“Non piove ma grandina, governo ladro!” così potremmo aggiornare, scherzosamente, l’antica imprecazione del cittadino malcontento. In realtà c’è poco da scherzare. Soprattutto nel settore agricolo, ove le conseguenze del cambiamento climatico in atto sono ben concrete e visibili.

Ne è stato un esempio, la violenta bufera di grandine e vento della tarda serata del 30 giugno scorso. Un evento anomalo, a seguito del quale il governo nazionale è stato costretto a dichiarare lo stato di emergenza per il Piemonte. Particolarmente colpita tutta la zona nord di Torino fino al Chivassese e Basso Canavese. Praticamente distrutto nel Parco della Mandria il viale monumentale di querce secolari, posto all’ingresso principale. E proprio alla Mandria, convocata dal presidente dell’Ente di gestione delle aree protette dei Parchi Reali, avvocato Luigi Chiappero, si è svolta, giovedì 7 luglio, la riunione dei sindaci di Venaria, Druento, Borgaro, Caselle, Robassomero, San Gillio e Fiano, volta a coordinare le richieste alla Regione per gli interventi conseguenti alla proclamazione dello “stato di calamità”.

Per quanto riguarda in particolare Caselle, e il mondo agricolo particolarmente presente nel nostro Comune, su iniziativa della nuova Amministrazione si è tenuta martedì 19 luglio in Sala Fratelli Cervi una riunione a cui erano invitati gli iscritti della Coldiretti, della CIA Agricoltori Italiani e dell’UCI Unione Coltivatori Italiani; nel corso della serata sono state illustrate le modalità da seguire per le richieste di ristoro dei danni subiti. In particolare, da martedì 26 luglio è stato attivato il servizio Nembo, la procedura on line della Regione per avviare le pratiche di rimborso a seguito di danni per eventi atmosferici.

“Annate brutte come questa non ne avevo ancora viste – testimonia Giovanni Verderone, della Cascina Castellazzo, presidente onorario dell’Associazione Provinciale degli Allevatori, e che di annate ne ha viste parecchie, avendo festeggiato lo scorso giugno le sue ottanta primavere. “Alla primavera siccitosa abbiamo finora potuto far fronte con l’acqua irrigua che, anche se in misura più ridotta, arriva dalle nostre bealere, derivate dalla Stura. La coltura del mais è stata però poi compromessa dalla grandinata del 30 giugno. L’entità dei danni nelle zone colpite varia dal 60 al 90%. Per quanto riguarda gli allevatori di bestiame, la situazione è drammatica per quelli che erano soliti fare la transumanza in montagna nel periodo estivo: nei pascoli in quota manca anche l’acqua, e i pastori stanno anticipando i rientri. Il problema è che anche in pianura si fa fatica a trovare il foraggio, e i prezzi d’acquisto stanno schizzando all’insù. Nell’impossibilità di far fronte alla situazione, qualche allevatore sarà portato a mollare e chiudere le stalle. Per l’autunno si sta profilando una  situazione veramente brutta”.

 

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