“ Piazza Falcone , ore 16. Puntuali. La Passeggiata inizia alle 16.05” il messaggio di Luca Alberigo, che insieme a Mara Milanesio, Giancarlo Colombatto e Vittorio Mosca ha ideato questo primo appuntamento- esperimento, un vero atto d’amore verso Caselle.
Sotto un sole insolitamente cocente per la fine di maggio, ci uniamo ad una cinquantina di casellesi vestiti da turisti, curiosi di ripercorrere piazze e vie della propria cittadina con occhi diversi per scoprire testimonianze di un passato lontano che anche Caselle ha vissuto.
Seguiamo l’ombrellino giallo di Mara che ci conduce al fondo di Piazza Falcone verso il tratto di bealera ancora a cielo aperto da cui parte il racconto di Giancarlo, che da anni si occupa con rigore storico dell’evoluzione nel tempo della nostra città e del suo territorio sulle pagine del mensile Cose Nostre.
Scopriamo così che Caselle era un “ paese d’acqua” con grandi canali che, con i loro salti, muovevano mulini e telai e macine per la produzione di carta e tessuti; bealere ormai coperte ma ancora esistenti sotto le vie e i marciapiedi che quotidianamente percorriamo.
La passeggiata prosegue in Via Cravero tra lo sguardo meravigliato di altri casellesi, che stupiti e divertiti si chiedono: “ Turisti a Caselle? Cosa ci sarà mai da vedere? “.
Beh, c’è molto da conoscere e gli sguardi interessati e meravigliati della comitiva lo dimostrano.
Ci si ferma davanti alla chiesa di Santa Maria per scoprire che nel Medioevo quello che è oggi il sagrato ospitava il cimitero; che qui scorreva una bealera che faceva girare la ruota del mulino feudale; che dove c’è oggi una gioielleria all’epoca c’era il forno feudale dove tutti i popolani per legge erano obbligati a cuocere il loro pane.
Al racconto di Giancarlo si unisce quello di Vittorio dedicato più all’aspetto artistico della città; i due si compensano alla perfezione e le spiegazioni si sentono chiare grazie alla cassa che Luca trasporta su un carrello.
Affiatamento e collaborazione!
Ecco i portici di Palazzo Mosca e poi la chiesa di San Giovanni e qui scopro che via Torino era una bealera che avvolgeva l’antico borgo murato di una Caselle medievale il cui centro era costituito dall’immancabile castello feudale con due torri, che oggi ospita l’asilo “La Famiglia”; che l’entrata della chiesa era laterale; che la via principale del borgo era via Gibellini con i suoi portici di cui restano ancora dei tratti ben conservati sotto i quali si svolgeva la vita commerciale del borgo.
Su due angoli del vecchio Municipio, Vittorio ci fa notare due sculture in terracotta, che già conoscevo e a cui si attribuiva una leggenda dal sapore misterioso e peccaminoso, ma di cui ho colto per la prima volta i particolari: il volto delicato della Madonna e la preziosità del suo abito.
Via Torino, angolo via Mazzini: la bealera scorreva verso i campi di Strada Mappano ed in questo punto nel 1800 il sindaco Garola fece costruire un ponte per attraversarla.
Si tocca Piazza dell’Emigrante, dove fino a non molti decenni fa c’era una delle tante cascine di Caselle, poi foto ricordo sullo scalone delle Scuole Elementari di via Guibert che alcuni dei presenti hanno frequentato. Onestamente non sapevo che nell’ala verso Vicolo del Teatro fosse ospitato il primo ospedale e che il Vicolo prendesse il nome proprio dal teatro che aveva sostituito la cappella del castello.
La Chiesa dei Battuti, che sarà tema di un incontro apposito, ci accoglie con la sua frescura e conclude felicemente il tour.
Gli applausi, i complimenti e i ringraziamenti a Mara, Giancarlo, Luca e Vittorio da parte di tutti testimoniano l’interesse che c’è per la scoperta di una Caselle “altra”, diversa dall’anonima “città dell’aeroporto “definizione che è stata affibbiata alla nostra cittadina.
Che piacevole pomeriggio nella mia città!
A quando il prossimo appuntamento?

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