Anni fa Pier Paolo Pasolini scrisse un articolo profetico sul Corriere della Sera; un’analisi su vecchi e nuovi fascismi e fece sua una metafora profonda e drammatica: la scomparsa delle lucciole!

“[…]Nei primi Anni Sessanta, scriveva lo scrittore-regista, a causa dell’inquinamento dell’aria, e, soprattutto, in campagna, a causa dell’inquinamento dell’acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti) le lucciole non c’erano più. -Sono ora un ricordo, abbastanza straziante, del passato: e un uomo anziano che abbia un tale ricordo, non può riconoscere nei nuovi giovani se stesso giovane, e dunque non può più avere i bei rimpianti di una volta.-[…]

Il nodo della sua argomentazione, leggendo l’intero articolo, era evidentemente socio-politico, ma quella metafora sulle lucciole assume oggi significati ancora più sconvolgenti: a distanza di cinquant’anni rischiamo di dover annotare anche la scomparse delle api, e con esse, la fine dell’umanità!

Assurdo? Meno di quanto si possa pensare, visto che lo stesso Einstein ne coglieva la profonda verità scientifica:
“Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, – affermava il gigante della Relatività – all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita.”

Ogni giorno ci dibattiamo tra problemi e ansie di ogni genere, pensiamo al lavoro, alla formazione del nuovo Governo, ci preoccupiamo per il nuovo test nucleare e della rata del mutuo, siamo in ansia perle unioni civili, il crollo della Borsa di Tokyo e i bulli a scuola … ma non dedichiamo un pensiero al complesso e sottile equilibrio della nostra esistenza, ai presupposti stessi dell’esistere.

Qualche numero per uscire dall’intorpidimento del “vivere” oggi:

Delle 100 colture che costituiscono il 90% della produzione mondiale di cibo, ben 71 sono legate al lavoro di impollinazione delle api. Per avere un’idea dell’impatto delle api sulle nostre tavole basta pensare che, solo in Europa, ben 4 mila diverse colture crescono grazie alle api!

Loro malgrado lo stanno capendo bene i cinesi che, in alcune zone del loro Stato, sono costretti ad impollinare manualmente gli alberi da frutta perché l’uso indiscriminato di pesticidi ha sterminato le api. Lo stesso dramma si inizia a viverlo in Inghilterra e negli Stati Uniti e la peste sta dilagando.

Per fortuna l’Europa, pur con colpevole ritardo, proprio in questi giorni ha vietato i pesticidi neonicotinoidi, pericolosi per le api e gli insetti impollinatori; un passo importante per salvaguardare la stessa esistenza dell’uomo, ma occorre che si acquisisca sempre più coscienza del nostro profondo e vitale legame con la natura.

Un solo alveare contiene fino a 50.000 insetti; in Europa ci sono miliardi di api e ogni volta che un’ape esce dall’alveare, impollina un centinaio di fiori: un vero e proprio lavoro che produce, solo nella UE, miliardi di euro, ma soprattutto sostiene il ciclo della vita.

La vita delle api operaie dura mediamente 30/40 giorni. In questo periodo ogni ape ricopre tutti i ruoli che all’interno e all’esterno dell’arnia sono necessari. La divisione del lavoro segue un ordine prestabilito dalla funzionalità di diverse ghiandole: nei suoi primi 20 giorni di vita resta all’interno dell’alveare, nei rimanenti 10/20 giorni diventa ape bottinatrice che spingendosi anche a 5/6 chilometri di distanza dall’arnia, raccoglie il nettare e il polline dei fiori o le sostanze resinose delle piante.

In una colonia di medie dimensioni vivono circa 50/60 mila individui, dei quali circa un terzo esce quotidianamente per raccogliere nettare e polline, con una frequenza giornaliera di 15/20 viaggi durante ognuno dei quali sono visitati 30/50 fiori. Fatti i dovuti conti, per una sola colonia, in un giorno siamo già ad un ordine di grandezza di milioni di fiori visitati al giorno.

22.700 sono le api richieste per un singolo barattolo di miele!

Un numero così suona impressionante, e una singola colonia di api non produce un solo barattolo di miele. In un anno, ma un quantitativo che oscilla tra i 30 e gli 80 kg; la regina da’ vita a circa 100/200,000 api che passeranno fra i 10 e i 20 giorni a raccogliere nettare per permettere al mondo di esistere.

Ecco, da domani, ogni qualvolta intingeremo un cucchiaino nel nostro barattolo di miele ricordiamoci di questi numeri, del meraviglioso mondo che instancabilmente lavora, giorno dopo giorno per tutti noi, e tra i riflessi dorati del prezioso nettare sforziamoci di vedere, monito per il nostro futuro, i tenui riverberi delle lucciole di Pasolini che ormai non luccicano più …

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