La storia attraverso lo sguardo dei bambini

Bruno Maida e la persecuzione dell’infanzia ebraica

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Presso la Sala Consiliare di Caselle, si è tenuta la presentazione del saggio La Shoah dei bambini. La persecuzione dell’infanzia ebraica in Italia 1938-1945 di Bruno Maida (Ed. Einaudi). Bruno Maida, presente alla serata, è uno storico, ricercatore, docente di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino ed esperto in Storia dell’infanzia.
L’evento, organizzato dal Gruppo consigliare “Progetto Caselle 2027”, è stato aperto dal capogruppo Dott. Endrio Milano con la lettura dell’introduzione di Umberto Eco al libro Educare all’odio: la difesa della razza. La lettura evidenzia quanto il tema della intolleranza razziale sia ancora attuale. Hanno partecipato alla discussione, il Sindaco Giuseppe Marsaglia, David Soriani esponente della Comunità Ebraica di Torino, Gianguido Passoni Presidente della fondazione “Istituto piemontese Antonio Gramsci” e Jessica Coffaro in veste di moderatrice.
Maida spiega la scelta di rendere il bambino un soggetto storico attivo, sia protagonista che testimone della Storia. “Non per buon cuore o per commuovere ma per fornire una prospettiva soggettiva dal punto di vista di chi è stato colpito nella fase di costruzione della propria identità”.
Le leggi razziali del 1938, emanate in Italia dal regime fascista, colpirono circa quarantamila ebrei di cui settemila bambini. Essi furono espulsi dalle scuole pubbliche e vissero l’indebolimento economico e psicologico dei loro genitori. Una bambina genovese riporta, come esperienza significativa di quegli anni, l’immagine dei suoi genitori seduti su una cassapanca in corridoio a piangere. Una infanzia privata della sicurezza, della istruzione e del gioco: si frequentavano poco i parchi per non essere denigrati e nelle valige pronte per la fuga non c’era spazio per i giocattoli. La situazione peggiorò nel 1943. La circolare 5 del Manifesto di Verona, atto costitutivo della Repubblica Sociale, dichiarava che gli ebrei fossero nemici, che dovessero essere catturati, arrestati, deportati nei campi di concentramento e i loro beni confiscati. I bambini furono spesso costretti a scappare, cambiare nome, nascondersi con la famiglia o furono lasciati in luoghi sicuri, decisione che veniva vissuta non come salvezza ma come abbandono. Settecento bambini italiani ebrei furono deportati ad Auschwitz, ne sopravvissero pochi e alcuni rientrarono in Italia senza la famiglia.
Secondo Passoni i frutti della ricerca meticolosa dello storico sono un patrimonio di tutti e questo saggio è una campanella che ci risveglia, ricordandoci di essere “vigili sentinelle”. Secondo Sorani il saggio di Maida amplia la prospettiva e riesce a trasferire lo sguardo dell’infanzia con un profondo rispetto umano: “Bruno è serio quanto il gioco per i bambini”.

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