È un lontano passato quello che riemerge dagli scavi in corso a Caselle nella centralissima piazza Boschiassi, all’angolo fra via Cravero e via Martiri. Siamo a pochi metri dalla chiesa parrocchiale di S. Maria, e sono proprio legate alla presenza dell’edificio sacro le antiche sepolture che stanno riaffiorando, riportate pazientemente alla luce dal lavoro di due archeologhe inviate dalla Sovraintendenza di Torino.

Tutto era partito, nel pomeriggio di mercoledì 9 settembre, dal primo ritrovamento di ossa umane, all’interno di un manufatto di mattoni, da parte dell’escavatore della ditta appaltatrice, per conto SMAT, dei lavori di sostituzione della condotta dell’acqua potabile lungo via Cravero. Il fronte di scavo, partito in agosto dall’angolo con via Circonvallazione, aveva già percorso tutta la via, e si stava affacciando su piazza Boschiassi per proseguire quindi su via Guibert. Stoppati i lavori nel punto del ritrovamento, martedì 22 settembre è cominciato il cantiere archeologico. Un lavoro certosino, fatto a mano dalle due archeologhe, per scoprire, documentare e catalogare i reperti man mano affioranti.

“Le sepolture scoperte nell’area di scavo sono numerose, più di una decina” – spiega al telefono la dottoressa Stefania Ratto, della Sovrintendenza Archeologica – “Poche sono quelle strutturate con murature in laterizio, e sono probabilmente quelle più antiche. Le sepolture prevalenti sono invece terragne, cioè scavate direttamente nella terra nuda, e sovrapposte a quelle in muratura. I resti umani non sono accompagnati da elementi di corredo; ma questo è normale per le sepolture in periodo cristiano, a differenza di quelle in periodo pagano che erano accompagnate da oggetti, anche non di stretto corredo personale. Difficile una datazione precisa dei resti ritrovati, che sarà possibile attribuire solo facendo le analisi col Carbonio-14. Sappiamo peraltro che la chiesa originaria, posta a fianco di questo cimitero è di impianto duecentesco, con orientamento probabilmente capovolto rispetto all’attuale. Le tombe più antiche possono essere coeve”.

Terminata l’attività di indagine archeologica, lo scavo sarà riconsegnato a SMAT per la conclusione delle attività di sua competenza. I reperti più significativi sotto l’aspetto scientifico saranno trattenuti nei magazzini della Sovraintendenza, mentre per i restanti resti umani dovrà decidere il Comune come assicurarne la definitiva sepoltura.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.