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domenica, Aprile 14, 2024

    Maurizio Malano, nostro “guitar hero”

    Musicisti dalla Cintura

    12Maurizio Malano, forse uno degli ultimi, genuini “guitar hero” in circolazione. Torinese, ha uno stretto legame con l’ambiente musicale della provincia, non solo per essere stato insegnante di chitarra moderna e musica d’assieme all’Istituto musicale “Cuneo” di Ciriè, ma anche per la sua intensa attività concertistica, che lo porta spesso ad esibirsi in zona.

    Dai, Maurizio, presentati ai lettori di Cose Nostre…-
    “Ho iniziato con la chitarra in età relativamente tarda. Da bambino suonavo il pianoforte, ma non è mai scoccata la scintilla. Poi mi creavo delle batterie casalinghe per suonare sopra i dischi. Alla fine, in prima liceo, rimasi folgorato da alcuni ragazzi delle classi più grandi che, durante una giornata di autogestione, organizzarono un concertino rock con le chitarre elettriche: fu amore vero, tanto che ancora oggi sono molto restio a suonare altri strumenti. Non sono un polistrumentista, sono solo e soltanto un chitarrista. Iniziai a prendere lezioni da un ragazzo di quinta superiore, poi mi iscrissi a scuola privata di musica. All’epoca non c’era un percorso di conservatorio per facoltà moderne come jazz o pop e per il diploma di chitarra classica ero troppo vecchio. Quindi mi sono affidato a diversi musicisti torinesi di vario genere, fino ad arrivare a concludere il mio ciclo di studi con il chitarrista jazz Mario Petracca. Poi, quando sono nate le facoltà di musica moderna, ho seguito il Conservatorio ed ho conseguito le lauree triennale e biennale in chitarra jazz, quando già campavo da anni con la mia sei corde. Adesso cerco di migliorarmi ogni giorno studiando per i fatti miei.”

    – Poi, la passione è diventata lavoro.-
    “Dal punto di vista lavorativo, è sempre stato un crescendo, dai gruppi giovanili a realtà stabili, come i Let’s Beat (gruppo storico di tributo acustico ai Beatles), fino a lavorare spesso con le compagnie di teatro, sia come musicista che compositore (cast del regista Claudio Montagna, Municipale Teatro, Enrico Gentina del TedXTorino, Mauro Berruto con lo spettacolo “Sporting”). In merito all’insegnamento, ho avuto un’attività ultraventennale in varie scuole di musica, tra cui il Civico Istituto musicale “Cuneo” di Ciriè, l’associazione “Musica Insieme “ di Grugliasco, ma attualmente lavoro solo a “Tilt Music” con sede a Torino, perché ho deciso di limitare la didattica a favore della mia attività musicale, che è parecchio intensa. Collaboro con chiunque voglia farlo in maniera seria e professionale e, in tale prospettiva, si sono create situazioni molto interessanti, come il gruppo di lavoro che tiene settimanalmente le jam session al “Magazzino di Gilgamesh” di Torino come Resident Band o i musicisti con cui collaboro per porre in essere i miei spettacoli. A tal proposito ho creato un profilo, il “Maurizio Malano Guitar Project”, con cui creo “Concerti-Storytelling” in cui racconto storie di musica, oppure mi propongo come “One Man Band” con chitarra acustica. Ultimamente ho portato in giro il Talk-Concert su Stevie Ray Vaughan (“The Sky Is Crying”) e ne sto creando uno su David Bowie, la cui prima è prevista per metà maggio. Restano sempre attuali i “Let’s Beat-Tibuto Acustico Beatles”, i “Jazz Tape” (duo chitarra e voce che ho con la cantante Arianna Cibonfa), i “Coffee Beams” (quartetto Funky-Rock creato con il bassista Fabrizio Dotti).”

    – Qualche anno fa era nato su Facebook un dibattito fra musicisti, per lo più boomers, riguardo alla chitarra elettrica. Fin dalla sua comparsa è sempre stata associata a qualcosa di giovanile e di ribelle, in diversi contesti ed epoche. Ma recentemente sembrava abbandonata dai giovanissimi, che anzi la vedevano come qualcosa di antiquato, completamente estraneo al loro mondo. Poi, più recentemente, le cose sembrano cambiate, anche a causa di nuove band mainstream come I Maneskin che – piacciano a meno – hanno riabituato le orecchie degli adolescenti a certe sonorità. Tu cosa ne pensi, sia come insegnante che come musicista: credi che la chitarra elettrica abbia un futuro?-

    “Bella tematica di cui io non possiedo una verità ultima. La percezione dello strumento musicale, così come della musica suonata dal vivo e di tutto quello che ne è contorno, cambia a seconda della nazione e della cultura che ne è a fondamento. Per quello che riguarda l’Italia, non penso che siamo messi molto bene. I concerti live legati a generi in cui la chitarra elettrica è dominante, non sono frequentati da giovani e nei posti in cui ci sono i giovani non vengono proposti concerti di questo tipo. Ben vengano gruppi come i Maneskin, ma non penso possano cambiare la situazione. La chitarra elettrica ha futuro? Certo che sì! Ma è un futuro legato al suo passato. Spiegandomi meglio, io penso che la chitarra elettrica sia ormai uno strumento “classico”, alla stregua di un violino o un violoncello: i suoi suoni sono ormai ben definiti. Un simulatore digitale qualunque proporrà le simulazioni degli amplificatori più ricercati, che alla fine sono quelli entrati nella storia. Anche le innovazioni tecnologiche, quindi, non tendono a creare novità sostanziali sullo strumento, ma tendono invece a riprodurne fedelmente la classicità, riducendo magari i costi o rendendone più facile l’utilizzo moderno: un simulatore digitale di un “Twin Reverb” con pick up di una Strato del ‘61 è molto più facile ed economico da utilizzare che trasportare e microfonare uno originale. Inoltre, come uno Stradivari, le chitarre e gli amplificatori dell’epoca originali raggiungono ormai quote stratosferiche. All’obiezione per cui il rock, pop, jazz e blues continuano a sfornare nuove realtà, obietterei ulteriormente che anche la musica classica non si è mai fermata, trasformandosi continuamente, da Mozart a Debussy, fino alla musica contemporanea di Stockhausen e Cage. Naturalmente è solo un mio parere, ma la chitarra elettrica è già uno strumento “classico” nel vero senso del termine.”

    – Tu sei un vero maestro della Stratocaster, uno strumento con il quale molti guitar heroes hanno avuto un rapporto esclusivo (Hendrix, Clapton, Gilmour, Beck, per dirne alcuni). Che cosa ha di particolare questo strumento?-

    “È una domanda semplice con una risposta molto complessa. Io penso che, addirittura, ogni brano abbia la sua chitarra. Probabilmente amo e preferisco di più la Strato perché i miei chitarristi preferiti usano questo strumento. In realtà amo molto anche la Gibson  Les Paul e il calore che sanno regalare i suoi humbucker, così come amo molto anche suonare la chitarra acustica. Il mio modo di accompagnare e di arrangiare i brani è, con le dovute proporzioni, abbastanza hendrixiano, questo è lo stile che mi viene più naturale e con cui sono a mio agio. Non so spiegare il perché io preferisca la Stratocaster: potrebbe non essere una questione di chitarra, ma di stile. Certo è che la Stratocaster, già quando nacque, sembrava essere proiettata verso il futuro, con alcune straordinarie innovazioni tecnologiche che ancora oggi riescono a far creare soluzioni personalizzate e inedite ai singoli musicisti al fine di creare il proprio “suono”, ossia il fulcro del proprio stile.”

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    Luigi Bairo
    Luigi Bairo
    Autore, giornalista e musicista. Ha pubblicato libri dedicati alla “cultura della bicicletta”, resoconti di viaggio, testi di argomento pedagogico, di narrativa per ragazzi e di storia locale. Ha scritto di musica per il settimanale Il Risveglio ed è autore per la rivista Canavèis.

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