Un’emozione scoprire nuovi tasselli che compongono il mosaico della nostra storia. Recentemente è stata aggiunta una nuova importante pagina alle vicende storiche del Santuario della Consolata di Torino: sono stati svelati ai torinesi gli affreschi, risalenti all’epoca romanica, che ornavano le pareti della preesistente chiesa di Sant’Andrea, costruita all’inizio del secolo XI e sulla quale Guarino Guarini progettò il nuovo Santuario mariano. Questo importante svelamento è il risultato di un “cantiere di studio” nato nel 2009 grazie al sostegno economico della Fondazione CRT. Le indagini condotte in parti dell’edificio sacro sino ad allora inesplorate hanno portatoa esiti inaspettati e di grande importanza: nella muratura della Cappella del Convitto annessa al Santuario sono emersi elementi architettonici dell’abside romanica dell’antica chiesa di Sant’Andrea. Gli interventi di recupero sono stati realizzati dal Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” che hanno portato alla luce alcuni affreschi di epoca romanica. La freschezza e la vivacità dei colori, la meticolosa precisione delle finte architetture e la cura con la quale sono stati realizzati i panneggi delle vesti sono sorprendenti. Sulla parete sud spicca una figura nell’atto di protendere una mano verso l’altro e con l’altra reggere un cartiglio le cui parole identificano, probabilmente, il patriarca Abramo. Sulla parete nord, contornate da elementi di finta architettura, vi sono due figure, non chiaramente identificate che sorreggono cartigli. Sopra la fascia sommitale delle pareti si individuano i lacerti di due volti: uno maschile con grandi occhi e il copricapo di un monaco: probabilmente San Benedetto, come potrebbero suggerire alcune lettere poste ai lati; l’altro femminile, dallo sguardo intenso e col capo velato. Nel catino absidale, sotto il finto cassettonato, è stata rinvenuta una decorazione seicentesca che lo ripartisce in spicchi racchiudenti motivi vegetali, acroteri e ghirlande.

Nel 1714 Santa Maria della Consolazione venne proclamata Patrona di Torino, diventando il riferimento della devozione cittadina eper tutti la Consolata.

Le attestazioni di fede tributate alla Madonna della Consolazione risalgono però già al secolo XIII.

Fu con l’assedio di Torino del 1706, compiuto dall’esercito francese di Luigi XIV, sottoponendo la città a fitti bombardamenti, che si posero le basi per la definitiva popolarizzazione della Consolata. Durante l’assedio, il Santuario posto a ridosso del bastione della cinta muraria difensiva, pur trovandosi sotto il tiro delle cannonate, continuava a essere frequentato dai fedeli e le cronache dell’epoca non segnalano vittime o incidenti.

La storia dell’attuale Consolata affonda le sue radici nel medioevo, nelle vicende di un gruppo di monaci benedettini, fuggiti dal monastero della Novalesa, in Val di Susa, a seguito dell’invasione saracena. Nel 906 il gruppo monastico si rifugiò presso un’antica cappella, probabilmente già dedicata alla Madonna, dove in seguito viene costruita una chiesa titolata a Sant’Andrea, che nella Cronaca della Novalesa è descritta come la più bella di Torino. Tra i secoliXIII e XIV le notizie riguardanti la chiesa sono scarse; nel 1448 una delibera comunale concesse al priore di ampliare la chiesa con la formazione di una campata verso ovest, cioè verso le mura di confine della città,.

Il 25 ottobre 1589 i monaci cistercensi sostituirono i benedettini nella conduzione del monastero e dell’annessa chiesa di S. Andrea attuando importanti modifiche strutturali e valorizzando il culto mariano.

Di inizio secolo XVII furono i finanziamenti di Carlo Emanuele I per gli interventi sull’altare maggiore di Sant’Andrea e per la cappella della Consolata, affidati all’architetto ducale Ascanio Vittozzi. I padri cistercensi modificarono l’aspetto e le proporzioni spaziali della basilica, ribaltando architettonicamente il rapporto gerarchico tra il Santo titolare e la Vergine, definendo così l’importanza che nel corso dei secoli aveva assunto la cappella della Madonna. Questa radicale trasformazione, avvenuta tra il 1678 e il 1740, è dovuta a Guarino Guarini e completata all’ingegner Antonio Bertola. La superficie della chiesa  venne occupata da una grande aula ellittica, detta di Sant’Andrea, planimetricamente sovrapponibile alle tre navate dell’antica chiesa romanica.

Il nuovo assetto guariniano previde la rotazione di 90 gradi dell’asse est-ovest, collocando a sud l’ingresso principale e a nord il presbiterio a forma esagonale per accogliere opportunamente l’immagine della Consolata. Da quel periodo in poi la parte della preesistente chiesa di Sant’Andrea risparmiata dalle demolizioni, rimase inglobata tra le murature del nuovo Santuario e che i recenti interventi ne hanno svelato e restituito il “cuore” romanico in vista, magari di altre future scoperte.

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