla lobbia” e il silente dipinto “Biancheria stesa in inverno”caratterizzato dalla lunga ombra proiettata dagli alberi spogli.

Di Poma si è ammirato di recente, a Moncalieri (Famija Moncalereisa) l’olio “Donna che ritira il bucato” (Martassina): un prato fiorito, le nuvole che avanzano e tanta biancheria stesa; opera preceduta da studi preparatori, alla quale fanno riscontro i dipinti “Panni stesi con sfondo di catena montuosa” e “Alberi con panni stesi”: piloni e baite completano il discorso pittorico dell’autore che vive a lungo a Roma (Villa Borghese).

Entrambi i pittori raffigurano, ovviamente, la chiesa parrocchiale, ora di Usseglio, ora di Ala di Stura. Di Collino è noto il dipinto su tavola “Usseglio, dopo la processione” con il rustico, sacro corteo “fotografato” di fronte al portico antico, mentre di Poma si considerano i due pastelli intitolati alla “Parrocchiale di Ala di Stura”, luminosa costruzione che quasi sbarra la Valle.

Gli autori lavorano, in modo convinto, a stretto contatto con la natura, la montagna in particolare; non sorprende quindi di ritrovare le raffinate Potentille oppure coloratissimi ciuffi di Genzianelle che invadono di colore il foglio intero.

Le montagne accomunano Collino e Poma allorchè riprendono rispettivamente “Alba sulla Lera” (1937) e “Montagna rosa”. Il primo olio vede la catena del monte sovrastante Usseglio colorata di un rosso fuoco contrastante con la valle ancora in ombra, mentre il pastello di Poma raffigura una veduta (forse valdostana) con vette e ghiacciai che all’alba ritornano a nuova vita.

Le acque, montane, di lago, di mare, sono amate dai pittori.

Collino ripetutamente si sofferma sul greto della Stura per dipingere un ponte (1933) oppure “La passerella di legno”, olio che s’è mutato ormai in memoria storica; più lontana, la veduta del “Lago Falin” le cui acque accolgono le luci dei monti sovrastanti. Poma guarda invece spesso al “Tramonto sul mare” allorchè i raggi del sole scompaiono all’orizzonte oppure alla “Costiera di Piano” colta nell’ora in cui la notte contrasta le luci del meriggio.

Il Museo della Montagna di Torino espone spesso “vedute” rubate alle valli alpine; così nel 2017 sono state qui presentate le opere di Federico Collino e nel prossimo 2019 si avrà quasi certamente modo di ammirare gli oli di Alessandro Poma, da “Baite con capre in Val di Lanzo” a “Pian del Tetto”.

Come quasi tutti i pittori, i nostri due autori ritraggono spesso il mondo degli affetti: di Collino l’intenso ritratto di Tilde e di Poma il ritratto della figlia Lucia ben giocato sul valore delle ombre.

Due autori, due percorsi paralleli, due riscoperte, che arricchiscono l’elenco di pittori che – fra Otto e Novecento – hanno scelto le nostre valli sia quale luogo di soggiorno, sia come fonte d’ispirazione.

E sono molti.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here