una spremuta diMi ricordo che anni fa … mica tanti, nel mio paesello vi era una persona che qualcuno chiamava spazzino, qualcun altro con più eleganza, netturbino, che tutti i santi giorni, ma proprio tutti, passava per le strade con ramazza e bidone, e raccoglieva, metodico, quasi in modo maniacale, sporcizia tra strada e marciapiede, ciondolando serafico tra chi correva a prendere il treno, chi portava i bimbi a scuola e chi trotterellava a far la spesa. Mi sembra di ricordare che le strade del paesello fossero decorosamente pulite …

Mi ricordo, anche, che, sempre su quei marciapiedi e su e giù per le vie del medesimo paesello, non potevi fare a meno di incrociare quell’altro personaggio della quotidianità, con tanto di divisa blu scuro e cappello d’ordinanza e che tutti chiamavamo “civich”o più semplicemente con il suo nome di battesimo o con un soprannome che richiamava il cognome.

Era il Vigile, il tutore dell’ordine cittadino, severo al punto giusto, tanto da darti la sacrosanta multa se parcheggiavi in sosta vietata o se ti beccava a pedalare sulla bicicletta tra i banchi del mercato, ma amico al punto giusto nel richiamarti all’ordine bonariamente per qualche scappatella, o nel darti una mano, un consiglio o una semplice informazione.

Era una presenza costante e riservata ma che dava tanta tranquillità e assicurava ordine e rispetto delle norme: “Madamin, ca varda che ‘l marciapè davanti al so negosi a l’è sporc …as ricorda che  ai toca a chila pulidelu …?” (Signora, guardi che il marciapiede davanti al suo negozio è sporco … si ricorda  che tocca a lei pulirlo…?)

La cosa buffa era che al tempo quando dicevi “Vigile” indicavi un individuo, con “Vigili” intendevi da due in su … oggi su ogni singolo cappello campeggia il plurale “Polizia municipale” … ma fatichi a trovarne uno …

Mi ricordo, poi, che i cellulari, o simil ricetrasmittenti, li vedevo solo nei film di Star Trek, ma non avevo certo il problema per far sapere ai miei dove mi trovavo durante le mie uscite pomeridiane… Ad ogni angolo delle vie o sulla soglia di porte e portoni stanziavano, dall’alba la tramonto, nonne e zie del paesello, accoccolate su sedie e sgabelli a ciacolar allegramente. Si raccontavano le cose più belle e interessanti, ma ai loro occhi attenti nulla sfuggiva e soprattutto ogni spostamento dei marmocchi del paesello era registrato nelle loro ciber-memorie. Erano dei falchi e con il passa parola si comunicava tutto e ovunque.

Alcuni mesi fa girava su whatsapp una foto di alcune signore d’età  “matura” appollaiate su un balcone con sguardo fermo sulla piazza sottostante e sotto campeggiava la scritta “Sistema di video sorveglianza vintage, senza fili … occasione!”, ecco, più o meno nel mio paesello era così … e funzionava.

Poi c’era il parroco all’oratorio, il bidello o la bidella all’uscita da scuola, il commerciante sulla soglia del negozio … persino il casellante della stazione …

Potremo chiamarlo controllo del territorio, condivisione comunitaria o partecipazione civile, ma funzionava. In quel paesello ti sentivi parte attiva di una comunità e la comunità si sentiva tale: una enorme, complessa, famiglia allargata.

Sono ricordi e come tali li teniamo in saccoccia, tra un pizzico di nostalgia e di rimpianto, ma forse non guasterebbe dedicare a loro qualche riflessione per immaginare un presente meno freddo, impersonale e soprattutto votato all’individualismo più arido ed egoista che si possa immaginare.

“…Mi ricordo montagne verdi, e le corse di una bambina, con l’amico mio più sincero, un coniglio dal muso nero …”

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