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martedì, Aprile 16, 2024

    Bizantini, un impero millenario

    Luoghi, simboli e comunità

    Direttamente dal Museo Archeologico di Napoli giunge a Torino la mostra “Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario” ospitata sino al prossimo 28 agosto nella sala del Senato di Palazzo Madama, sede del Museo Civico di Arte antica.
    L’esposizione, curata da Federico Marazzi, vuole evidenziare l’importanza del dialogo tra la cultura classica e quella orientale, tra la religione cristiana e quella ortodossa; è stata realizzata in collaborazione con il MANN -Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il Ministero Ellenico della Cultura e dello Sport.
    E’ la storia millenaria di un Impero “che non voleva morire”: l’Impero Romano d’Oriente con Bisanzio eletta da Costantino nel 330 d.c. a nuova capitale col nome di Costantinopoli (diventata Istambul il 28 marzo 1930) – collocata come strategica via di comunicazione sullo stretto del Bosforo (di lì passavano i rifornimenti di grano provenienti dalle pianure russe e che da sempre hanno alimentato la Grecia e l’occidente), tra il Mar Nero e il Mediterraneo, sino alla sua caduta avvenuta nel 1453 sotto la pressione dei turchi Ottomani.
    I cardini della grandiosa Bisanzio erano l’impero, l’imperatore e la religione, la fede cristiana, la cui profonda compenetrazione nelle strutture dello stato e della società è rappresentata dagli edifici ecclesiastici, dalle decorazioni e dai loro arredi. Gli elementi fondanti l’Impero Romano d’Oriente sono narrati attraverso le circa 350 opere esposte tra mosaici, affreschi, sculture, manufatti in ceramica, smalti, gioielli, iscrizioni funerarie ed elementi architettonici provenienti da oltre venti musei greci, tra i quali quelli di Salonicco e di Atene e da importanti sedi museali italiane come quelle di Naxos, Cagliari, Cortona, dal Museo dell’Abruzzo bizantino e altomedievale, della Città del Vaticano -Fabbrica di San Pietro.
    Il percorso espositivo si snoda in otto sezioni tematiche che illustrano l’esercito, l’imperatore, la burocrazia, gli oggetti quotidiani e i gioielli, l’artigianato, il commercio e le monete, il monachesimo, gli arredi liturgici e le iscrizioni funerarie.
    Una intera sezione è dedicata al rapporto con l’area piemontese, poiché i punti di riferimento sono numerosi, a partire dallo stesso Palazzo Madama, già castello degli Acaia. Proprio il Principato D’Acaia, legato anche ai Paleologi, sin dalle origini proiettò le proprie mire espansionistiche verso il mondo greco e bizantino. Le relazioni e i contatti con Bisanzio e l’Impero, da parte dei piemontesi si articolarono tra alleanze matrimoniali e crociate: Guglielmo il Vecchio di Monferrato partecipò alla seconda crociata; Bonifacio, suo figlio partecipò alla quarta. I Paleologi salirono sul trono imperiale già nel 1261, rimanendo al potere sino all’ultimo discendente. Uscendo dall’accattivante allestimento della Sala del Senato, dove raffinate tavole musive in vetro, bassorilievi, lezionari miniati in foglia d’oro del sec. XI, frammenti di pavimenti a mosaico, spiccano tra riproduzioni ad altezza naturale dei mosaici di Sant’Apollinare in classe di Ravenna, ci addentriamo nella stanza di Madama Reale, nel piccolo Guardaroba e nel Gabinetto cinese. Qui possiamo ammirare più di 150 monete coniate dagli imperatori d’Oriente che compongono una parte del patrimonio numismatico del Museo Civico torinese composto da ben 1290 esemplari di monete bizantine in oro, argento e bronzo donate dall’ingegnere biellese Pietro Antonio Gariazzo nel 1933 a Vittorio Viale, allora direttore del Museo.
    Le monete sono testimoni del mutare delle epoche e sono fonti iconografiche: ad esempio, a partire dai sec. XII – XIV le figure di Cristo, di Santi o della Vergine sostituiscono le varie figure femminili o le Vittorie alate, allegorie della città di Costantinopoli, incise sul rovescio delle monete della tarda antichità.
    In ultimo, mi piace ricordare il legame tra l’arte bizantina e il Museo Civico di Arte Antica di Torino: infatti l’articolo Primo del Regolamento museale, del 25 novembre 1878, riporta che: è composto di tre Collezioni: La prima comprende la storia del lavoro nelle epoche remore […]. La seconda la storia del lavoro, a partire dal periodo bizantino sino al principio del corrente secolo.

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