In attesa delle prossime mosse del Teatro Regio – la cosiddetta “trilogia Mozart-Da Ponte” che concluderà l’attuale stagione, e, soprattutto, il 18 giugno, la presentazione del prossimo cartellone, che rivelerà qualcosa sui progetti della nuova dirigenza – gli appassionati d’opera torinesi hanno potuto dirottarsi nelle sale da concerto cittadine, che, nelle ultime serate primaverili, hanno offerto e continuano a offrire proposte forse più stuzzicanti per il melomane che per gli appassionati di sinfonismo.

Il 30 maggio la stagione dell’Associazione Lingotto Musica si è conclusa con l’attesissimo debutto di Riccardo Muti nell’auditorium «Giovanni Agnelli». Il maestro napoletano, celebre soprattutto come direttore d’opera, era alla guida dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, da lui fondata nel 2004 per perfezionare eccellenti strumentisti under 30, che solitamente, al momento di lasciare l’orchestra, vincono i concorsi nelle più prestigiose formazioni europee.
Ascoltare dal vivo questi giovani permette di ammirare la qualità raggiunta dai migliori allievi dei nostri conservatori, che hanno scelto di dedicare con impegno e passione la propria esistenza alla musica. Il programma della serata non prevedeva la presenza di voci, ma era talmente intriso di teatro musicale che lo si sarebbe potuto intitolare “il sinfonismo nell’opera italiana”: infatti la prima metà vedeva succedersi una serie di intermezzi da titoli d’opera fin de siècle (Cavalleria rusticana, Pagliacci, Manon Lescaut, Fedora) alternati a due pagine strumentali di Catalani e di Martucci; la seconda parte, facendo un passo indietro nel tempo, presentava i ballabili e la sinfonia dai Vespri siciliani di Verdi. Proporre queste pagine in sala da concerto è un’iniziativa assai opportuna, per valorizzare un lato spesso ingiustamente trascurato della musica italiana dell’Ottocento, che, sia pure concentrata sul melodramma, non trascurava di dar vita – nel melodramma stesso o in forme autonome – a pregevoli pagine sinfoniche. L’Associazione Lingotto Musica ha anche presentato la propria stagione 2018/2019, che vede alternarsi sul palcoscenico importanti orchestre europee, e avrà il suo culmine il 2 maggio venturo, quando, per celebrare i 25 anni di attività associativa, saranno a Torino i Berliner Philharmoniker, diretti da Daniel Harding, per una serata che, ancora una volta, avrà protagonista il teatro musicale, con pagine sinfoniche da opere di Wagner, Berlioz e Debussy.Anche l’Orchestra Sinfonica Nazionale RAI ha lasciato spazio al teatro d’opera nella programmazione di questi mesi primaverili.
 
Il 24 e 26 maggio è stato eseguito in forma di concerto (cioè senza scene e costumi), sotto la curata direzione di James Conlon, Der fliegende Hollander (L’olandese volante) di Wagner, titolo col quale il compositore tedesco iniziò a delineare le caratteristiche del proprio teatro musicale. La recita del 24 maggio è stata in tutto pregevole, e ha avuto elementi di eccellenza nelle interpretazioni del soprano Amber Wagner (si potrebbe dire: un nome, un destino) e del basso Kristinn Sigmundsson. Se il secondo ha sostenuto il ruolo di Daland con la tecnica accumulata in una pluridecennale carriera, la prima ha sfoggiato uno strumento ricco di colori, di volume e di accento, anche nelle porzioni più estreme del registro, che promette ulteriori spazi di perfezionamento nel repertorio lirico-drammatico.
 
Il “festival di primavera”, nel mese di giugno, è invece interamente dedicato a un operista che, rispetto a Wagner, rappresenta forse la figura più antitetica che si possa immaginare: Gioachino Rossini, del quale si celebra quest’anno il centocinquantenario dalla morte (si veda il box degli appuntamenti per ulteriori dettagli). Quale spazio avrà l’opera nella prossima stagione RAI, invece, non si è ancora potuto scrivere, dal momento che la presentazione è stata successiva alla chiusura del nostro numero; lo potete però scoprire voi, cari lettori, con una rapidissima ricerca sul web. 

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