Francesco Hayez: Ritratto della contessa Teresa Zumali Marsili e del figlio Giuseppe

Quando si parla di Milano, il nostro pensiero associa la città al suo costante fermento, al suo essere un vivace centro di affari, di moda, di cultura. La sua vivacità è raccontata nell’esposizione “Milano. Da Romantica a Scapigliata” visitabile sino al 12 marzo 2023 al castello Visconteo Sforzesco di Novara. La mostra, ideata dal comune di Novara, dalla Fondazione Castello e da Mets Percorsi d’Arte, illustra circa settanta anni di mutamenti storico-sociali che si sono susseguiti nel capoluogo lombardo, influenzando anche il panorama culturale italiano. E’ un periodo turbolento compreso tra gli anni dieci e i primi anni ottanta dell’Ottocento quando Milano assiste alla fine del Regno napoleonico, alla costituzione del Regno Lombardo Veneto, alla seconda dominazione austriaca, alle prime rivolte popolari e alla guerre di indipendenza -le famose 5 giornate di Milano del 1848- per giungere alla liberazione nel 1859. È un tempo di grandi trasformazioni, già iniziate in epoca teresiana, che modificano l’aspetto urbanistico e monumentale (di questo periodo sono la costruzione della Galleria Vittorio Emanuele, di piazza della Scala) e che fanno diventare Milano una città moderna, elegante, frequentata da viaggiatori stranieri, abitata da un ceto borghese, ma con marcate differenze sociali poiché gran parte della popolazione vive in povertà.
La mostra, curata da Elisabetta Chiodini, propone circa settanta opere raccolte in otto sezioni tematiche che si snodano tra le sale del castello e che coinvolgono il visitatore nel percorso evolutivo della pittura lombarda dal Romanticismo alla Scapigliatura. Scapigliatura nata proprio a Milano tra il 1860 e il 1870, da un gruppo di scrittori e di artisti avversi alla tradizione e concordi nel riportare l’arte a un più intimo e spontaneo contatto con la vita reale, in contrapposizione con l’ozioso spirito borghese: la Scapigliatura è dunque anche un fenomeno sociale.
Ci incamminiamo ora nella mostra con la prima sezione dedicata alla Milano romantica e alla “pittura urbana”: termine coniato nel 1829 da Defendente Sacchi per qualificare il nuovo genere di veduta prospettica, elaborato da Giovanni Migliara con l’intento di illustrare l’evoluzione del paesaggio urbano; emblematico il suo dipinto Veduta di Piazza del Duomo in Milano (1828). Seguono le opere di grandi artisti come Luigi Premazzi, Angelo Inganni, Giuseppe Canella.
La seconda sezione è dedicata ai protagonisti della storia milanese di quegli anni; sono esposte scene di genere e “ritratti ambientati” di persone e personaggi eseguiti dal poliedrico Giuseppe Molteni (pittore, restauratore, ritrattista mondano): vivissimo il Ritratto di Alessandro Manzoni, oppure lo straordinario esempio della sensibilità ritrattistica di Francesco Hayez Ritratto della contessa Teresa Zumali Marsili e del figlio Giuseppe, o ancora le opere di Giovanni Carnovali detto il Piccio, che rappresentano la sua personale ricerca sulle potenzialità espressive del colore. La terza e quarta sezione sono dedicate alle cinque giornate di Milano e alla storia narrata dalla parte del popolo: la gente comune di Milano raffigurata in umili ambienti domestici dai maggiori protagonisti della scena figurativa di quei decenni, quali i fratelli Domenico e Gerolamo Induno. La quinta e sesta sezione trattano il rinnovato linguaggio pittorico incentrato sul colore e sulla luce con le opere, fra gli altri, di Filippo Carcano, allievo di Hayez, impegnato nel “comunicare il vero” in senso moderno, in rottura con la tradizione accademica. Nella settima sezione sono esposti dipinti realizzati negli anni sessanta dell’Ottocento da Tranquillo Cremona e da Daniele Ranzoni prima della elaborazione della pittura scapigliata che caratterizzerà le opere della loro maturità: capolavori come Visita al collegio o Giovinetta inglese, esposte nell’ottava sezione.
È una mostra di alto livello che permette di comprendere un’evoluzione artistica e sociale attraverso un suggestivo viaggio nel tempo tra le vie, le piazze, lungo i Navigli, proprio negli anni che videro l’inizio della loro trasformazione nei luoghi che noi tutti oggi conosciamo.

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