Settembre, finiscono le vacanze e riparte l’anno scolastico. E per molte famiglie italiane, la maggioranza, ricomincia la via crucis: libri, zaini, diari, materiale didattico, prescuola, postscuola, contributi di vario genere… Per mantenere i propri figli a scuola nel Bel Paese, ci vanno redditi niente male, altrimenti bisogna ricorrere a prestiti.

Dopo il salasso rappresentato dalle rette dell’asilo nido (ammesso che si trovi posto!), nelle scuole materne (pubbliche o convenzionate) si respira un po’. Anche nelle primarie tutto sommato si sopravvive, con diversi Comuni, tra cui Caselle, che cercano di mitigare i costi con stanziamenti  -ad esempio per i libri di testo- e fasce ISEE. Ma quando si approda alle secondarie di primo grado comincia la follia, con diverse centinaia di euro da spendere tra libri, materiale e soggiorni-studio all’estero e in Italia.

Già perché i libri usati l’anno prima sono, spesso e volentieri, inutilizzabili l’anno dopo perché le case editrici cambiano qualche paginetta ed addio possibilità di venderli, regalarli o prestarli… Per non parlare poi di quando si passa alle secondarie di secondo grado: c’è da svenarsi, sperando oltretutto che i nostri figli abbiano azzeccato il percorso giusto, ma questo è tutt’un altro discorso.

Ovvio che la colpa di tutto questo dispendio di denaro non è della singola scuola che frequentano i nostri studenti e che abbiamo frequentato anche noi in tempi più o meno lontani, ma del “sistema scuola” italiano e del Ministero/Governo sicuramente sì!  All’articolo 34 della nostra tanto bistrattata, e assai poco applicata, Costituzione della Repubblica Italiana si stabilisce che: “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”. Obbligatoria e gratuita… Davvero? E perché si debbono spendere tutti questi soldi allora? I capaci e meritevoli hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. Sarà.

Non tocchiamo il capitolo università e numeri chiusi: si sta tornando, pian piano, ad un’università appannaggio dei ceti sociali più elevati o quasi. Perché l’Italia non investe sui propri figli non si riesce davvero a capirlo: altri Paesi europei considerano un nuovo nato come un dono prezioso da tutelare ed aiutare (così dovrebbe essere…), da noi è un costo che si devono smazzare i genitori: hai voluto un figlio e adesso sono cavoli tuoi! Anche se spesso, ad onor del vero, noi genitori pretendiamo che la scuola surroghi le nostre mancanze genitoriali: “mio figlio fa il tempo pieno e gli date anche i compiti a casa e per il weekend” è la classica lamentela verso chi pretendiamo che, oltre ad essere insegnante, sia anche papà, mamma, zia/o e nonno/a verso i nostri figli. Ora, trovo davvero ingiusto e scorretto che si pretenda che la scuola ci sostituisca nelle nostre mancanze genitoriali, ma che sia davvero gratuita ed aperta a tutti quello sì, dovremo continuare a pretenderlo dai nostri politici.

 

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