Nella mostra che ha preceduto le aste presso la Galleria torinese Sant’Agostino (Corso Tassoni 56) si sono potute ammirare numerose, differenti opere di pittura e scultura. Un collezionista avrebbe potuto scoprire facilmente qualche pezzo che suscitasse la sua curiosità ed innanzitutto alcuni dipinti antichi, tra i quali spiccavano “Assunzione di Maria Vergine” (XVIII sec.), ricercata scena gremita di personaggi e di angeli, ed un espressivo “San Giuseppe col Bambino” (XVII sec.), opere entrambe di autore anonimo.

La figura umana è altresì protagonista nella suggestiva “Maternità” di Cafiero Filippelli oppure nella drammatica “Esecuzione” di Renzo Vespignani, mentre Pietro Morando rappresenta uno “spigoloso” “Fiaccheraio” in attività e Michele Baretta una corrucciata “Modella in blu”.

Raffigurano inquietanti personaggi sia Enrico Alimandi nelle fosche atmosfere di “Primi sogni” e “L’altra”, sia Enrico Colombotto Rosso; scene di serenità ritrae invece Giovanni Lomi in “Colonia al mare” e “Sugli scogli” e similmente Massimo Quaglino coglie la spensieratezza nel “Carnevale a Bardonecchia”.

Augusto Bertinaria, già docente presso l’Accademia Albertina, osserva poi nell’ambito domestico un’elegante “Donna che cuce”, Fausto Liberatore descrive con accenti caricaturali “L’atelier del pittore con modelle” mentre Saverio Terruso fissa con intense cromie un “Particolare di processione”; Valeriano Ciai infine delinea evanescenti corpi in un indeterminato luogo informale.

Il visitatore ha inoltre incontrato un’ampia scelta di figurazioni paesaggistiche: Aimè Perret proietta sul prato le lunghe ombre del “Bosco”, macchia di alberi accanto ai quali Alberto Falchetti (figlio del pittore Giuseppe) colloca la luminosa “Strada per il Convento di Michetti” a Francavilla; Giovanni Colmo traccia invece la “Strada” sotto il cielo nuvoloso. Elena Marisaldi Falco pone nelle vicinanze di un lussureggiante albero alcune placide “Mucche all’abbeverata” e per Vinicio Perugia “Il bosco delle fate” diviene fitto ed impenetrabile.

Carlo D’Aloiso Da Vasto e Giovanni Guarlotti ambientano tra verdeggianti, ampi clivi l’uno “La sosta” di un gruppo di pastori, il secondo un “Paesaggio collinare con figure”. Le brulle “Colline di Gerico. Cisgiordania” di Piero Monti si estendono, abitate, intorno ad una folta chioma verde, cromia che domina l’essenziale “Paesaggio” di Carlo Quattrucci; nel dipinto di Paul-Emile Wyss infine sono riunite la meraviglia per gli elementi naturali e la capacità modificatrice del lavoro umano.

Il mare costituisce il soggetto di due opere di Cesare Bentivoglio caratterizzate da caldi riflessi ed intitolate “Scogliera al tramonto” e pure Mario Bertola ritrae il cielo velato sulla costa ligure, durante una “Sera a Noli”.

L’ambiente urbano fornisce occasioni che Lidio Ajmone capta nei vibranti “Scorcio di paese” e parimenti Luigi Bartolini crea una “Veduta di città” per mezzo di pochi tratti ed accenni di colore. Francesco Mennyey illustra magistralmente nelle incisioni la Torino del proprio tempo ma Venanzio Zolla riproduce una “Strada cittadina” in inverno e Carlo Musso, nato a Balangero, racconta gli assolati edifici della periferia, mentre Giulio Benzi è attratto dalle “Case a Robilante” che definisce con una nitida tecnica artistica.

Franco Rasma realizza un paesaggio “Notturno” dai risvolti onirici; Antonio Bencich “costruisce” le proprie opere utilizzando sia riproduzioni tridimensionali di matite, fiammiferi ed oggetti sia le loro rappresentazioni pittoriche; si spinge poi al limite del figurativo Romano Campagnoli (“Grande onda”, “Mareggiata”) e fino all’informale Luigi Roccati. Gianni Frassati s’ispira invece all’optical art nel proporre geometrie surreali ed intriganti.

 

Consistente era l’esposizione di stampe del ‘900 dalle firme significative quali Mirò, Chagall, Picasso, Warhol e compariva altresì un multiplo di Banksy (“Girl with balloon”).

Nondimeno si trovavano sculture di autori quali Alceo Dossena (“Madonna che allatta il Bambino”), Cesare Biscarra (“Cani setter”), Vincenzo Gemito (“Licco”) oppure Giovanni Manganelli.

La visita si è vissuta dunque quale piacevole percorso attraverso periodi storici e stili eterogenei.

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