Non mi ricordo la prima volta che entrai nella storica sede della Pro Loco di Caselle. Era, credo, il 1973 e mi chiamò Giorgio Aghemo, forse…

Avevano bisogno di qualcuno che seguisse il Caselle Calcio per Cose Nostre, e così iniziò la mia avventura nel neonato mensile della mia città. Al calcio, nel giro di un anno, subentrò lo sci e l’escursionismo con la rubrica sul CAI locale. Riempivo le pagine del block notes  con la mia solita scrittura illeggibile per poi ricopiare il tutto con la mia Lettera 32 dell’Olivetti, lottando con i soliti errori di battitura …

Rileggere, oggi, quei pezzi un po’ rococò, che trasudano della disperata ricerca della frase ad effetto, della voglia di scimmiottare, male, il Luca Goldoni di turno o la prosa tagliente e ricercata di Beppe Viola, non posso che sorridere, ma  furono anni belli e importanti per me, e a Cose Nostre iniziai a plasmare il mio Io.

Poi ci furono le esperienze a La Stampa e Tuttosport, l’Università e quindi l’insegnamento, così che Cose Nostre fece, più che egregiamente, senza di me.

Fu nel nuovo millennio che Elis mi ripescò tra una lezione a scuola e uno dei miei innumerevoli traslochi, e ritornai a scrivere, figliol prodigo, fra le pagine dell’amato e mai dimenticato mensile.

Oggi, dopo anni di rubriche e articoli più o meno indegni, mi ritrovo anch’io a festeggiare i 45 anni di una fantastica avventura che, nel mio piccolo, ho avuto la  fortuna di cavalcare, anche se solo in parte.

Che dire?

Due parole per un augurio.

A me, ai miei colleghi-amici di penna, ma soprattutto rivolto a tutti i giornalisti che svolgono questo “piacere” come professione.

Quale?

Che il giornalismo torni, prepotentemente  e rapidamente, ad essere ciò per cui è nato e che da tempo ha smarrito nei meandri del consenso e di un appiattimento quasi servile: raccontare, informare e, soprattutto, fare inchiesta.

Mi auguro che da domani si ritorni a dare valore alla notizie “vere”, relegando al fondo pagina le anomalie del quotidiano e il gossip.

Che finalmente si rifaccia cronaca per i fatti e le questioni che trasversalmente riguardano la vita della maggioranza (amministrazione, sanità, cultura, lavoro …) lasciando ai margini del narrare le vicende, drammatiche o intriganti fin che si vuole ma privi di una valenza collettiva.

Che la televisione, insomma, spenda un’ora di prima serata a spiegarci perché e come esiste l’abusivismo edilizio e delle putride illegalità che permettono di mandare a morire sotto le macerie di interi paesi migliaia di incolpevoli cittadini, e di relegare a dopo mezzanotte, se proprio si vuole, i micro plastici che  ci spiegano come abbia potuto, l’efferato e solitario killer, a massacrare la sua vittima.

Che i giornali ci presentino in prima pagina non solo paura e sdegno per terrorismo, crisi economica e guerre imminenti, ma ci parlino anche del buono che scorretra le pieghe del nostro quotidiano, del “giusto” da imitare, del “bello” da prendere come modello.

Se una città rischia il tracollo per colpa della corruzione o per i disservizi, si presentino anche le eccellenze, tante e significative, non per esorcizzare il negativo, ma per far conoscere a tutti le alternative al male, per imparare, tutti, che si può ovviare ai problemi, non solo ruminarci su, passivamente, la nostra rabbia.

Mi auguro che finalmente si faccia sapere a tutti gli italiani che ci si può curare egregiamente nel nostro paese, che la Sanità, quotidianamente, funziona e che a fronte di casi drammatici di malasanità, ogni giorno, milioni di italiani sopravvivono grazie al lavoro professionale di migliaia di medici e operatori sanitari.

Ma soprattutto mi auguro che il giornalista torni ad indagare, a capire il perché delle cose e che lo dica a tutti, numeri e dati alla mano. Che se l’Istat, bontà sua, ci snocciola un giorno sì e un altro anche, dati discordanti su Pil e disoccupazione, il reporter entri  finalmente nel merito del problema, con vere inchieste, relegando a supporto le interviste compiacenti e autoreferenziali di addetti ai lavori.

Vogliamo sapere  e capire, fuor dalle ideologie e dagli interessi di cortile, e per far questo abbiamo fame di vero giornalismo.

E Cose Nostre?

Nel suo piccolo ha fatto la sua parte, da 45 anni; non può che continuare, assumendosi le sue responsabilità di cronaca e di inchiesta … almeno per altri 500 numeri.

Auguri!

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