Quando leggerete questo articolo, avremo da poco superato lo stress post elettorale che, come da atavica tradizione, ci avrà sommersi di numeri, statistiche e proporzioni.
Le “maratone” elettorali ci avranno avvinghiati nelle loro subdole spire di  tavole rotonde, interviste, dichiarazioni e … soprattutto, di tabelle, grafici e prospetti gonfi di numeri, numeri e numeri!
I quotidiani, in edizione straordinaria (o con fisiologico ritardo come il foglio che avete tra le mani …), avranno ammassato, su decine di pagine, sequele interminabili di nomi e simboli stretti stretti tra  righe e colonne di incalcolabili numeri.
Pensando così a questo crudele destino che mi avrebbe atteso dietro l’angolo del 4 marzo, ho riflettuto sul valore e la forza persuasiva del numero nel campo dell’informazione.
Ho pensato ad alcuni recenti fatti di cronaca dove l’ingenua sottovalutazione, ma soprattutto la sopravvalutazione della “quantità” dei casi in rapporto alla tematica dell’evento possa aver distorto la percezione collettiva dell’evento stesso.

Mi spiego con un esempio.
Vi ricordate alcuni fatti di cronaca relativi ad insegnanti soggetti a violenze fisiche da parte di allievi o di genitori degli stessi?
Da insegnante me li ricordo bene, purtroppo, così come i titoloni in prima pagina, le inchieste, i dibattiti e lo sdegno accompagnato da senso di impotenza …
Fatti assurdi e da condannare con fermezza … ma stiamo comunque, e per fortuna, parlando di due o tre casi su una popolazione di  circa 8 milioni di studenti (16 milioni i genitori …) e 800 mila insegnanti!

Vista così, la notizia sulle aggressioni assume un valore leggermente diverso?
E se da domani gli organi di informazione mettessero in prima pagina, invece dei soliti casi eclatanti e di effetto emotivo ma statisticamente irrilevanti, le notizie e i numeri che vi elenco di seguito, cambierebbe la nostra percezione della realtà? Ci preoccuperemmo per una buona volta dei veri problemi?

Leggete e fatemi sapere.

  • 40.000 morti all’anno in Italia a causa di reazioni avverse ai farmaci.
    Secondo Federanziani, in Italia sarebbero circa 40.000 morti l’anno, 1.752.000 le giornate di degenza legate alle reazioni avverse ai farmaci con un costo in più per la collettività nell’ordine dei 10 miliardi di euro.
  • Incidenti domestici: ogni anno 4,5 milioni di casi, di cui 8mila mortali.
    I pericoli più temuti sono le fughe di gas, gli incendi e le perdite d’acqua ma l’incidente più frequente è la caduta
  • 9 milioni di Italiani hanno annualmente rapporti con prostitute.
    (Su circa 25 milioni di cittadini maschi tra i 16 e gli 80 anni) 9 milioni sono gli abitanti della Svezia che, di contro, ha praticamente eliminato la prostituzione rendendo giuridicamente il rapporto a pagamento una violenza personale e quindi reato e rendendo pubblici i trasgressori. Il problema vero sono le prostitute o i clienti che alimentano questo assurdo mercato?
  • L’Italia è il Paese che ha più poveri in Europa – più di 10 milioni di persone.
    L’Istat ha pubblicato i risultati di una indagine dalla quale risulta che il 20,6 per cento degli italiani, uno su cinque, sono a rischio di povertà: non ancora davvero poveri, ma corrono il pericolo di diventarlo da un momento all’altro. In situazione di povertà assoluta si trovavano in Italia 4 milioni e 742 mila persone
  • Il 70 per cento degli Italiani è analfabeta (legge, guarda, ascolta, ma non capisce).
    è un titolo riduttivo rispetto alla realtà, che avvicina la cifra autentica all’80 per cento. E questo vuol dire che tra la gente che abbiamo attorno a noi, al caffè, negli uffici, nella metropolitana, nel bar, nel negozio sotto casa, più di 3 di loro su 4 sono analfabeti: sembrano “normali” anch’essi, discutono con noi, fanno il loro lavoro, parlano di politica e di sport, sbrigano le loro faccende senza apparenti difficoltà, non li distinguiamo con alcuna evidenza da quell’unico di loro che non è analfabeta, e però sono “diversi”.  Qual è questa loro diversità? Che sono incapaci di ricostruire ciò che hanno appena ascoltato, o letto, o guardato in tv e sul computer. Sono incapaci!
  • Ogni anno in Italia muoiono circa 40.000 persone a causa dell’alcol.
    Per cirrosi epatica, tumori, infarti del miocardio, suicidi, omicidi, incidenti stradali e per incidenti in ambienti lavorativi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che i relativi costi sanitari e sociali equivalgono a circa il 2-5 percento del PIL nazionale.

Per oggi mi fermo qui … buon calcolo!

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