Le due recenti sentenze sui femminicidi a Bologna e Genova hanno sollevato polemiche per le parole, in parte apparentemente attenuanti, con cui sono stati condannati gli assassini. Il timore principale è che si rischi di sminuire il peso dei delitti contro le donne. Nella prima sentenza viene citato il concetto di “tempesta emotiva”, per l’altra si attribuisce un peso al fatto che la vittima avesse “illuso” l’assassino.
Per entrambi i casi le pene hanno avuto una forte riduzione rispetto al massimo, portando da 30 a 16 anni di reclusione la condanna definitiva.
Il dibattito su questi due casi di Bologna e Genova è più che mai aperto. Si è parlato addirittura di ritorno all’attenuante di “delitto d’onore”, che in passato era previsto nei casi di omicidio commesso nei confronti di un congiunto, per difendere l’onore suo e della famiglia in caso di tradimento.
Forse la lettura che se ne è data è un po’ allarmista, rispetto a quanto realmente successo nelle aule di tribunale, ma anche il solo fatto che si possa pensare a delle giustificazioni per dei casi di tale gravità va tenuto in considerazione
Si stima che ogni anno, nel mondo, vengano uccise per mano del partner o dell’ex partner circa 13.000 donne e con buona probabilità si tratta persino di una stima per difetto.
In Italia sono circa 100 all’anno i femminicidi e l’enorme problema della violenza sulle donne è un tema sempre più attuale e quasi quotidianamente agli onori delle cronache.
Sono questioni che non vanno sottovalutate, e che mettono a repentaglio la sicurezza delle donne, che sono le prime vittime di queste violenze, molte delle quali portano alla morte, dopo lunghi periodi di sevizie morali e fisiche.
Statisticamente la maggior parte delle violenze avvengono in casa, non da estranei, ma da famigliari, da quelli che dovrebbero difendere e supportare e che invece si trasformano in carnefici.
È la maggior parte delle volte è difficile, soprattutto per le donne, denunciare e affrancarsi.
Le vittime vanno supportate ed aiutate da parte della società a ricostruirsi una vita, a liberarsi della sudditanza psicologica e della paura prima che sia troppo tardi e che si pianga l’ennesima vittima.

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