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venerdì, Luglio 12, 2024

    Meravigliose “Vertigini di pietra”

    Piero Ferroglia, una mostra a Limone Piemonte


    L’artista casellese Piero Ferroglia torna ad esporre le sue opere e lo fa nella splendida cornice montana di Limone Piemonte, dove al Grand Palais Excelsior, sino al 29 gennaio 2023 – orari visita: venerdì, sabato e domenica dalle ore 16.00 alle ore 19.00 con ingresso libero – si potranno ammirare le opere di Ferroglia, inserite nella trentaseiesima mostra della rassegna provinciale “grandArte 2022 – HELP – humanity, ecology, liberty, politics”.
    Piero Ferroglia, per noi, non ha certo bisogno di presentazioni: come riporta il comunicato stampa della mostra “è un artista contraddistinto dall’amore nei confronti dell’habitat montano, vissuto con lo spirito del camminatore appassionato, toccato dall’intimo proposito di sentire risuonare dentro di sé l’anima dei luoghi ad alta quota, per cercare di afferrarne i segreti e di stabilire attraverso il cammino un legame armonico con quei contesti, rivelatori di un altrove dove scoprire scenari, vivere emozioni, riconoscere la propria vera essenza. “Il suo vivere la montagna”, ha scritto nel 2002 Clizia Orlando, “come fonte di energia pura, spazio di natura che si confonde con la sua indole silenziosa, ma ricca di una frizzante vitalità, non è solo volontà di spaziare con la fantasia oltre i limiti del finito. Il suo dipingere o plasmare ed assemblare derivano dal passeggiare lungo la linea di stretti sentieri, dall’accarezzare il fianco pietroso della montagna, dall’assaporare le fresche increspature del torrente da un’altura che profuma di rododendro”. Ecco, allora, che la mostra di Ferroglia a Limone Piemonte si rivela come un’occasione propizia per tutti i visitatori interessati a incontrare una visione non comune degli orizzonti alpestri. I frutti pittorici singolari dell’artista casellese, infatti, permetteranno a ciascuno di potersi immergere in paesaggi davvero vertiginosi, estreme propaggini di un mondo, quello alpino, che ci richiama all’autenticità e ci richiede al contempo di fare memoria, così da potercene prendere cura. Più in generale, è la natura nel suo complesso che si impone all’attenzione di Ferroglia, tanto da occupare un ruolo centrale nella sua produzione artistica, sia pittorica che scultorea. “Il paesaggio diventa realtà”, ha evidenziato Gianfranco Schialvino sempre nel 2002, “non soltanto rappresentata, bensì rivissuta e riproposta come idea di, attraverso cui si può passare, sentiero di bosco e mulattiera alpina, come spazio, e ricordo, rievocazione, album fotografico, lettera mai spedita, come tempo” . A ben guardare, Ferroglia non è tanto un “pittore di montagne”, quanto piuttosto un vero e proprio “pittore di montagna”, secondo il quale “non basta dipingere le montagne per essere pittore di montagna. Bisogna viverla, questa pittura, camminando, arrampicando, prendendo freddo, provando paura, temendo di non farcela, crollando sfiniti, vegliando la tormenta, raccogliendo un nido caduto, un osso di calce, una piuma, un lichene, un corno spezzato, estasiando per l’alba, ascoltando il seracco, mangiando le croste. Couloir, Dripping, Nell’ombra, Nel ghiaccio, Corpo bianco… sono dei récits d’ascension, pagine di un cahier di rifugio, di quelli attaccati al tavolo con la catenella e la custodia di latta dove segni il percorso che farai quando parti, ancora di notte, e già vedi la prima luce riflettere sulla neve delle cime. Puoi dipingere, allora, con la fantasia” , ricreando cieli, rocce, fondi di frana, ghiacciai ed effetti di piena delle acque e di disgelo con una notevole e armonica varietà di elaborazioni polimateriche, che ben interagiscono con le superfici colorate. “Non riesco ad estraniarmi dal mondo naturale”, ha confidato in seguito l’artista a Francesco De Bartolomeis: “Mi fa sentire in un mondo pulito, dove sempre riscopro l’intatta bellezza della materia”. Nello specifico, Ferroglia vive la montagna come uno spazio fascinoso, denso di suggestioni e inquietudini, che ha volutamente eletto a soggetto preferenziale dei suoi dipinti.

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    Elis Calegari
    Elis Calegari
    Elis Calegari è nato a Caselle Torinese il 24 dicembre del 1952. Ha contribuito a fondare " Cose Nostre", firmandolo sin dal suo primo numero, nel marzo del '72, e, coronando un sogno, diventandone direttore responsabile nel novembre del 2004. Iscritto all' Ordine dei Giornalisti dal 1989, scrive di tennis e sport da sempre. Nel corso della sua carriera giornalistica, dopo essere stato collaboratore di prestigiose testate quali “Match Ball” e “Il Tennis Italiano”, ha creato e diretto “Nuovo Tennis” e “ 0/15 Tennis Magazine”, seguendo per più di un ventennio i più importanti appuntamenti del massimo circuito tennistico mondiale: Wimbledon, Roland Garros, il torneo di Montecarlo, le ATP Finals a Francoforte, svariati match di Coppa Davis, e gli Internazionali d'Italia per molte edizioni. “ Nuovo Tennis” e la collaborazione con altra testate gli hanno offerto la possibilità di intervistare e conoscere in modo esclusivo molti dei più grandi tennisti della storia e parecchi campioni olimpionici azzurri. È tra gli autori di due fortunati libri: “ Un marciapiede per Torino” e “Il Tennis”.

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