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giovedì, Aprile 18, 2024

    Uscire con la bici (e cercare di riportarla a casa)

    Come prevenire il più possibile il furto della dueruote

    La bicicletta è il veicolo più rapido nella via della delinquenza; perché la passione del pedale trascina al furto, alla truffa, alla grassazione!

    Cesare Lombroso

    Quello dei furti è un problema con il quale il ciclista urbano si deve confrontare, perché i ladri di biciclette non sono soltanto un ricordo neorealista, ma sono ben presenti anche oggi; e soprattutto negli ultimi tempi, in cui è cresciuto l’interesse e di conseguenza la richiesta. La cosa migliore è non tenere la bici per strada, soprattutto di notte. La cantina è un ottimo ricovero, ma anche i balconi sono adatti. In casa è possibile tenere una o più biciclette, in stanza o nel corridoio, con gli appositi ganci da muro. La bici è anche un bell’oggetto di arredamento e c’è chi, vedendo le bici appese al soffitto, pensa a una installazione artistica! Ma se si usa spesso la bicicletta, meglio non tenerla in un luogo difficilmente accessibile: alla lunga si potrebbe perdere la voglia di tirarla fuori. Un altro problema, per chi vive in città, è portarla in appartamento. Se si abita al primo o secondo piano e non si è troppo pigri, si può portarla in spalla sulle scale. Gli ascensori a volte non sono abbastanza grandi da contenerla, neppure in verticale. In questo caso può essere utile montare lo sgancio rapido alla ruota anteriore, che consente di rimuoverla agevolmente, Poi ci sono i cortili condominiali. In alcune città, come Milano, i condomini non possono vietare il parcheggio delle bici nei cortili. In altre città non esiste una legge comunale di questo tipo e in merito decide l’assemblea di condominio.

    Ma se non si hanno altre possibilità ed è necessario lasciarla in strada, deve trattarsi di un “modello da palo”, brutto fuori e bello dentro e dotato di super-catena. Va anche detto che difficilmente il ciclista urbano possiede una sola bicicletta: di solito ne ha una buona per i viaggi ben protetta e la fedele ronzina legata al palo e pronta a partire in qualunque momento.

    Quando si parcheggia la dueruote, meglio non ingombrare troppo il marciapiede e posizionare la bici all’esterno del palo verso la strada, cercando di non intralciare il passaggio.  Non bisogna risparmiare sull’acquisto dell’antifurto. Un errore comune è comprare catene da bici o cavetti in acciaio supereconomici che servono più che altro per figura, perché possono venire tagliati in pochi secondi anche senza tronchese, con un seghettino da ferro. La soluzione più sicura è costituita dagli antifurto ad arco, che però sono pesanti e anche scomodi, perché permettono di fissare la bici soltanto a elementi molto vicini. Tuttavia sono gli unici che offrano una certa sicurezza. Una buona soluzione intermedia è costituita da una catena spessa e da un lucchetto.

    Ogni antifurto deve comunque fare i conti con la carenza cronica di rastrelliere. Prendiamo il caso di Torino e dei comuni limitrofi: basta dare un’occhiata in giro per notare che i ciclisti sono costretti a incatenare la bici nei posti più disparati: pali segnaletici, semafori, panchine, inferriate…

    La regola fondamentale è quella di fissare il telaio e non la ruota o qualsiasi altra parte della bici facilmente asportabile. Ruote e sellino sono le parti che vengono rubate più facilmente. Il sellino spesso è dotato di sgancio rapido per modificare velocemente l’altezza, ma altrettanto facilmente possono portarlo via, quindi, se siamo gli unici utilizzatori, possiamo eliminare lo sgancio rapido sostituendo il bullone speciale opposto alla leva con un bullone normale che non si possa svitare con le mani, ma soltanto con la chiave inglese. Un’ulteriore accortezza può essere quella di posteggiare in un’area sorvegliata da telecamere, che possono essere un buon per i ladri.

    Ecco le soluzioni antifurto adottate dai leggendari messenger newyorkesi nel racconto che Giovanna Bonazzi pubblicò anni fa su L’Espresso web: “…ci siamo messi alla ricerca dei famosi messengers di NY per capire cosa fanno e indagare su tutte le tecnologie da loro applicate per non farsi rubare alcun pezzo della bici. La più tipica è il catenone dello spessore di un mignolo che a volte mettono nello zainetto, ma più spesso intorno alla vita come una cintura. Il lucchetto che usano serve da noi per chiudere le saracinesche di una gioielleria. La sella è assicurata al telaio tramite un pezzo di catena riammagliata. Alcune bici hanno portapacchi che assomigliano a ceste, assicurate al manubrio con il fil di ferro. Uno dei ritrovati più interessanti è il sistema adottato per non farsi rubare le ruote. I più saggi hanno i vecchi bulloni al posto dei bloccaggi rapidi, chi ha invece il sistema più moderno, mette una fascetta a vite che normalmente si utilizza sulle canne dell’acqua.

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    Luigi Bairo
    Luigi Bairo
    Autore, giornalista e musicista. Ha pubblicato libri dedicati alla “cultura della bicicletta”, resoconti di viaggio, testi di argomento pedagogico, di narrativa per ragazzi e di storia locale. Ha scritto di musica per il settimanale Il Risveglio ed è autore per la rivista Canavèis.

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