É uscito il libro scritto da Mauro Esposito, l’ingegnere nostro concittadino che, a capo del ME-Studio, si è trovato, suo malgrado, faccia a faccia con quel fenomeno che, per qualche altro nostro concittadino, al Nord non esiste: ovvero le mafie, nello specifico la ‘ndrangheta calabrese, al momento l’organizzazione criminale nostrana più potente ed efferata.

Esposito, 54 anni, ha deciso di raccontare la sua battaglia in un libro, che ha intitolato “Le mie due guerre. Ho denunciato la ‘ndrangheta. Ho combattuto da solo. Ho vinto”, edito da “La Nave di Teseo”.

In effetti, per il nostro concittadino le battaglie sono state due.
Tutto comincia nel 2009, con un grosso lavoro di progettazione a Rivoli per la realizzazione di un complesso residenziale: tutto troppo semplice, nessuna domanda, nessuna interferenza della committenza, fino a quando Esposito si rende conto di avere a che fare con personaggi poco puliti, malavitosi, che vogliono usare il grosso cantiere per riciclare soldi sporchi. Sono soggetti legati alla ‘ndrangheta, pronti a far guadagnare parecchi soldi anche al professionista, ma lui non ci sta e va in Procura a denunciare tutto: è l’inizio di un incubo e di una prima battaglia, quella contro la criminalità organizzata ed il malaffare.

Ma questa è la battaglia più semplice, più lineare, cui si affianca la seconda battaglia: quella contro la burocrazia e l’ottusità di certi apparati dello Stato che arrivano a far condannare ME-Studio in tribunale in base ad una legge di epoca fascista che obbligherebbe le società di professionisti, come quella di Esposito, a non poter accettare commesse da privati, ma solo da enti pubblici.

ME-Studio rischia il fallimento: la ‘ndrangheta non perdona.
Le parole di Esposito: “La mia è stata un’esperienza vissuta negativamente contro la ‘ndrangheta, ma ancor di più contro quegli apparati dello Stato che non hanno saputo come comportarsi e reagire.
Un’esperienza fortemente emotiva nel momento della denuncia, con la difficoltà a far capire di essere una vittima, le difficoltà a pagare gli stipendi ai miei dipendenti… Tutti ti dicono bravo perché hai denunciato, ma, un attimo dopo, poi ti voltano le spalle…
Esiste anche un problema politico, anche a Caselle: non è necessario essere condannati da un tribunale per diventare mafiosi, basta avere la cosiddetta “contiguità” con certe persone e certi ambienti. Non lo dice Mauro Esposito, lo diceva Giovanni Falcone. Non tutti i comportamenti riprovevoli sono compresi nel Codice penale e nel 416 bis. E questi problemi esistono anche a casa nostra, anche a Caselle”.
“Invece di essere aiutato”, continua l’ingegnere, “io sono stato espulso dal PD casellese! Le persone oneste fanno paura, lo dice spesso Pino Masciari, e quindi cercano in tutti i modi, anche quelle persone che stanno nella cosiddetta “zona grigia”, di crearti una buca per farti inciampare, farti cadere”.

Di cosa parla questo libro? “Racconto di mafie, di bande di criminali efferati”, prosegue Esposito, di uno Stato che non è “cattivo”, ma che fa fatica a comprendere certe dinamiche e, di conseguenza, ad affrontarle adeguatamente. La “zona grigia” è pericolosa ed esiste da anni anche da noi a Caselle: nel mio campo sono quegli intermediari che si sono arricchiti rovinando tutto e falsando i costi reali grazie al riciclaggio di denaro sporco. Il loro vero guadagno ed il loro vero interesse è quello”.

Perché ha deciso di scrivere questo libro? “Perché voglio sensibilizzare le persone”, conclude l’ingegnere, “e perché vorrei sollecitare gli organi politici nazionali ad istituire il SUAM, lo sportello unico antimafia che dovrebbe affiancare ed appoggiare tutti quegli imprenditori che denunciano e che poi si trovano soli nel combattere con la burocrazia, com’è successo anche a me. 
Oltretutto, una parte del ricavato della vendita del libro andrà alla ricerca contro il cancro”. A Caselle, il libro dovrebbe essere presentato il 7 giugno, una data molto probabile, ma ancora da confermare.

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