Da sempre ho una grande nostalgia dei Natali della mia infanzia, più poveri, più semplici, più modesti ma con un grande calore e un grande sentimento. Senza televisione a preannunciarlo, eppure da settimane prima si iniziavano a preparare rami, bacche, foglie e muschio per addobbare la casa e preparare il presepe, portare qualcosa a scuola. La preparazione della recita scolastica era l’avvenimento più importante e coinvolgeva tutta la famiglia. I giorni che precedevano il Natale erano dedicati anche alla ricerca di qualche pensierino, pochi e molto “fai da te”, per genitori e nonni. Ma soprattutto con un pensiero fisso: pensare a cosa avremmo trovato in fondo al letto, la mattina di Natale; se i nostri desideri avrebbero mai potuto essere esauditi. I nostri genitori ci facevano scrivere “la letterina”, che veniva “spedita” e serviva per soddisfare almeno in parte le nostre aspettative. Ricordo che un anno la mia nonna stava preparando di nascosto uno scialletto: un giorno l’ho trovato, lei mi ha risposto che era per la nipotina di una sua cugina…

Quando poi l’ho trovato fra i pacchi dei doni, la risposta che mi diedi fu: È stato Gesù Bambino! Allora è davvero lui che esaudisce i desideri: l’ha trovato e ha pensato che poteva piacermi… In effetti, ce l’ho ancora adesso, ed è uno dei ricordi di nonna.  Quello fu l’ultimo Natale che avremmo passato insieme.

La notte della vigilia,  ecco la Messa di mezzanotte, dopo la quale anche ai bambini si dava un po’ di vin brulè per ripararsi dal gran freddo; poi sonni agitati con sogni popolati da pacchi e sorprese, dolcetti, e orecchie tese per percepire rumori. Non sono mai riuscita a capire da dove sarebbero arrivati i regali… Però la mattina, come sempre, in fondo al letto, ecco la risposta ai desideri! …Quasi tutti.  Poi, a complemento, un libro, la maglia fatta a mano. La gioia era incontenibile. Il pranzo, semplice: l’insalata russa con la barbabietola, i cappelletti in brodo, il bollito, il panettone, con i nonni e gli zii, la canzoncina vicino al piccolo presepe preparato sul davanzale della finestra della cucina, le chiacchiere degli adulti, alla radio la benedizione del Papa…

Sono un ricordo i tempi in cui gli auguri si facevano spedendo colorati e teneri bigliettini augurali che a volte arrivavano dopo l’Epifania. O andando a casa delle persone, soprattutto gli anziani, a portare un saluto e un augurio. I regali erano a volte i frutti della terra o un formaggio, ma quanto sentimento e quanto calore. Soprattutto i legami fra bimbi e anziani che allora rappresentavano il sapere, raccontavano storie e rimanevano nelle loro case accuditi fino all’ultimo con il rispetto che si deve a chi ci ha preceduti.

Oggi il Natale è opulenza, realizzazione di desideri, spesso superflui a volte anche assurdi, corse per le cibarie, pare che tutto avvenga intorno ad un tavolo. Alla Messa di mezzanotte c’è sempre meno gente, gli auguri sono stiracchiati, poi di corsa verso casa, per riapparecchiare il tavolo per il giorno dopo. Per gli auguri c’è la soluzione ottimale per tutte le occasioni: “anche a te e famiglia” la frase, banalotta, che si scrive meccanicamente e poi con un semplice flag si invia agli innumerevoli contatti, magari dopo mesi di silenzio, ma a Natale si sa è bene ricordarsi di tutti… Poi i regali. Qualche riciclo, scelte frettolose… In questi momenti ci si rende anche conto di quanto poco conosciamo le persone che ci stanno intorno e quanto poco conoscono noi quando scartiamo oggetti assurdi e inutili. Quest’anno non li ho fatti: un pensierino con una frase pensata per ognuno, un biglietto di auguri personalizzato. Il regalo migliore è dedicarci e dedicare un po’ di tempo, non solo a Natale, rivedendo le nostre priorità, rivalutando la qualità del tempo passato con gli altri, meno “leoni da tastiera” e più personcine che camminano le une di fianco alle altre, una delle frasi che ho scelto dice: “Non camminare dietro di me, potrei non condurti; non camminare davanti potrei non seguirti: cammina soltanto accanto a me e sii mio amico”.

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