Per rispetto verso la sensibilità dei telespettatori – alcuni potrebbero rimanerne turbati – abbiamo deciso di non mostrarvi la foto di cui vi abbiamo parlato.”

Il conduttore del TG è molto professionale nel pronunciare queste parole: non vogliamo turbarvi. Ma cos’è che non vuole mostrarci? La foto di Oscar Martinez abbracciato alla figlioletta Valeria. Sono riversi nelle acque del Rio Bravo: Morti affogati mentre tentavano di entrare negli USA per ricongiungersi alla moglie. La bimba è infilata sotto la maglietta del papà: vano tentativo di proteggerla.

E invece guardatela. E già che ci siete guardate anche quella di Alan Kurdi e della piccola Yanela che piange disperata mentre la madre è perquisita da un poliziotto.

Guardatele queste foto: ma senza la compassione destinata a svanire in poco tempo. Guardatele politicamente, guardatele bene per cercare di vederci quello che c’è. Quello che potrebbe farci entrare in contraddizione con noi stessi. Quelli potrebbero essere figli nostri e vostri, che tanto amiamo. Oppure i venerati nipotini. Sempre di meno, sempre più viziati.

Guardate per porvi una domanda semplice: Perché a questi bimbi non sono concesse le stesse possibilità? Perché sono morti, o stati brutalizzati, nel tentativo di cercare un po’ di umanità?

Le immagini sono forti. Queste persone appartengono a quelle categorie di disperati sparsi per il mondo: Africa, Asia, Sud America, Europa. Sì, anche Europa.
Gente costretta a fuggire, anche dalle infernali periferie, verso gli opulenti stati o le metropoli. Persone che i buoni e benestanti cittadini occidentali etichettano come: delinquenti, invasori, migranti economici.
Dicendo: “Come fanno a dire che sono poveri se hanno pagato tremila euro per emigrare?” Se è così, queste foto non dovrebbero indurre compassione e disorientare.

Invece turbano. Perché? Perché sono vere, persone e bimbi in carne e ossa. Non fanno parte di quel mondo finto da cui siamo sommersi. Le vediamo tutti i giorni in TV: immagini violente e truci: Sono finte. Devono solo dare emozioni. Queste no, sono vere. Gente che è morta o si ribella per reclamare ciò che gli spetta. “Gli spetta?!? Come fa a spettare loro ciò che è nostro? É tutta roba nostra. L’abbiamo sudata. Noi non la dividiamo con nessuno.” Sicuro che appartenga solo a noi?

E perché ci sono casi così anche in Europa? Perché anche in Europa, nelle città così lucenti ed evolute, vive un quarto mondo di disperati senza futuro. Diciamolo, le leggi degli stati moderni cercano di difendere il benessere, che spesso non è altro che privilegio dei ceti più forti. Così si divide la società in due blocchi contrapposti.

Ecco perché le foto dovete vederle politicamente. Queste situazioni sono il frutto di un uso di rapina delle risorse. Bisogna sapere che il 20% della popolazione mondiale consuma l’80% delle risorse del mondo. Inoltre l’1% degli abitanti del mondo possiede il 99% delle ricchezze mondiali. Perché ci sono multinazionali che hanno bilanci superiori a quelli di molti stati. Ci sono corporation come Google e Microsoft che posseggono una tecnologia capace di dominare il mondo. Perché i governi regolarmente eletti contano poco.

In questo mondo non c’è posto per i poveri ed emarginati. Al massimo concediamo loro lavori faticosi e sottopagati per tenere bassi i prezzi e per far consumare in modo compulsivo. Bisogna dare l’illusione di vivere in un mondo dorato.

Questo bisogna capire politicamente perché da qui arriva la disperazione. Se non si prende atto di ciò il futuro sarà sempre peggio. Inoltre, i cambiamenti climatici spingeranno sempre più le popolazioni dei paesi del sud verso il nord.

Ma la politica cosa c’entra? C’entra perché aiuta a capire e ti costringe a scegliere: l’equidistanza è propria dei pavidi.

Sentite cosa dice il friulano padre Zanotelli: ”Ogni gesto che compiamo è politico perché ci costringe a scegliere. Non puoi barare. Chi non vuole vedere è colpevole. Se non saremo capaci di smettere con le politiche neocoloniali e di rapina non ci potrà essere un futuro di pace e benessere”.

Ecco perché bisogna guardarle quelle foto: per sapere da che parte stare.

Non ci sono dubbi: prima o poi i poveri presenteranno il conto.

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