Vi ho già parlato di Fridays For Future, il movimento ambientalista nato in Svezia e giunto anche nella nostra Torino all’inizio del 2019. Da gennaio ad oggi sono stati fatti molti passi avanti: avrete visto la grande marcia che circa un mese fa ha attraversato la città, da piazza Arbarello a Piazza Castello, passando sotto il Municipio, in piazza Palazzo di città. In queste righe vorrei raccontarvela come l’ho vissuta in prima persona, ma da una prospettiva diversa e per certi versi inusuale, dal backstage, potremmo dire. Eravamo circa trentamila persone, bambini, moltissimi ragazzi, adulti, anziani. È stato difficile mettere in piedi un simile evento, ma da molti lati divertente. Quando io e gli altri coordinatori di Fridays For Future abbiamo deciso di aderire allo sciopero indetto a livello internazionale, non pensavamo che venisse fuori una cosa del genere. Abbiamo iniziato con il chiedere tutti i permessi alla Questura, un lavoro che potremmo definire infinito. Servono permessi per tutto: per ritrovarsi in una piazza, per usare un microfono e delle casse, per percorrere una strada piuttosto che un’altra, per mettere gli striscioni, per avere il camioncino da usare come palco.. È stata dura ma ce l’abbiamo fatta, per un pelo bisogna dire, pagando la deroga per uso di suolo pubblico la mattina stessa! Poi bisognava trovarlo il camioncino: un amico ce ne voleva prestare uno, ma era un Euro 0, non il meglio per una manifestazione di protesta contro l’inquinamento. Alla fine ne abbiamo affittato uno per 160 euro, soldi che siamo riusciti a coprire grazie ad un piccolo autofinanziamento. Restava da trovare un impianto acustico per mettere la musica e un microfono per fare i discorsi, ma quello siamo davvero riusciti a farcelo dare gratuitamente. Ma non è ancora tutto. Mancavano due cose molto importanti: dei fotografi, reclutati in tempo zero tra i ragazzi, e un posto dove fare le foto. Il migliore sembrava essere Palazzo Madama, in alto, da cui è possibile abbracciare tutta la piazza con lo sguardo. Grazie all’assessore all’ambiente, che ci ha dato una mano, siamo riusciti a contattare il direttore di Palazzo Madama, che è stato felice di prestarci la terrazza per un paio d’ore. Rimaneva solo più il problema di far venire un po’ di gente. Per non sparare troppo in altro alla Questura avevamo detto che ci sarebbero state circa duemila persone, ma tra di noi abbiamo scommesso una pizza sul fatto che saremmo stati più di cinquemila. Ci siamo impegnati per farle venire: abbiamo distribuito centinaia di volantini, scritto con i gessi fuori da ogni fermata della metro, parlato con decine di Presidi affinchè incentivassero i loro studenti a partecipare, siamo andati in decine di scuola a tenere laboratori nelle assemblee di istituto. Infine, quel venerdì mattina, quando abbiamo visto piazza Arbarello straripante e gente che ancora arrivava da ogni dove, non credevamo ai nostri occhi. È stato stupendo. I discorsi, in piazza castello, sono stati bellissimi. Hanno iniziato a parlare alcuni bimbetti delle elementari, chiedendo di essere più attenti a rispettare il pianeta. Fatelo per noi, dicevano. Alla loro voce si è aggiunta quella del noto meteorologo Luca Mercalli e quelli di molti altri ragazzi, fino all’intervento pressochè conclusivo di una nota band torinese: gli Eugenio in via di gioia. Gli animi erano caldissimi.
Ora,  arriva il momento di fare un bilancio. È servita? Secondo me sì. Ci hanno chiesto un incontro le due massime autorità della città: la Sindaca Chiara Appendino e il Presidente della Regione Chiamparino. Non abbiamo permesso loro di strumentalizzarci, ma abbiamo ribadito la necessità di cambiare questo sistema. Tanti ragazzi, ci è stato detto, sono venuti solo per saltare scuola. Pazienza, rispondo io: probabilmente una buona parte di loro è tornata a casa con qualcosa su cui meditare, e magari d’ora in poi si farà qualche scrupolo in più prima di gettare immondizia a terra o comprare una bottiglietta di plastica. Qualcosa sta cambiando. Tutti i partiti politici hanno messo l’ambiente tra i temi prioritari dei loro programmi elettorali, e questa è già una piccola vittoria. Personalmente non sono troppo ottimista, ma di certo non smetteremo lottare. Il cambiamento di sistema deve partire da noi singoli cittadini, ma deve essere portato avanti dai politici che possono fare, attraverso la legge, azioni molto più grandi e molto più concrete.

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