Siamo quasi alla fine dell’Avvento, tempo anche di preparazione al Natale. Avvento, cioè venuta. Di chi? Ben lo sappiamo (anche se a volte lo perdiamo di vista): di un Dio che per amore dell’umanità si è fatto bambino e uomo come noi.
L’Avvento ci vuole non solo richiamare la nascita di Gesù, ma anche le sue venute quotidiane, soprattutto nelle persone che sono in difficoltà e si aspettano giustamente un nostro intervento. Ancora: ci prepariamo alla sua venuta finale, non solo alla conclusione della storia del mondo, ma alla fine della nostra vita, al nostro incontro con lui.
Ogni Natale si colloca nella storia degli uomini, nella mia storia: per questo è diverso. Porta con sé le ansie e le gioie, le speranze e gli scoraggiamenti di questo momento particolare, un momento che ha bisogno di tanta luce. È diverso, perché diverso è lo stato d’animo con cui viene celebrato.
È possibile celebrare il Natale di Gesù senza un segno visibile in casa? Cerchiamo allora di costruire un presepe, anche piccolo. Non è solo per la gioia dei bambini, ma proprio per noi adulti, perché abbiamo bisogno di fermarci (soprattutto di questi tempi) davanti alla capanna.  Per contemplare Dio che si fa bambino.
Mi piace il presepio, qualsiasi presepio. Quelli artistici come quelli rudimentali con le statuine costruite dai bambini, che ci fanno entrare nel loro modo di immaginare il Natale.
Mi piace il presepio. Anche quelli che non esitano a far nascere Gesù nelle zone incandescenti della terra del nostro tempo dove imperversa la guerra, dove staziona la fame, dove lo sfruttamento e l’oppressione rovinano la vita degli uomini, dove il Covid continua a creare sofferenza e disorientamento. In effetti se Gesù decidesse di nuovo di farsi uomo non sceglierebbe proprio quel gesto di incarnarsi e portare la Buona Notizia che Dio ci ama? E visto che ha accettato di essere uomo fino in fondo, accetterebbe di condividere anche la paura, anche la sobrietà e la penuria, anche la malattia.
Non è il Dio forte e potente che incute timore, ma il Dio che desta tenerezza, proprio per la sua fragilità.
Il presepio non è fatto solo per raffigurare la realtà di un tempo passato, ma per facilitare l’incontro con Gesù, vivo, ogg, deponendo davanti a lui ogni arroganza, ogni pretesa, ogni pregiudizio, ogni spirito di violenza.
A me piace il presepio. E a voi? Spesso gli mettiamo davanti tante altre cianfrusaglie che lo schiacciamo in un angolo: per cui il Festeggiato viene quasi ignorato. Pensiamoci davanti al nostro presepio e al semplice presepio che viene preparato da dei volontari in ogni zona.
Buon Natale nel Signore!

Don Claudio Giai Gischia

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