In decine di riunioni fatte all’inizio del 1972 per fondare il giornale della Pro Loco che io sappia non abbiamo mai parlato della testata. E questo ancora oggi io non me lo spiego. Ma di cosa parlavamo? Ci siamo occupati del logo, creato da Musci, ma non del nome. Il “nome” l’ha pensato Silvio Passera, il presidente, il giorno che andò a registrarlo. Cose Nostre, dunque. Forse per una testata non fu dei più felici, qualche perplessità l’ha sollevata, e tuttavia…
E tuttavia il mensile casellese ha fatto la sua strada, ed è arrivato felicemente al mezzo secolo di vita ed ora noi siamo qui a festeggiarlo. In questi suoi 50 anni di storia indubbiamente il nostro giornale ha dato largo spazio alla narrazione del territorio e alla pluralità dell’informazione. Tra l’altro dopo alcuni anni, nel 1994, Cose Nostre eliminò dalla testata la frase Organo ufficiale della Pro Loco e divenne Mensile di informazione.
Da ricordare che la funzione informativa negli anni è stata soppiantata dal flusso continuo di dati che quasi in tempo reale oggi bombarda le redazioni e i cittadini. Ovvio, l’avvento di internet, dei giornali online e di tutto quanto di bello e di brutto circola in rete ha creato problemi, prospettive e opportunità diverse ai giornali. Tant’è che anche Cose Nostre ha – oltre al cartaceo – un sito online che permette di dare notizie quasi in diretta senza aspettare l’uscita mensile.
Abbiamo accennato alle novità – alcune sbalorditive – che hanno accompagnato il viaggio dell’informazione in quel periodo, ma non per questo abbiamo perso di vista il vostro fedele cronista.
Il quale, dopo anni di gavetta – si fa per dire – a un certo punto insieme alla carica di direttore del giornale mi arriva anche la tessera di iscrizione all’Ordine dei Giornalisti, documento questo che ti permette persino di dirigere il Corriere della Sera. Ti senti una potenza, ovvio che si fa per dire. E allora parti alto, con i tuoi sogni più belli di giornalista a tutto tondo, con davanti il classico cliché che comporta il pass infilato nella fascetta esterna del cappello borsalino, cravatta slacciata, sigaretta in bocca, lettera 22 nello zainetto e un sorriso un po’ strafottente sempre pronto ad estrarre la famosa frase passata nella storia del cinema e del giornalismo: “Ė la stampa, bellezza!”
E allora dal bagaglio che porti sulle spalle tiri fuori il meglio, e nel suono del vento le parole degli dei ti vengono sussurrate. Poi, poi invece la realtà è che come inviato speciale ti tocca l’inaugurazione di un corso di calcio a 5, e come cronista d’assalto invece devi fare un pezzo sulla panchina del prato della fiera che nottetempo è stata danneggiata da ignoti: insomma, ci si” sporca” subito di quotidianità. La realtà e l’illusione si mescolano, e allora tiri fuori tutta la passione che hai dentro e vai avanti, e pensi e ti aiuta un brano di Valerio Magrelli che suona così: “Preferisco venire dal silenzio per parlare. Preparare la parola con cura perché arrivi alla sua sponda scivolando sommessa come una barca, mentre la scia del pensiero ne disegna la curva”.
Scrivere a volte è una fatica, che ti esplode dentro, che ti costringe a scavare nel profondo, a fare altari alle parole, a volte invece ti sorprendi a cantare. Resta comunque una significativa esperienza che ha dato un respiro al mio grumo di sogni che porto a spasso da una vita. Ho passato tanti anni in redazione, e sono stati anni corti come giorni. Anche perché un giornale non è solo e soltanto della carta con su scritto delle parole ma sa anche essere di più, molto di più.
Da un flash della redazione iniziale mi sovviene chiaro il ricordo del mitico direttore Silvio Passera e quello della maestra Nazarena Braidotti che portò una ventata di idee e di intelligenza, e che ancora oggi compare tra le firme più prestigiose del nostro mensile. Più sfumato invece – ma emblematico – il ricordo del giorno fissato per la stampa del primo numero di Cose Nostre. Tutto normale: caos calmo, redazione e tipografia con telefono rosso surriscaldato: con la certezza che la notte piena di attese passerà. Tutto ok, nulla di strano, semplicemente era nato un Giornale!
Una festa, dunque, una festa grande per tutti noi, per Caselle, per l’informazione locale, questo 50° compleanno del mensile casellese, le sue nozze d’oro. E io dall’alto della mia veneranda età oggi guardo quasi incredulo a questo giornale che ho visto nascere, ho cullato e aiutato a crescere e ora a compiere felicemente cinquant’anni di vita. E da questo mezzo secolo io ne sono stato lontano circa 14 anni. Una pausa lunga, con altre esperienze.
Non pensavo di arrivarci, e ora mi sorprendo e sto lì, cercando per un attimo di non uscire dal mondo, di stare con i piedi per terra, di non scrivere santini caramellati. E in questo miscuglio di sentimenti mi sorprendo a continuare a inseguire sogni nei miei cieli, a inciampare sulle margherite, a non fuggire la vita, a credere nella famiglia; ma continuo anche a credere nella secolare funzione del giornalismo, dell’informazione, che oggi sia pure zoppicando è pur sempre un cane da guardia della società, è il quarto potere. Con altre parole: continuo a credere in Cose Nostre, il mensile di informazione edito dalla Pro Loco e presieduta da Silvana Menicali e auguro al direttore Elis Calegari e a tutto il mondo che ruota intorno al giornale, con stima e affetto, ancora lunga vita.
Tanti, tanti auguri Cose Nostre, per molti sei sempre stato una voce amica, uno di casa di cui fidarsi; per me invece sei stato la passione di una vita.

Gianni Rigodanza è un giornalista e scrittore. Maestro del lavoro, Casellese dell’Anno, premio regionale di giornalismo; tra i fondatori, redattore e direttore di Cose Nostre per 32 anni. Finalista del 3°concorso letterario Marello. Autore di diversi libri di storia locale. Ha scritto per il Risveglio, Oltre e Canavèis.

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