La Galleria Luigi Caretto ha concluso il 2019 è iniziato il 2020,  con  quattro appuntamenti importanti; la partecipazione alla elitaria fiera di Maastricht, palazzo Corsini a Firenze (Caretto & Occhinegro) e il rendez-vous con Flash-Back a Torino e la mostra di antiquariato a Modena.

Un grande successo per ogni occasione poiché le opere che Luigi Caretto acquista, sceglie, sulle quali indaga storicamente, sono sempre di classe.

Nel catalogo di auguri per il 2020 inviato a collezionisti e critici d’arte, spicca la figura di Cornelis van Poelembourg, uno dei più “importanti pittori italianisti della Golden Age”, prediletto da Cosimo II de’ Medici, dal Principe Federico Elettore d’Orange, da Ferdinando V. L’opera esposta nella sede di V. M. Vittoria 10, Torino (“Il Convito degli Dei”, 1640) misura solamente 27×33 cm. ma accoglie memorie classiche con luminosi nudi femminili, sprazzi di luce, azzurre sete intensamente drappeggiate, braccia levate nel cielo.

Rimanendo fra le immagini, ecco proporsi al visitatore l’accorto ritratto di “Gentildonna” dalla candida gorgiera e dall’espressione aristocratica (Hendrick Guerritsz Pot, 1630) e la vivace riunione di contadini (C. Joost Drochslot, 1650 c.): una scena d’interno animata dalla presenza dei cani, della mensola con vini e formaggi, bambini, un approccio amoroso, lucidi rami; opera di qualità alla quale s’accosta L'”Interno di Osteria” (Pieter de Nijs, 1651, con firma per esteso), caratterizzato dall’espressione degli astanti che leggono assai interessati una missiva.

Il tema della natura morta si concentra sulla coppia di dipinti legati al nome di Marseus O. van Schrieck con un alberello centrale, funghi, vivaci fiorellini, farfalle e anche un vispo furetto.

L'”Adorazione dei Magi” è opera del Maestro della Crocifissione di Anversa; così l’art director della Galleria si esprime:

Le catene d’oro e la ricca cintola, la perfezione anatomica
delle mani, l’architettura classicheggiante e magniloquente,
in contrasto col paesaggio verde e blu (…) fanno di questo
dipinto un manifesto perfetto della pittura fiamminga”.

Accanto,  una soave Vergine in atto di porgere il seno a un Bambin Gesù dallo sguardo indagante (Maestro del Pappagallo) e il bellissimo “Paesaggio fluviale” giocato fra le luci delle acque, fragili ponti a collegare nordiche architetture, un campanile – torre  immerso nell’azzurro del mattino e una scena di “Fuga in Egitto” con un’imbarcazione che scivola su di un ipotetico Nilo.

Un consiglio ai visitatori di Torino: fermate il passo per una tappa d’arte in una Galleria che espone dipinti dell’Europa del Nord solo e sempre di qualità.

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