È stata inaugurata lo scorso dicembre una mostra di buona qualità culturale, semplice e emotivamente coinvolgente, visto l’appena trascorso periodo natalizio che propone le opere dipinte o collezionate dal pittore figurativo torinese Ottavio Mazzonis.

“Annunciazione e Natività. La maternità nelle opere e nella collezione di Ottavio Mazzonis” è allestita nella sacrestia della Cappella di Sant’Uberto, presso la Reggia di Venaria Reale.

Ottavio Mazzonis (1921-2010), nato da una famiglia di industriali torinesi amanti della cultura, è considerato fra i più importanti artisti del Figurativismo piemontese della seconda metà del Novecento. Ha percorso quasi un secolo dove talvolta il rifiuto della classicità e dell’accademico si alternava a nuovi sentimenti artistici, fatti di ricerche e di sperimentazioni. In questo lungo e travagliato periodo Mazzonis è riuscito a creare un personalissimo linguaggio dove poetica e modernità si amalgamano e affascinano. Allievo di Luigi Calderini prima e di Nicola Arduino (che fu allievo di Giacomo Grosso, direttore dell’Accademia Albertina per molti anni) poi, studierà e assimilerà la scuola veneta sei-settecentesca apprendendo la tecnica della pittura a fresco che gli permetterà di realizzare le decorazioni in numerosi edifici sacri. In particolare, in ambito piemontese, sue sono la cupola e le volte della Pieve di Cumiana, una pala d’altare presso la chiesa di San Filippo Neri in Torino e le decorazioni del Seminario maggiore di Mondovì.  L’impostazione culturale classica dell’artista porta la sua ricerca non verso le avanguardie o verso i movimenti del Novecento, bensì verso i grandi pittori del passato quali Tiepolo o Caravaggio. Nei quadri a carattere religioso stupisce l’uso di colori “freddi” come gli azzurri e i grigi, ma la plasticità e le proporzioni creano un’atmosfera mistica, enigmatica e avvolgente.

A Venaria sono esposte quindici opere realizzate dal Maestro fra le quali la delicatissima “Silvia (la Madre)”, del 1990, dove leggere pennellate e sapienti giochi di luce e ombra rendono palpabile la composizione e pongono un prepotente accento di riflessione sulla Maternità.

In mostra le opere di Mazzonis sono affiancate, quasi a creare un invisibile filo conduttore, da capolavori(proprietà della Fondazione o della Famiglia Mazzonis) di maestri del passato dai quali l’artista ha tratto insegnamento e ispirazione: emozionante la pala raffigurante il Matrimonio mistico di Santa Caterina di Stefano Maria Legnani (detto il Legnanino, 1660-1715; sue sono le decorazioni di alcune sale di Palazzo Carignano e una pala nella chiesa di San Filippo Neri), o l’olio su tela Madonna del Rosario con i Santi Domenico e Caterina di Francesco Solimena (1657-1747; è considerato uno degli artisti più rappresentativi della cultura tardo-barocca italiana), una tela di un pittore fiammingo, un raro inginocchiatoio settecentesco in legno mirabilmente intarsiato, guazzi e ceramiche, solo per citare alcune opere che illustrano i temi della Natività.

La Natività è la protagonista in molte raffigurazioni già a partire dal IV secolo d.c., come testimoniano i mosaici che riproducono i Re Magi  in Sant’ Apollinare Nuovo a Ravenna. Le prime rappresentazioni che narrano della nascita di Gesù erano composte semplicemente dal Bambino, dalla Madonna, da San Giuseppe, dall’Angelo e dai pastori sono descritte nei “Vangeli dell’Infanzia”, quelli di Luca e Matteo, che ne sono la fonte principale di ispirazione. Nel corso dei secoli i numerosi pittori che hanno trattato l’Annunciazione e la Natività da Giotto, a Botticelli, al Foppa, a Piero Della Francesca, al Tiepolo, hanno interpretato e arricchito il tema di particolari e personali rivisitazioni, in base al momento storico ed ai gusti dell’epoca.

La mostra, compresa nel percorso di visita della Reggia, è organizzata dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, in collaborazione con la Fondazione Ottavio Mazzonis ha come obiettivo l’approfondimento e la riflessione sul tema del collezionismo e sulla definizione della tanto bistrattata parola “gusto”.

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