Li Cunti di VittorioLui è già lì, sul binario giusto. Bello, lucente, con il muso affusolato e lungo. L’aspetto è minaccioso e tecnologico, al solo sguardo fa capire quale è la sua caratteristica più importante: la velocità.
Può sfrecciare a più di 400 km orari. Durante il viaggio, comunque, non può superare più di 300 km orari per motivi di sicurezza. In ogni caso va veloce come una Formula Uno.
Il colore rosso a strisce bianche accentua l’aria aggressiva di chi è pronto a scatenare la sua mostruosa potenza. Anche la sigla contribuisce a questa sensazione: ETR 1000.
In realtà su questi treni si viaggia comodissimi e rilassati: roba da signori.
Arriviamo in stazione un’ora prima della partenza. Vecchia abitudine dei bei tempi andati: arrivare prima significava non dover viaggiare fino a Napoli in piedi. Una vera tortura.
Rapidamente troviamo i nostri posti e ci accomodiamo.
Osserviamo i compagni di viaggio. E’ Agosto, tempo di ferie (vacanze è un termine sgradevole), tutti hanno l’aria rilassata e spensierata. C’è una famiglia con tre bimbi, sono eccitatissimi: già pregustano il mare.

Il clima vacanziero predispone tutti al buonumore e allegria.
D’improvviso, in fondo al vagone appare una bella ragazza: alta, spalle larghe e forti, gambe forti e ben tornite. Si accomoda proprio vicino a noi. Viaggeremo insieme. Sistema il borsone, su c’è scritto: Federazione Nazionale Canottaggio. Un’atleta, dunque.

Si familiarizza in fretta. Si chiama Francesca, fa parte della nazionale di canottaggio. Assieme ad una amica, che deve ancora arrivare, vanno a Piediluco, in provincia di Terni, li c’è il centro nazionale federale di canottaggio. Saranno impegnate per le prossime selezioni in vista delle gare internazionali autunnali.

Manca poco alla partenza.
“Ecco la mia amica”, dice Francesca “ si chiama Laura”. Ed aggiunge: “Agli ultimi campionati mondiali, a giugno, ha vinto la medaglia d’oro nel “due senza” a Poznan in Polonia. Davanti alla Germania e l’Inghilterra”.

  • Cccome?! La medaglia d’oro? Wow, accidenti! -, esclamo con entusiasmo. La festeggiamo facendole i complimenti.

Evidentemente ho espresso il mio entusiasmo a voce troppo alta: tutti si girano sorridenti. Un ragazzo si avvicina e con timidezza si congratula con lei.

E’ una ragazza minuta ma forte. Mi sarei aspettato una ragazza alta e ben piantata come l’amica, visto che il canottaggio è sport che richiede notevoli sforzi. Mi spiegano che nel canottaggio, come nella boxe ci sono varie categorie in base al peso. Laura è un “peso leggero”.
Ci raccontano dei sacrifici che devono fare. Il canottaggio è uno sport affascinante ma povero. Il mondo dorato del calcio professionistico è lontano. I rimborsi sono ridotti all’osso.
Parlano con entusiasmo degli allenamenti sul Po, in quel bacino nella zona del Valentino. Delle difficoltà per far coincidere gli orari tra scuola e pratica sportiva.

Laura studia al Politecnico da ingegnere meccanico, Francesca vuole diventare storica dell’arte.
Sono ragazze con la testa sul collo, sanno benissimo che devono pensare al loro futuro lavorativo.
Scopriamo un sacco di aspetti affascinanti di uno sport nobile ed antico. Dello spirito di gruppo, del clima di amicizia e fratellanza che si respira, non solo nelle loro squadre, ma anche nei raduni nazionali e internazionali: nel loro mondo  barriere non c’è ne sono.

Inevitabilmente il discorso scivola verso il ricordo di quelli che sono un autentico mito Italiano: I “Fratelloni Abbagnale”, ed anche del timoniere Peppiniello Di Capua.

Gli Abbagnale sono originari proprio della nostra zona natia, tra Castellammare e Pompei. Mia moglie li conobbe ai tempi degli studi da ragioniera. Questo facilita il discorso. Le ragazze vogliono sapere come e dove si allenavano. Anche in quel caso, dietro al loro successo c’erano molti sacrifici: al mattino presto, ma davvero presto, il lavoro nei campi di famiglia a Pompei e poi via a Castellammare ad allenarsi nel porto. Un luogo assolutamente inadatto al canottaggio per via del traffico dei traghetti: ma quello passava il convento. Ovviamente c’erano anche gli studi.

Insieme, su Youtube, rivediamo, io per l’ennesima volta, l’entusiasmante finale del 25 Settembre del 1988 alle olimpiadi di Seul. Telecronista “Bisteccone Galeazzi”. Seguiamo con nostalgia la travolgente gara commentata da un sempre più trascinante e travolgente Bisteccone, a mano a mano che la gara procede.

Gli Abbagnale non furono solo dei grandissimi atleti. Ma anche persone dalla moralità e comportamenti ineccepibili.
Basti pensare al comportamento irreprensibile di Giuseppe, presidente della federazione, quando un suo figlio fu protagonista di uno spiacevole episodio di doping.

Francesca e Laura sono due ragazze solari, ma con i piedi ben piantati per terra. Sanno benissimo che nella storia della vita sono necessari sacrifici e consapevolezza.
Le nostre ragazze non sono un’eccezione. La maggior parte dei giovani sono pieni di entusiasmo e di sogni. Sopportano in silenzio un mondo che sta condannando, molti di loro, all’emarginazione.
Questo non li abbatte. Sanno bene che sono indispensabili. Diciamo le cose come stanno: le leve del potere sono in mano a pochi potenti detentori dell’economia e, per la maggior parte, sono tutti adulti o anziani. Abbarbicati al potere come sanguisughe.

La speranza sono i giovani.
Francesca e Laura rappresentano bene le giovani generazioni che affollano l’Erasmus, che viaggiano, studiano e parlano più lingue. Se, oggi, c’è in corso un processo di rivitalizzazione delle campagne e degli antichi borghi è merito loro. Spesso dopo una vita di studi e sacrifici sono costretti ad emigrare. Essi non hanno colpe in ciò. E’ una sconfitta per il paese: bruciante.

Durante il viaggio parlano dei prossimi allenamenti, delle selezioni da superare, del valore delle avversarie  più temibili. Ma sempre con rispetto. Naturalmente nel loro parlare sono presenti anche i sogni tipici delle ragazze della loro età.
Dopo un rapido e sincero saluto scendono a Roma. Piediluco le attende.
A noi rimane il dolce sapore di un bel incontro con giovani motivati ed entusiasti. Cose che ti ricaricano.

Ho pensato che questi  incontri vadano condivisi nella loro essenzialità: senza enfasi. Io ho vissuto molte esperienze a contatto con ragazzi e giovani: al Calcio Caselle, alla Don Bosco, ed anche ultimamente con alcune classi delle medie. La sensazione è sempre la stessa: il giudizio oggi prevalente è ingiusto e sbagliato. Io sto dalla loro parte.

Io ed Annamaria siamo convinti: non tutto è perduto.

Vittorio Mosca

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