Università: un bel problema sceglierla, eh? I più fortunati la azzeccano al primo colpo; i meno la sbagliano e talvolta provano a cambiare. Scegliere “l’Uni” è l’eterno dramma dai neo maturati. A partire dal quarto anno, ogni studente ha la possibilità di partecipare agli Open Day di diverse facoltà. Servono? Così così: ogni corso, infatti, cerca di mostrare il suo lato più bello: tutto lì sembra fighissimo, ma non sempre poi lo è davvero.

Non è poi così scontato che chi esce da un istituto tecnico debba andare direttamente a lavorare, chi da uno scientifico a fare una facoltà scientifica e chi da un classico un facoltà umanistica. È controproducente farsi influenzare troppo dal proprio percorso precedente per scegliere la giusta facoltà, anche se ovviamente un ragioniere avrà assimilato più competenze per affrontare il Politecnico rispetto ad un cuoco.
E che dire delle facoltà che sarebbero il sogno della nostra vita, ma che sembrano non avere nessun prospetto lavorativo? Filosofia, Storia, Lettere classiche, Antropologia, Scienze delle comunicazioni e compagnia bella. Parliamone un po’: è vero che un ingegnere trova più facilmente lavoro di un’antropologa, ma forse un’ottima antropologa trova tanto lavoro quanto un buon ingegnere. Scegliere l’università che ci piace ci dà la possibilità di esprimere al meglio le nostre possibilità, vivendo cinque anni sereni. Sceglierne una che non ci convince, per fare un piacere a “mammà-e-ppappà” o perché sembra più seria o promettente, viceversa, ci porta a soffrire cinque anni o più su valanghe di materiale didattico che non ci interessa e, probabilmente, a passare il resto della vita a fare un lavoro che non ci appassiona. Inoltre, il mondo del lavoro è in veloce evoluzione: fra 10 anni esisteranno lavori che oggi non esistono, per cui non possiamo considerare il percorso universitario eccessivamente determinante.
Quindi, riassumendo: scegliamo quello che vogliamo fare davvero, anche a costo di pensarci fino al giorno prima dalla scadenza massima, e facciamolo al meglio.
Può anche capitare di sbagliare percorso. Non è un grande problema, entro certi limiti. L’importante è rendersene conto il prima possibile e cambiare facoltà di conseguenza.

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