Vecchia storia quella di scrivere solo le notizie negative, di evidenziare problematiche e criticità, dando per scontato che le positività facciano parte del quotidiano e non necessitino quindi dello status di “notizie”.

Compito del cronista è mettere il dito nella piaga dell’anormale, dell’illegale, del deviato, non di parlare di normalità, non di dire che “Tutto va bene, madama la Marchesa …”

Forse; quando l’informazione passava solo attraverso la lettura del quotidiano e l’ascolto, una tantum, di un radiogiornale.

Oggi, con il digitale, l’informazione è parte integrante della nostra quotidianità, ci accompagna costantemente nel corso della giornata, persino in modo ossessivo e, di conseguenza, si amplifica, in modo abnorme, la percezione che il male stia sovrastando la vita di noi, comuni mortali.

Dalla politica allo sport, dall’economia alla salute, “sfogliando” il nostro cellulare ci sembra che il mondo ci debba crollare addosso da un momento all’altro, che l’Apocalisse sia alle porte e perdiamo, probabilmente, il contatto con la realtà. 

Direi senza il “probabilmente” …

L’ossessione per il negativo è tale che ci chiediamo come sia possibile che il sole sorga ancora ogni giorno … che i ragazzi vadano ancora a scuola, quando la stessa è un disastro totale, che gli ospedali siano ancora aperti, che al mercato ci siano ancora i banchi con la frutta fresca e le strade non siano un unico enorme ingorgo Dantesco …

Il senso del male ci è inoculato ora dopo ora e ne siamo diventati portatori sani.

Perché vi racconto tutto ciò?

Perché avevo intenzione di scrivere un pezzo sull’opportunità da parte delle amministrazioni locali di offrire ai giovani, italiani e extracomunitari, occasioni di esperienze lavorative propedeutiche (soprattutto nella gestione e cura del bene pubblico) sotto forma di stage e progetti mirati sulla falsa riga delle esperienze offerte dall’alternanza scuola-lavoro, che permette ai nostri studenti di confrontarsi periodicamente con il mondo professionale.

Anch’io, però, regolarmente “infettato” dal pessimismo cronico, avevo una visione a dir poco nera sulla gestione degli immigrati e le potenzialità di un loro inserimento costruttivo nel nostro tessuto socio-economico. In merito non vi devo certo aggiornare sulle “notizie” che in questi ultimi tempi ci dipingono la situazione, comunque drammatica, dei flussi migratori nel nostro Paese.

Eppure mi è bastato aprire alcune pagine sui motori di ricerca per scoprire un mondo, almeno per me, sconosciuto.

Decine e decine di progetti di integrazione culturale ed economica, dal nord al sud Italia, hanno riempito lo schermo del mio pc.

Dalla regione Toscana alla Provincia di Cuneo, da Verona a Bari, passando per Liguria e Lazio, ho potuto conoscere interessantissimi interventi di avviamento al lavoro, di inserimento nel tessuto sociale, di integrazione culturale e sportiva rivolti, soprattutto, nei confronti dei giovani immigrati extracomunitari accolti presso i Comuni della penisola.

Uno su tutti, per esempio, il progetto del Parco delle Cinque Terre, in Liguria, che grazie alla sinergia dei vecchi coltivatori di vigneti della zona e i giovani immigrati, sta recuperando le vigne abbarbicate sui ripidi pendii di quelle meravigliose terre, ripristinando i muri a secco di contenimento e riavviando la produzione dell’ottimo vino locale, lo Sciacchetrà.

Un mondo ben diverso da quello che trasborda, spaventoso, dagli schermi dei nostri televisori, dei tablet e degli iPhone… 

Certo, una realtà che non può, purtroppo, cancellare quella drammatica di un esodo apocalittico, di guerre, morte e distruzione, ma è comunque UNA REALTÀ che non possiamo negare, nella sua positività e che nessuno ci PUÒ negare!

Ecco, da oggi vorrei partire da questa notizia per proporvi, grazie a questa rubrica, uno spaccato di normalità positiva. Piccole spremute mensili di ottimismo, vero e genuino, non certo di buonismo a buon mercato o di patinata felicità .

Sono stufo della paura venduta in saldo e all’ingrosso.

Se per un giornale la notizia non è quella di un cane che morde un uomo, ma ovviamente quella di un uomo che morde un cane, è altrettanto vero che non si può spargere il terrore sul tetano se un bimbo ha rischiato di morirne perché infettato, ma si dovrà spiegare invece che il rischio di infezione permane se non si eseguono le vaccinazioni prescritte  e che l’incidenza di mortalità di questa malattia è , oggi, meno di una persona su un milione (da 20 a 60 casi annui).

Troppi, in ogni caso, ma ben pochi se confrontati ai 40.000 morti annui per alcolismo e gli 80.000 decessi per colpa delle sigarette …

Ma avete mai letto di una notizia sulla morte di un alcolizzato o di un fumatore?

Quindi, secondo voi, farà più paura tagliarsi un dito con un chiodo o bene una birra di troppo? 

Un ferro arrugginito di sicuro ci farà sicuramente correre un bel brivido lungo la schiena, mentre la birra e il super alcolico, purtroppo, rimarranno imperterriti sinonimi di gioia e spensieratezza … non di possibile rischio alla salute.

Ecco perché sono stufo di leggere di “uomini che mordono i cani” …

Alla prossima buona notizia!

Ps

Colgo l’occasione per fare i personali auguri alla Giunta neoeletta e ri-colgo l’occasione per invitare la stessa a prendere in considerazione la possibilità di emulare le buone pratiche menzionate alcune righe sopra. Che siano rivolte a giovani italiani o ad extracomunitari, sono progetti interessanti per rendere le nuove generazioni consapevoli delle realtà presenti sul proprio territorio e delle potenzialità economiche e culturali delle stesse, anche e soprattutto in prospettiva occupazionale. Le Amministrazioni hanno queste prerogative e il bello è che non ci si deve neppure scervellare per ipotizzarle … basta far tesoro delle positive esperienze altrui.

Prosit!

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