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mercoledì, Febbraio 28, 2024

Evoluzione di un artista

Aldo Greco
“Dualità N.7”
1986,
terracotta

La Fondazione Giorgio Amendola (via Tollegno 52), da oltre quarant’anni centro di promozione culturale e artistica situato nel quartiere torinese di Barriera di Milano, condivide la sede con l’Associazione Lucana “Carlo Levi”, sorta negli anni Settanta quale riferimento per i numerosi lavoratori immigrati che, provenienti dal Sud Italia, giungevano a Torino.
Carlo Levi (1902-1975), antifascista di origine ebraica, fu autore del romanzo “Cristo si è fermato a Eboli” -opera che illustra il Meridione a metà Novecento- e aderì al sodalizio pittorico “I Sei di Torino”; nei locali della Fondazione si può ammirare una riproduzione in scala reale del Telero di Levi “Lucania ‘61”.
Numerose sono state negli anni sia le rilevanti esposizioni ospitate sia le interessanti pubblicazioni; è a disposizione altresì una ricca biblioteca specialistica dedicata a temi storico-sociali.
La mostra antologica “Aldo Greco 1923-2023”, a cura di Catia, Leone e Stefano Greco, allestita presso la Fondazione, celebra l’artista in occasione del centenario della nascita. Nel catalogo si trovano il testo del critico d’arte Angelo Mistrangelo e contributi di Prospero Cerabona (Presidente Fondazione Amendola), Mario D’Amato (Presidente Associazione artistico-culturale Arte Totale) e Massimo Ghiotti (scultore e docente all’Accademia di Belle Arti).
Aldo Greco (Catanzaro 1923 – Torino 2003), trasferitosi nel capoluogo pedemontano nel 1950, frequenta la “Scuola Libera del Nudo” presso l’Accademia Albertina e, a Milano, i corsi di scultura all’Accademia di Brera; successivamente instaura un rapporto di amicizia con esponenti torinesi del Movimento Futurista quali Nicolaj Diulgheroff e Mino Rosso. L’artista segue i principi delle Avanguardie novecentesche, in particolare Cubismo e Futurismo, esprimendosi per mezzo di scultura, pittura, grafica e cimentandosi finanche nel design di arredo e gioielli.
Negli anni Novanta Greco si stabilisce in Canada grazie a committenze di opere pittoriche, per tornare dunque in Italia nei primi anni Duemila.
L’esposizione conduce il visitatore attraverso le differenti sperimentazioni dell’autore, che talora attinge stilemi dall’arte etrusca e precolombiana.
I realistici ritratti bronzei che aprono la mostra sottendono una lettura psicologica dei soggetti; i dipinti degli anni Settanta invece richiamano cadenze surrealiste e metafisiche ma in seguito l’immagine si frammenta e si focalizza su dettagli che esaltano l’espressività, in special modo negli autoritratti; la ricerca artistica si volge quindi a una progressiva geometrizzazione.
Greco utilizza diversi materiali, tra cui legno e terracotta, seppur talvolta ne celi la natura per mezzo d’insolite scelte formali: nelle sculture della serie “Dualità”, la ceramica assume un “matematico” rigore nei volumi, mentre con il bronzo l’autore manifesta tanto la propria abilità di ritrattista quanto la capacità di astrazione.
Dalle opere emerge un’intensa energia vitale, finanche nelle “Figure” -talora dipinte, talaltra scolpite nel legno, a bassorilievo o a tuttotondo- allineate in ieratiche posture.
La rappresentazione scultorea di personaggi mitologici (“Megera”, “Andromaca”) oppure “danteschi” (“Farinata degli Uberti”) è complessa e ponderata quale incessante intersezione tra materia e profonde zone “vuote”: le opere, dai tratti surrealisti, appaiono dunque polimorfe, a seconda del punto di osservazione. Il “Minotauro” assume invece una solida fisicità di gusto cubista, che si rivela inoltre in soggetti quali cavalli, cavalieri e alcune “Maternità”, sebbene Greco sappia ulteriormente tradurre lo stesso tema attraverso delicati accenti.
Parimenti, l’artista sa effigiare “Cavallo e cavaliere” (evocando il ricordo di “Ulisse”) con una figurazione sospesa fra mimesi e interpretazione.
I dipinti, accesi da brillanti cromie, sono percorsi da tensioni centrifughe nella raffigurazione sia di personaggi, sia d’interni oppure di concetti astratti.
Le opere dell’autore comunicano dunque un gioco armonico di forza e raffinatezza, stabilità e vitalità, tradizione e avanguardia, connubio da perseguire altresì nello sviluppo dei quartieri urbani di periferia, territori -eredi di impreviste evoluzioni- per il cui rinnovamento può essere offerto un importante supporto dalle organizzazioni culturali presenti sul territorio.

Tiziano Rossetto

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