Nella Londra del secolo XVIII alcuni paesi cattolici, tra i quali Francia, Spagna, Portogallo, Austria e Italia avevano annesse alle loro ambasciate le relative cappelle ove poter celebrare liberamente le messe e la chiesa della rappresentanza diplomatica sabauda era considerata la più prestigiosa. Questa notorietà era certo legata ai buoni rapporti diplomatici fra le corti londinese e torinese, ma soprattutto perché Torino era considerata da molti osservatori stranieri come un luogo politicamente e culturalmente all’avanguardia, rispetto ad altre “città” italiane reputate “antiche”.

La cappella sabauda aveva sede  in  Lincoln’s Inn Fields, Duke Street, in locali adibiti al culto cattolico già a fine Seicento, ma nel 1688 con la caduta del regno di Giacomo II Stuard, nella notte dell’11 dicembre venne devastata e buona parte degli arredi furono dati alle fiamme. Successivamente, nel 1700 i registri del Municipio di Westminster la indicarono come “occupata” dall’ambasciatore del Portogallo.

Nel 1715, dopo un breve periodo di abbandono, fu pertinenza del regno di Sicilia, passato ai Savoia con il trattato di Utrecht. Con la guerra della Quadruplice Alleanza del 1720 i Savoia persero la Sicilia, ma ottennero la Sardegna che diede il suo nome all’intero stato sabaudo: la chiesa divenne così la sede di culto della rappresentanza diplomatica del regno di Sardegna assumendo la denominazione The Sardinian Chapel.

Le fotografie pubblicate su “History of the Sardinian Chapel Lincoln’s field” di J. Harting (Londra, 1905) mostrano l’interno dell’edificio come una sala di grandi dimensioni (poteva contenere sino a 600 persone), con due ordini di gallerie scandite da possenti colonne lignee; da una di esse di poteva accedere direttamente alla dimora dell’ambasciatore. L’imponente organo (sul quale salirono i più importanti musicisti cattolici inglesi) era sovrastato dallo stemma di casa Savoia; il servizio religioso era svolto a un buon numero di preti e cappellani che officiavano la messa – in latino e non in inglese – ogni giorno alle ore dodici. L’importanza della chiesa era ulteriormente sottolineata dal fatto che i certificati di battesimo e di matrimonio in essa celebrati erano riconosciuti validi anche dalle autorità cattoliche inglesi, già dalla fine del regno di Giorgio I (1660-1727).

Il 30 novembre 1759 la chiesa fu distrutta da un incendio, ma rimase chiusa per poco tempo poichè in soli quattro anni fu ricostruita a spese di Carlo Emanuele III, su disegno di Jean Baptist Jacque che la progettò più ampia per accogliere un sempre maggior numero di fedeli.

Sul finire del regno di Giorgio II però l’opinione pubblica inglese iniziò a manifestare un certo dissenso nei confronti della chiesa in generale. Salito al trono Giorgio III (1760-1801) la situazione si complicò sino a sfociare nelle “Gordon Riots”, le manifestazioni violente avvenute tra il 2 e il 9 giugno 1780 rivolte contro il “Catholic Relief Act” emanato nel 1778 per attenuare la discriminazione nei confronti della minoranza cattolica. Il 2 giugno la chiesa diventò il bersaglio preferito della sommossa anticattolica: fu gravemente danneggiata e saccheggiata delle suppellettili e degli arredi sacri.

La Sardinian Chapel nuovamente ricostruita e rimase alle dipendenze della sede diplomatica sarda sino alla fine del secolo XVIII; infatti durante il periodo dell’occupazione francese di Torino (1798) la cappella fu chiusa e messa in vendita, ma con il supporto del vicario apostolico a Londra e della stessa corte sabauda fu possibile la riapertura e il patronato restò sotto il Re di Sardegna sino al 1858 (P. Cozzo, Cambridge 2017).

I regnanti sabaudi conservarono sempre una solida importanza in ambito londinese, vista la rilevanza che il settimanale Times diede riportando la notizia che domenica 3 dicembre 1855 Vittorio Emanuele II partecipò alla messa concelebrata da Francesco Faa di Bruno nella cappella dell’ambasciata che dal 1853 aveva mutato la titolazione in “St. Anselm’s, Duke Street” e dal 1861 venne dedicata a “St. Anselm and St. Cecilia”.

Della Sardinian Chapel in  Lincoln’s Inn Field, demolita nel 1909, resta più nulla se non la nuova denominazione della Duke street in “Sardinian Street.

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