Da sempre uomo di montagna (almeno così credo …), da tempo ero inaspettatamente attratto dall’idea di proporre ai ragazzi della mia scuola l’opportunità di vivere l’emozione di scivolare sulle onde del mare su una barca a vela.

Nuotatore ben scarso, con il dubbio perenne del mal di mare, ero stato come ipnotizzato dalle immagini della Coppa America di vela; da Azzurra a Mascalzone latino, passando per Luna Rossa, mi erano rimaste impresse indelebili negli occhi le vele al vento, le strambate, le fughe di bolina, Paul Cayardal timone del Moro di Venezia …

E fu così che lo scorso anno riuscii a quadrare il cerchio e a progettare la settimana “azzurra” grazie all’associazione velistica Oxygenesail in quel di Cala Galera, nel paradiso dell’Argentario e dell’arcipelago toscano.
Trenta ragazzi, due insegnanti, otto skipper istruttori e quattro bellissime barche a vela!
Un quadro perfetto, un sogno che si realizzava … o almeno così credevo.
In realtà si stava realizzando una profonda lezione di vita, per tutti noi.

Le previsioni per quei giorni sembravano perfette: sole e alta pressione … per un uomo di montagna erano il connubio perfetto… ma non avevamo calcolato il vento …

Per i primi due giorni le barche ballavano persino ancorate alla banchina del porto … e non era il caso di verificare la forza del grecale al largo … quindi prima grande lezione:

  • Sul mare non siamo certo noi a comandare, decide sua maestà il tempo atmosferico e abbiamo immediatamente accettato umilmente la disponibilità ad adeguare le nostre necessità alla realtà contingente: lezioni di navigazione, gare di nodi, passeggiata alla scoperta della laguna di Orbetello, rispetto delle “comande” di bordo, convivialità di equipaggio. Due giorni diversi dalle aspettative, ma comunque belli e intensi.

A quel punto, un breve reflusso dei venti ci prospettava una terza giornata all’insegna della regata. Il mare non era certo clemente, ma la flotta prendeva finalmente il largo. Tre ore di navigazione, a dir poco impregnative, ma il programma, bontà di sua maestà il tempo, prendeva ancora una nuova inaspettata piega: niente isola di Giannutri, come da progetto, e rientro anticipato in porto. Seconda lezione:

  • La vita di mare è volubile e piena di sorprese; il bello è viverle per come arrivano, arricchendosi comunque. Tutti abbiamo capito per esempio, in quelle prime tre ore di vela, che governare le vele è fatica fisica, concentrazione e grandissima condivisione da parte di tutto l’equipaggio. Senza sacrificio è meglio restare in porto. Io, poi, ho scoperto definitivamente di non patire il mal di mare e di sera, disteso sulla cuccetta, ero a dir poco felice …

Nei tre giorni conclusivi, però, mare, cielo e vento ci hanno accompagnati come fedeli compagni e nelle acque tra l’isola di Giannutri e l’isola del Giglio abbiamo iniziato a comprendere la poetica della barca a vela, la sua armonia, il suo linguaggio: orzare, poggiare, andare di bolina, cazzare, lascare … in un crescendo adrenalinico. E arrivò così anche la terza lezione:

  • In barca, piaccia o non piaccia, si deve collaborare, tutti! Ognuno ha il proprio ruolo ed è fondamentale per poter navigare. Si possono avere idee diverse, diverse aspettative, ma se vogliamo raggiungere la meta ogni singolo gesto risulta vitale. Sulle barche non ci sono remi, ma l’espressione più pertinente sarebbe proprio: “Tutti devono remare dalla stessa parte!”. Ci siamo conosciuti, capiti, e aiutarci a vicenda è diventato naturale, esistenziale.

Quando siamo scesi per l’ultima volta dalle nostre imbarcazioni, giovani e diversamente giovani, eravamo diversi dal giorno d’arrivo. Sicuramente meno intransigenti e decisamente meno vincolati a rigide e aride programmazioni. Il nostro rapporto con il tempo atmosferico non era più astioso ed eravamo in grado, almeno un pochino, a valorizzare gli imprevisti. Di certo avevamo toccato con mano l’assoluta verità che per raggiungere una meta, lontana o più o meno complessa, occorre sacrificio, dedizione e fattiva collaborazione, sapendo che chi ti sta accanto e condivide con te questa esperienza sta realizzando insieme a te lo stesso, identico sogno.

E non è poco …

Buon vento a tutti!

Ps: Pensavo se non fosse il caso di organizzare corsi di vela, obbligatori, anche per tutti i nostri rappresentanti in Parlamento, i funzionari statali, gli amministratori … insomma, tutti coloro che “governano” la “barca nazionale” , in maggioranza o all’opposizione…
Ognuno di loro deve capire che la meta è unica, per tutti coloro che vi sono imbarcati, e che occorre sempre, obbligatoriamente, “remare” tutti per un bene comune, a prescindere da chi toglie gli ormeggi, cazzi le vele o sia al timone. Certo, si possono cambiare strategie di navigazione, cogliere venti diversi, ma la barca deve continuare a veleggiare e, soprattutto, restare a galla …

Il mare ha molto da insegnare.

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