Fra Otto e Novecento la valle di Viù è stata visitata oppure abitata da personaggi illustri: in primis i baroni Franchetti-Rotschild che vivono in “una villa dalle imposte rosso fiammeggiante sul legno cupo delle facciate” (E. Moncalvo). Vuole la tradizione che qui sia stato ripetutamente ospite Giacomo Puccini. Poi Benedetto Croce, forse lo scultore Biscarra, pittori come Francesco e Guido Gonin, Giacomo Grosso, Piumati e Guarlotti; infine, Albert Neuchuller che scompare ai Tornetti.

Un clima dunque di elegante vacanza nel quale si inseriscono le figure dei marchesi di Barolo “anime rare, sempre occupate di vera carità e di Dio”.

Nello scorso mese di maggio, nella torinese chiesa di Santa Giulia, S.E.R. Mons. Cesare Nosiglia ha presieduto la Concelebrazione Eucaristica in ringraziamento al Signore “per il riconoscimento ecclesiale dell’eroicità delle virtù del Venerabile Carlo Tancredi Falletti di Barolo” (1782-1838).

Carlo Tancredi e la consorte Juliette Colbert de Maulévrier (1786-1864) trascorrono vari anni della loro giovinezza alla corte parigina tanto che nel 1806 – al loro matrimonio – sono testimoni l’imperatore Napoleone e Giuseppina di Beauharnais; non nasce l’erede, per cui i coniugi cercheranno a Torino tra i poveri dei “figli adottivi” ai quali rivolgere le proprie cure. Uno dei numerosi gesti di pietà, specie della marchesa, coadiuvata amorevolmente dal suo sposo Carlo Tancredi, è quello di migliorare le condizioni delle carcerate, inoltre fonda il Rifugio per accogliere Ex-carcerate, le “Sorelle penitenti di santa Maria Maddalena”, anch’essa ex carcerata, le Maddalenine (cioè ragazze in difficoltà). Fonda anche l’Ospedaletto di Santa Filomena ( per giovani con handicap ), si prende cura delle orfane, di genitori vittime di colera, affidate per la loro formazione alle Suore di S. Anna e da lei denominate Giuliette.

La presenza di Tancredi a Torino invece legata particolarmente alla prima “Sala d’Asilo” inaugurata in Italia, alla fondazione della Congregazione delle Suore di Sant’Anna, “benedette donzelle pietose”, come scrive Silvio Pellico, alla costruzione della loro Casa Madre. Tuttavia, il marchese di Barolo va ricordato in modo speciale per il suo impegno della “res publica”. Particolarmente versato nelle materie amministrative fu chiamato per ventidue anni, ossia fino alla morte, di volta in volta a esercitare ruoli diversi fino a raggiungere il vertice della piramide istituzionale (sindaco nel 1826 e 1827). In tali uffici al suo interesse, competenze e saggezza amministrativa è dovuta la fondazione della prima Cassa di Risparmio a Torino, la costruzione della chiesa Gran Madre, la dotazione di viali alberati che ancor oggi ne costituiscono un vanto.

Nell’Ottocento la nostra valle  si raggiungeva mediante una pur larga mulattiera, per cui il marchese di Barolo si fa promotore per la costruzione di un ponte e della strada carrozzabile Germagnano-Viù; in mancanza di fondi comunali, il Servo di Dio offre un consistente mutuo al tasso ridotto del 3.5%. La somma avrebbe dovuto essere restituita nell’arco di sedici anni mediante l’imposizione di un dazio (1838). Vent’anni più tardi, scomparso Tancredi, gli amministratori comunali chiedono a Juliette di poter restituire solo la metà del capitale e degli interessi, ai quali per altro la marchesa rinuncerà. Una lettera del re Carlo Alberto datata 1837 – gentilmente fornitaci dalla Madre Superiora Suor Felicia – conferma il mutuo.

Nel 1844 due religiose di Sant’Anna vengono trasferite a Viù per occuparsi della scuola femminile: era stato fondato il “Pio Stabilimento delle scuole per fanciulle”. Anni di lavoro, interrotti nel 1855 per motivi di impedimenti riguardanti gli Esami Magistrali, ripresi negli anni settanta sempre nel secolo XIX con la presenza di Suor Maria Flora e di Suor Maria Angela.

Proprio a Viù, nel 1943, giunge suor Gisella Terzi, figura che molti di noi ricordano per la disponibilità sempre dimostrata e per il sorriso. Pur con un intervallo torinese, suor Gisella rimarrà sino al 2008 in una terra dove cento anni  prima “gli abitatori di questi monti erano miseri”. Tanto!

La suora è particolarmente devota alla consorella Enrichetta Dominici (+1894), nominata Superiora generale, fondatrice non solo di tante case in Italia ma anche della fiorente missione in India (1871).

Una notte del dicembre 1947 un bambino ospite nella casa di Viù è in condizioni di salute gravissime ma non lo si può trasferire ad un ospedale di Torino, poichè le strade sono bloccate da fortissima nevicata. Suor Gisella si raccoglie in preghiera fervida – unitamente alle consorelle e ai bambini – rivolgendosi a Maria Enrichetta Dominici al fine di proteggere Bruno Colla: il mattino seguente il piccolo malato è in buone condizioni di salute e proprio questo miracolo consentirà di proclamare Beata madre Enrichetta.

Nel 1998 è stata stipulata una convenzione fra il Comune di Viù e la Casa delle suore di Sant’Anna della Provvidenza al fine di utilizzare la Casa per ferie intitolata a “Madre Enrichetta Dominici”.

Chi raggiunge oggi la valle di Viù transita sul ricostruito Ponte Barolo; per onorare la memoria di Tancredi è stato collocato, nella navata destra della Parrocchiale di Viù, un busto marmoreo la cui dedica così recita:

Alla Memoria
del marchese Tancredi Falletti di Barolo
benefattore del loro paese e di loro stessi
pieni di venerazione e di gratitudine
i fratelli Carlo Ottavio e Giovanni Antonio Marchis
MDCCCXLIII

A quanto riferiscono C. Santacroce, D. Cane e M. Julini, nel 1887 “sulla facciata del municipio fu posta una lapide che ricordava i benefici ricevuti dai marchesi” nella Valle; l’opera è stata successivamente collocata presso la congregazione di N. S. di La Salette.

I marchesi di Barolo: “Un unico cuore che batte per la carità”,  D. Bolognini.

 

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