Tra i mesi di luglio e agosto s’è intensificata l’attività russa nel Mediterraneo centrorientale, sino all’Adriatico. Sfilate dall’operazione “Irini” (embargo aeronavale europeo principalmente d’armamento da e verso la Libia), le due fregate italiane “Bergamini” e “Marceglia” hanno iniziato a “marcare”, nella metafora calcistica, rispettivamente il cacciatorpediniere “Tributs” e l’incrociatore “Varyag”; mentre gli aerei P72 dell’Aeronautica militare osservavano dai cieli, il sommergibile “Longobardo” fotografava dal di sotto della linea di superficie, senza farsi accorgere, la fregata “Grigorovich” e il Tributs . «Sono state le forze italiane a prendere le contromisure […] Una reazione fluida, da manuale, ordinando quella che viene chiamata “un’operazione di ricerca” […] Insomma, non le abbiamo mollate un attimo.», ha fatto sapere Supermarina.
La corposa presenza russa nel Mediterraneo ha due scopi: il primo è quello di garantirsi le rotte commerciali con i Paesi non aderenti all’embargo – sempre via Suez – adesso che la navigazione s’è allungata con la chiusura del Bosforo alle unità militari e l’approdo nel “mare nostrum” è obbligatoriamente via Gibilterra; il secondo scopo è premere sull’emisfero Nato. Dal 2017, anno nel quale terminarono i lavori di ristrutturazione del siriano porto di Tartus, concesso alla Federazione russa per mezzo secolo e già base navale sovietica, insieme con la presenza aeroterrestre in Cirenaica dal 2019-20, l’attività russa nel Mediterraneo s’è intensificata. Nel Mediterraneo centrale come in Cirenaica, i russi presenziano: «Non per minacciare Roma, quanto per compiere un altro passo verso il sistema di basi Usa e alleate presenti in Sicilia (Sigonella, Niscemi e Augusta) e nel resto del Sud Italia, che rappresentano l’architrave delle capacità americane di controllo del nostro mare e delle terre che vi si affacciano». La specifica azione ionico-adriatica intendeva per un verso indispettire la portaerei statunitense “Truman” e osservarne la reazione; per un altro – al momento solo ipotetico – comprendere se possibile usare quel mare come piattaforma di sparo dei missili Kalibr sull’Ucraina. Se la Russia tenta di tornare al prestigio bipolare o qualcosa di somigliante, alla stessa stregua anche la Turchia, per quanto in una dimensione regionale, mira a darsi nuovamente un’immagine imperiale. Tener presente che nonostante il rischio realistico d’incidenti «vicino casa» a causa delle manovre russe, il rivale più considerevole e gravoso per l’Italia nel Mediterraneo resta la Turchia. I neo-ottomani nutrono grandi ambizioni nel Mediterraneo orientale e in quello centrale, inibendo in maniera illegale l’attività esplorativa altrui nelle acque cipriote e anelando a dominare il Canale di Suez. Al pari di quanto fanno in Tripolitania, con una presenza fisica politico-militare volta ad orientare il governo tripolino e addestrare le forze armate libiche e infine nei Balcani, regione nella quale i turchi s’espandono “alla cinese”, offrendo servizi di varia natura. Insomma, tutto molto vicino a noi
. A differenza dei russi, i turchi mirano a “turchizzare” le province che annettono e si giovano dell’Islam per produrre consenso e favorire l’indignazione altrui. Abilissimi nel generare reazioni scomposte con la provocazione politico-diplomatica – si veda quella greco-egiziana del 2019, quando la Turchia dichiarò una zona economica esclusiva di propria competenza fra Tripoli ed Ankara –, come d’attirare sul proprio terreno di battaglia preferito i nemici: nella guerra libica contro Haftar, Egiziani ed Emiratini, i Turchi si finsero annichiliti per un momento, lasciando avanzare il nemico per poi fulminarlo giunto a tiro dei formidabili velivoli telepilotati Bayraktar Tb2. Con Erdogan, i Turchi si stanno dimostrando maestri nel destabilizzare l’Europa e l’Italia con azioni al di sotto della soglia di guerra, come la “minaccia migratoria” sia da Oriente (Siria) che dal Nordafrica (Libia) – in questo secondo caso il fine è quello di “buttar fuori” dal “tappeto di lotta mediterraneo” una rivale come l’Italia – e ambigui nella condotta verso la Russia sul Bosforo e i Dardanelli. Per tacere del finanziamento d’innumerevoli moschee di perlomeno dubbio fine in Europa, da ormai una decina d’anni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.