Maria Savi-Lopez – nell’interessante pubblicazione “Leggende delle Alpi” – così ricorda la cappella degli Olmetti, “Ascosa fra gli olmi”, edificata dopo il miracolo avvenuto nel 1701 con la guarigione dei due figli di Giovanni Bovero:
“La cappella degli Olmetti, che vidi in parte selvaggia
e triste della valle di Viù, a mezzanotte secondo una
credenza popolare, i morti si raccolgono per sentire
la messa, detta da un misterioso sacerdote, e un
sagrestano invisibile suona la campana…”.
Se vogliamo invece conoscere l’abbigliamento degli abitanti di Lemie e Usseglio dobbiamo riferirci a quanto scritto nel 1820 dal conte Luigi Francisetti:
“Hommes ed femmes sont absolutement tous habilleè d’un
drap grossier, avec la seule différence que
l’habillement des hommes est blanc, et celui des femmes de
couleur cafè…”
È sfogliando la recente pubblicazione “Le memorie ch’io vi lascio saranno una perla” ( don Domenico Pacotti, 1801 – 1871 ) che ritroviamo alcune immagini grafiche riguardanti gli Olmetti, realizzate nel secolo XIX da importanti autori quali Clemente Rovere e Pietro Chionio; inoltre, un’incisione con “La vera immagine di Maria SS. detta degli Olmetti venerata nelle fini del luogo di Lemie”.
Il Rovere ci lascia due fogli raffiguranti “Il santuario della Madonna degli Olmetti presso Lemie nel 1840” e “La Madonna degli Olmetti presso Lemie nel 1854”. Nel primo caso l’autore si ispira alle arcate verso il torrente Stura, mentre successivamente riprende l’intero complesso con il ponticello di legno, arricchito al centro da un pilone, ( che ancora noi ricordiamo ) che conduce al Chiampetto.
Il Chionio, il 27 maggio 1858 invece guarda alla zona absidale nel foglio “Madonna degli Olmetti ( Strada da Lemmie (sic) a Usseglio )”, con i militari diretti al fondo della valle.
Questo santuario, sino agli Anni Ottanta del secolo ventesimo, era arricchito per la presenza di numerosi ex voto ( molti dei quali settecenteschi ), lampadari con gocce di cristallo, arredi liturgici; nelle tavolette il miracolo è affidato alla Vergine Addolorata, a San Michele, alla Consolata. Una vera galleria d’arte purtroppo rubata, anche per incuria.È doveroso dirlo.
L’8 di settembre si recava processionalmente la statua di Maria Bambina conservata in parrocchiale:
“Si fa la processione al Santuario dove si canta
la messa solenne, si fa il discorso, si dà la
benedizione” e si offre il pane della carità.
Oggi il Santuario tanto venerato nel passato, all’interno è pressoché spoglio, la facciata necessita di restauri, la finestrella dalla quale si vedeva l’originale pilone votivo costruito nel 1721 è in pessime condizioni; il grande olmo è stato abbattuto ( in quattro lo abbracciavano ) e sostituito da un albero che crescerà. Certamente non sono più necessari tre sacerdoti invitati appositamente per la confessione il giorno della festa!
A chi il dovere di un restauro conservativo?

 

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