Stiamo vivendo in una società in cui, come dice Umberto Galimberti, vi è una corruzione dei costumi e si vive in un senso di inadeguatezza. Una inadeguatezza e una corruzione dei costumi dovuta al momento. La società in cui viviamo, e di cui noi siamo parte viva, vive di onde del momento. Ogni giorno, ogni ora, cambia l’attenzione su cui verte l’attenzione e si propaga l’odio. Pensiamo agli ultimi mesi e prendiamo tre esempi di riferimento: Greta e le iniziative in tutto il mondo di FridaysForFuture; le giocatrici della Nazionale di Calcio che hanno partecipato ai Mondiali; Carola, la capitana della SeaWatch. Tre eventi che hanno scandito da un punto di vista comunicativo le nostre giornate, fino ad arrivare a leggere e a sentire frasi di questo tenore: “Eh, Greta è autistica e manipolata.”  Oppure: “La nazionale femminile è un covo di lesbiche.” O invece: “Carola è ricca e va stuprata.”

Non ci si ferma a riflettere. Si possono avere idee diverse sulle giornate, sul clima; si può gradire o meno il gioco del calcio; si può essere favorevoli o meno all’accoglienza dei migranti. Si può argomentare un’idea, una opinione. Invece no. Si passa subito all’insulto, alle frasi semplici e denigratorie. Se si tratta di argomenti che riguardano direttamente o indirettamente il mondo femminile, la deriva maschilista purtroppo colpisce  pesantemente  e ciò è ancor più preoccupante. Non c’è più la tendenza a fare riflessioni, un ragionamento articolato. Forse questo è causato da questa nuova concezione dell’immediatezza. Voglio parlare con qualcuno? Ho lo smartphone in tasca e risolvo subito la questione. Voglio mandare una mail? Lo posso fare subito. Facebook, Instagram, Whatsapp rendono tutto immediato e allo stesso tempo distante. Comunichiamo tanto, ma sempre attraverso dei filtri che ci hanno reso incapaci di comunicar. Soprattutto le emozioni.  Col rischio di  non  riuscire più a restare umani.

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